Ritorno qui dove avevo lasciato oltre un anno fa.
Non sarebbe corretto intervenire su argomenti che non conosco per via del mio anno sabbatico.
Totale.
Quando Sarri è arrivato, al netto della qualità o meno del suo gioco, l'ho visto come una luce nel cono d'ombra che il sultano ha posizionato sulla nostra storia.
Per la prima volta arrivava qualcuno nei quadri societari (quindi non mi tirate fuori Klose) con un curriculum ed una professionalità nei confronti della quale il padrone non poteva porsi come insegnante.
Avrebbe dovuto, e per un paio d'anni lo ha fatto, fare il suo lavoro e lasciare al mister il resto.
L'accentramento e la personalizzazione malate del mondo Lazio da sempre impostata dal sultano aveva provocato, almeno in me ma non penso di essere il soo, una vera e propria crisi di identità diffusa.
Questa identità smarrita improvvisamente trovava un appiglio, una luce appunto.
L'identità di Sarri era (ed è ancora, forse) talmente marcata da poter fare entità a se con tutta l'area tecnica, con il campo, che è quello che ogni tifoso ama più di tutto, non i libri contabili.
Almeno dovrebbe essere così.
Poi c'è stato l'alto tradimento.
Il mister si aspettava un'estate dinamica da subito, per sovvertire un po' di gerarchie nei titolari che, al terzo anno, avrebbero fatto sicuramente più fatica.
Anche la squadra, dopo un secondo posto e gli introiti della Champions, si aspettava una società vogliosa di saltare su quel treno.
Invece il Molise ha contato più della Lazio, almeno fino a metà luglio, e quella crepa tra sultanato, Sarri e squadra non si è più rimarginata.
Fossimo stati dei Targaryen il senatore sarebbe già diventato una bruschetta per una cosa del genere...
L'uscita di scena del mister un anno fa è stato un rigore a porta vuota per mettere a posto le cose.
Una Lazio così competitiva era troppo per una persona sola, anche se dorme tre ore a notte.
Per tutelare un asset se ne sacrifica un altro, che quindi va ridimensionato.
Missione compiuta direi, ma questa è un'altra storia.
Se oggi veramente si torna sui propri passi bisogna capire chi sta facendo un passo indietro, o avanti.
E' Sarri che ha ridimensionato la sua identità adattandosi a realtà più modeste?
E' il sultano che si è "spaventato" ed ha intuito che quando si intraprende una strada quella in discesa è sempre più veloce e repentina di quella in salita?
Oppure sono entrambi che hanno limato qualcosa e si incontrano a metà strada?
Se fosse la prima ipotesi spero che il mister si tiri indietro o che il sultano faccia una delle sue sparate per far saltare il tutto.
Un Sarri senza la sua identità si lotitizzerebbe come un Giampaolo qualsiasi e il cono d'ombra diventerebbe "The dark side of the moon"... ma con Albano e Romina.
Se l'oste invece ha capito che rischia di mangiarci solo lui nella trattoria a forza di dire che è sua e se magna quello che dice lui... beh, non ce lo vedo, ma sarebbe molto diverso.
Alla fine di questo mio primo pensiero Laziale dopo oltre un anno, mi auguro che il Sarri che dovesse tornare sia lo stesso di sempre, al netto del gioco e dei risultati, perché ripeto che se qualcuno ha scelto la Lazio pensando che lo standard fosse Cragnotti ha bisogno di aiuto.
Poi l'oste andasse a fa la spesa che alla tavola e ai commensali ce pensa il cuoco.