Il bivio è tale, molto più che in precedenti situazioni, perché nei 21 anni di gestione Lotito il calcio italiano è cambiato parecchio e non è pensabile di fare finta di nulla.
Il percorso di crescita, all'inizio significativo (visto il punto di partenza) si è fisiologicamente rallentato e da un certo punto in poi interrotto, invertendo anzi la direzione. Non tanto perché si sia "abbassata l'asticella" (per parafrasare un'espressione ricorrente) ma perché nel frattempo altre realtà sono parallelamente cresciute, non soltanto dal punto di vista economico ma soprattutto manageriale, in termini di capacità di produrre ricavi e anche sul piano squisitamente tecnico.
Hai voglia a perculare i vari modelli Atalanta-Fiorentina-Torino-Sassuolo-Bologna-Como; alcuni non sono riusciti, altri si sono assestati, ma altri ancora ti hanno raggiunto, messo la freccia e in qualche caso superato, anche ampiamente.
Per competere oggi non basta nemmeno sperare nel "miracolo", che peraltro è comprensibile che non capiti tutti gli anni, ci vorrebbe un'inversione di visione e programmazione che includa senz'altro il piano tecnico ma che non può fermarsi soltanto a quello.