Citazione di: FatDanny il 30 Apr 2025, 06:32
La rosa dei valori li ha. Senza di essi non avremmo visto i risultati dei primi mesi. Mi sembra abbastanza logico.
Dovuti certamente ad uno stratosferico tavares, ma anche ad una resa più generale.
Il problema è il calcio non posizionale basato tutto sull'intensità, su cui pur rispettando la sua opinione sono radicalmente in disaccordo con ranocchio.
Non è idoneo ad una squadra del nostro livello sotto vari punti di vista:
- come dice Achab perché le partite sono molte di più rispetto alle squadre che devono salvarsi
- perché abbiamo bisogno di una costanza nel rendimento, che consenta di raggiungere traguardi prefissati, non basta né il picco per mettere punti in cascina né l'andamento discontinuo Che comunque ti garantisce la salvezza tranquilla
- perche ci sono partite topiche, che necessitano di una preparazione più curata, in cui la base per far male è non prenderle (derby e turni di coppa a eliminazione diretta)
- perché ci sono scontri diretti che non possono essere affrontati col piglio del "se riesco nella partita corsara bene, sennò amen".
Quel dinamismo indisciplinato a qualche pro ma innumerevoli contro. Troppi contro. Che vanno dalla solidità difensiva ad un minimo di riferimento nelle geometrie e nei movimenti, fino alle sicurezze che l'organizzazione da Ai giocatori tecnicamente meno dotati.
Se baroni vuole restare allenatore della Lazio deve un po' snaturarsi.
O evolvere. E questo è il dubbio, come lo era su sarri: ha senso chiedere a baroni di diventare un altro o è preferibile prendere direttamente un altro?
Lettura della situazione in cui mi ritrovo al 100%
Questa stagione ha mostrato, almeno finora, una certa improvvisazione nei momenti chiave da parte di Baroni o, come sinonimo, una mancanza di abitudine a giocare per un tipo di risultati. Probabilmente questa cosa non si nota quando allena una squadra che lotta per fare 40 punti e dove li fa va bene, ma diventa penalizzante se allena una squadra che si trova, nel corso della stagione, a giocare partite che esulano da una visione d'insieme e il cui risultato è importante per se stesso. Tipo, appunto, le partite a eliminazione diretta o il derby. Questo, tralaltro, provoca anche un corto circuito nell'analisi perché se è vero che abbiamo fatto una parte di stagione ad altissimo livello, siamo arrivati abbastanza sulle ginocchia, fisicamente, psicologicamente e moralmente, a giocare le partite che contano. Che abbiamo affrontato, almeno finora, in maniera pessima. Resto convinto che l'andata in Norvegia sia il topos di questa situazione. Inspiegabile la partita della Lazio. Ma allo stesso tempo siamo stati maramaldi (con in campo molte riserve) a Amsterdam contro l'Ajax che si avvia a rivincere lo scudetto olandese, a Napoli, a Bergamo, a Milano contro il Milan dove non abbiamo vinto neanche quando avevamo Vieri, Nesta, Veron e Salas. Poi andiamo in un campetto sintetico a Bodo e non riusciamo a chiudere un passaggio neanche fossimo a un torneo di dopolavoristi dell'Atac. E, in fondo, per chiudere il paradosso, siamo ancora in corso per arrivare in champion's.
Ovviamente il risultato finale sarà dirimente, per decidere il destino dell'allenatore. Ma è stata una stagione di montagne russe emozionali che non sappiamo se finisce bene.