Fuori dall'Europa e con una campagna acquisti bocciata dal campo.
Un allenatore parso brillante e travolto da un'involuzione che non ha saputo gestire.
Una rosa che pareva lunga e adeguata al triplo impegno che si è ridotta al lumicino per inaffidabilità di molti.
Un gruppo titolare che non è stato rinforzato, dopo uno sforzo di rinnovamento portato avanti con fatica e che è costato la fine del rapporto con Tare e con Sarri.
Una tifoseria che detesta il presidente e invoca un cambiamento di prospettiva impossibile con questo presidente.
Un presidente che a cambiare non ci pensa nemmeno, immune da ogni influenza esterna, sempre convinto di aver allestito squadre da primato affidate ad allenatori che amano lamentarsi.
Io cerco di capire il presente ma non ci capisco niente. Assisto come notaio in una posizione neutrale in questa guerra civile tifosa, in cui chi contesta pensa di essere migliore di chi non lo fa, come se non ci fosse la comune speranza in una squadra vincente, che regala soddisfazioni. Come se ogni buon risultato non dovesse essere salutato con allegria, per via della cappa di piombo che ci sovrasta e ci obbliga a conformarci a una contestazione senza sbocchi.
La società non è in vendita e non lo sarà fino a quando Lotito non si stancherà, o non sarà più in grado di gestirla per sopraggiunta morte corporale o incapacità di agire. Che prospettive abbiamo?
Che senso ha parlare di rosa, di staff e di scrivanie in questo clima?
Abbiamo masticato e sputato fior di allenatori inchiodati a rose incomplete, insufficienti, penalizzate da un ambiente avvelenato e da un progressivo spostamento delle simpatie di palazzo. Chiaro che senza amici influenti Lotito perde posizioni, forse il tramonto berlusconiano ha tolto agganci politici, forse la voglia di mettere le mani su Lega e Figc con atteggiamenti padronali e moralistici, chissà. Siamo una nave che naviga sola in acque pericolose, sulla tolda un nocchiero che ostenta sicurezza ma invecchia visibilmente e non sembra più saldo sul ponte di comando, con le ridicole filippiche ammannite a mò di editoriale al mondo laziale saturo come una spugna che gronda acqua. Ho disdetto l'abbonamento alla rivista ufficiale dieci anni fa per quella prosa ridicolmente pomposa, da ventennio.
Che futuro ci aspetta? Il pessimismo che abbiamo nelle ossa, che prevaleva anche nei tempi della Lazio in cima al mondo, ci fa evocare catastrofi, da sempre. Sarà in grado questa società di rimettersi in riga e fare una squadra dignitosa, che almeno riesca a ritornare in Europa? Le scelte che saranno fatte questa estate, le risorse che saranno messe in campo per impostare la prossima stagione sono d'importanza cruciale. Perché la cairizzazione della Lazio oggi è molto più vicina: mancano i campioni, si riducono gli introiti e si fanno passi indietro importanti sul prato verde.
Ditemi che ne pensate, io tremo.