Una massima importante

Aperto da Absaroke, 31 Lug 2010, 20:40

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Discussione precedente - Discussione successiva

Kim Gordon

*
Lazionetter
* 12.430
Registrato
mejo diec'anni de galera che brunetta pe na sera

Absaroke

*
Lazionetter
* 7.885
Registrato
Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.

Mr. K

*
Lazionetter
* 170
Registrato
FRANÇOIS RABELAIS

Gargantua e Pantagruel


CAPITOLO X.

Ciò che significano i colori bianco e azzurro.


Il bianco dunque significa gioia, sollazzo, letizia e non a torto, ma a buon diritto e a giusto titolo, come potrete accertare se, messe da banda le prevenzioni, vorrete prestare orecchio a ciò che sto per esporvi.

Aristotele dice che supponendo due cose contrarie nella loro specie come bene e male, virtù e vizio, freddo e caldo, bianco e nero, piacere e dolore, gioia e tristezza e via dicendo, se le accoppiate in guisa che il contrario d'una specie s'accordi ragionevolmente col contrario d'un'altra specie, ne consegue che si accordano i due contrari residui. Esempio: Virtù e vizio sono contrari in una specie e bene e male del pari. Se uno dei contrari della prima specie s'accorda con uno della seconda, come virtù e bene (poiché è certo che la virtù è buona) altrettanto faranno i due residui, che sono male e vizio, poiché il vizio è cosa cattiva.

Ammessa questa regola di logica, prendete i due contrari: gioia e tristezza e poi gli altri due: bianco e nero che sono contrari fisicamente. Se è vero che nero significa lutto, a buon diritto bianco significherà gioia.

Questo significato non è istituito per imposizione d'uomini, ma accertato per libero consenso da tutto il mondo, ciò che i filosofi chiamano Jus gentium, diritto universale valevole per ogni contrada.

È noto infatti che tutti i popoli d'ogni nazione e lingua (eccetto gli antichi Siracusani e alcuni Argivi che avevano l'anima di traverso) volendo manifestare per segni esteriori la loro tristezza, mettono abito nero e ogni lutto è significato dal nero. Il detto consentimento universale non è avvenuto senza qualche buon argomento e ragione di natura, che ognuno può comprendere immediatamente da sé senza esser istruito da altri: è ciò che noi chiamiamo diritto naturale.

Nel bianco, per la medesima induzione di natura, tutti vedono gioia, letizia, gaudio, piacere, diletto.

In passato i Traci e i Cretesi segnavano i giorni fortunati e lieti con pietre bianche, i tristi e sfortunati con nere.

La notte non è essa funebre, triste e malinconica? Essa è nera e oscura, per privazione. La luce non rallegra tutta la natura? Ed essa è bianca più di qualsiasi altra cosa. E per provarlo potrei rinviarvi al libro di Lorenzo Valla contro Bartolo; ma la testimonianza evangelica basterà. In Matteo, XVII, è detto che alla trasfigurazione di nostro Signore, vestimenta eius facta sunt alba sicut lux; le sue vesti divennero bianche come la luce. Con quella bianchezza luminosa dava a comprendere ai tre apostoli presenti l'immagine e forma delle gioie eterne poiché dalla luce tutti gli uomini sono rallegrati. Così avete la sentenza di una vecchia che, pur senza più denti in bocca, diceva: Bona lux! E Tobia al cap. V quando perduta la vista, Raffaele lo salutò, rispose: Quale gioia potrò io avere che non veggo punto la luce del cielo? Con lo stesso colore gli angeli testimoniarono la gioia di tutto l'universo alla resurrezione del Salvatore (Ioan. XX) e alla sua ascensione (Act. I). E pur di candidi abbigliamenti San Giovanni Evangelista (Apoc. IV e VII) vide vestiti i fedeli nella celeste Gerusalemme beatificata.

Leggete le antiche istorie greche e romane e troverete che la città di Alba, prima madre di Roma, fu fondata e così chiamata per la scoperta d'una troia bianca.

Troverete che il vincitore dei nemici cui era decretato il trionfo entrava in Roma sopra un carro tirato da cavalli bianchi. Lo stesso chi vi entrava in ovazione: poiché per nessun altro segno e colore poteva esprimersi la gioia della loro entrata, se non col bianco.

Troverete che Pericle, duca degli Ateniesi, volle che passassero la giornata in gioia, godimenti e riposo quelli dei suoi guerrieri ai quali erano toccate fave bianche, mentre quelli altri dovevano combattere. Mille altri esempi e passi potrei citarvi a questo proposito, ma non è qui il luogo.

E mediante questa interpretazione potete risolvere un problema che Alessandro Afrodisiaco ha reputato insolubile: perché il leone, che colle sole sue urla e ruggiti spaventa tutti gli animali, ha timore e riverenza solo del gallo bianco? Perché (come dice Proclo, lib. De sacrificio et Magia) la presenza della virtù del sole che è organo e modello di ogni luce terrestre e siderale, è più simboleggiata e trasfusa nel gallo bianco, tanto pel colore quanto per la sua proprietà e ordine specifico, che nel leone. E Procio aggiunge che furono spesso visti diavoli sotto forma leonina sparire in un attimo alla presenza d'un gallo bianco.

Ed è questa la causa per cui i Galli (cioè i Francesi) detti galli perché sono per natura bianchi come il latte, che i Greci chiamavano gala, portano volentieri piume bianche sui loro berretti. Infatti essi sono per natura allegri, candidi, graziosi e molto amati; e per simbolo e insegna nazionale hanno il fiore più bianco d'ogni altro: il giglio.

Se domandate come la natura c'induce a intendere gioia e letizia nel color bianco; vi rispondo: per cagion d'analogia e di conformità. Poiché secondo Aristotele (Problemi) il bianco esteriormente disgrega e sparge la vista dissolvendo manifestamente gli spiriti visivi e prospettivi. E lo sperimentate quando passate monti coperti di neve, lagnandovi di non poter ben guardare, come scrive Senofonte, essere avvenuto alle sue genti e come Galeno espone ampiamente (libro X, de Usu partium). Parimenti il cuore per gioia straordinaria si disgrega all'interno e patisce manifesta risoluzione di spiriti vitali: la quale può diventar così grande da lasciarlo privo di spiriti, onde la vita sarebbe spenta per pericaria, come dice Galeno (lib. XII method., lib. V de Locis affectis, e lib. II, De symptomaton causis,) e come testimoniano nel tempo andato Marco Tullio (lib. I Quaestio. tuscul.) Verrio, Aristotele, Tito Livio, dopo la battaglia di Canne, Plinio, (lib. VII, cap. XXXII e LIII) A. Gellio, (lib. II, XV) e altri, essere avvenuto a Diagora di Rodi, a Chilone, a Sofocle, a Dionisio tiranno di Sicilia, a Filippide, a Filemone, a Policrata, a Filistione, a M. Juvenzio e ad altri che morirono di gioia. E come dice Avicenna (Canone II e lib. De Viribus Cordis) a proposito dello zafferano il quale, a prenderlo in dose eccessiva, tanto rallegra il cuore da togliergli la vita per risoluzione e dilatazione superflua. E qui vedete Alessandro d'Afrodisia (lib. primo Problematum, cap. XIX). E mi par che basti ché son proceduto avanti in questa materia più che non volessi al principio. A questo punto dunque ammainerò le vele rimettendo il resto al libro esclusivamente a ciò dedicato. Quanto all'azzurro, dirò in una parola che significa certamente cielo, cose celesti, per gli stessi simboli onde il bianco significa gioia e piacere.

Brujita!

*
Lazionetter
* 11.573
Registrato
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la
marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

Pablo Neruda

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Absaroke

*
Lazionetter
* 7.885
Registrato
Ancora il vento dell'est
Freddo schiaffeggia il livido mare
Sollevando nell'aria ciuffi di bianca spuma
Come coriandoli di carnevale.
Onde rabbiose s'avventano sui neri scogli
Frantumandosi con urli e boati,
imbiancando l'aria con alti sbuffi schiumosi.
Un timido sole squarcia qua e là
Le nere nubi gonfie d'acqua
Trasformando il mare in uno
Specchio dorato che presto si dissolve.
Rari gabbiani in cerca di cibo
Volano radente sull'impetuoso mare,
con fatica e destrezza contro il vento
che dispensa raffiche a chi di fronte si erge.
Solitario sto, testimone muto, sulla nera sabbia,
sospeso tra terra e mare, pensando ai dì che furono
e che non mi lasciano mai,
stringendo in una morsa l'animo mio
senza tregua alcuna.
Cerco di lenire l'affanno con illusori miraggi.
Ma la materia spesso predomina,
confondendo l'anima mia.
Compagnia di affinità vo' cercando
E non trovo e se trovo non ho,
dinanzi a me non comprensioni e indifferenza
di conoscere i miei tesori
che condividere vorrei.
Il labirinto mi circonda e l'uscita non trovo,
rassegnarmi non so e così soffro
senza uno straccio che possa
lenire questa infinita sofferenza.   

Absaroke

*
Lazionetter
* 7.885
Registrato
Fuggii la moltitudine
E correvo follemente
Lontano dai fantasmi
Di una società malata.
Alfine la mèta, il nulla nel nulla:
Una stradina, sei case,
tre anime, due cani.

La grande casa in pietra rosa
Mi attendeva vuota e fredda,
a me sembrava il Paradiso.

Dentro non vi era il solito odore di chiuso,
né di camino con brace spenta.
Bella, semplice eppure curata,
articolata, senza corridoi,
vari livelli organizzati,
e c'era tutto, non mancava niente!

Aperte le finestre e porte,
l'aria fresca, non fredda,
pura, odorosa di fragranze
a me sconosciute, entrò,
penetrò, impregnò la magione.
Intorno monti dolci,
arrotondati, morbidi,
ricoperti di alberi
di tutti i colori: in autunno
la natura è generosa
e sazia gli occhi e l'anima.
Una tavolozza che ogni pittore
Desidererebbe dipingere.

Uscii di casa e lasciata la strada rosa di pietre
vagai nell'ampia vallata;
giunsi in un luogo tranquillo
che i rami proteggevano
dal calore del sole.
Lì mi sedetti, in comunione col mio spirito,
in sintonia con la mia solitudine.

Uno spirito assetato
Che vedeva il mondo visibile
Come un miraggio,
e l'invisibile come un'oasi.
La mia mente era oramai fuggita
Dalla prigionia della materia
E vagava nel regno della fantasia.

La Saggezza mi trovò e disse:
Ho udito il lamento del tuo spirito
E sono venuta a consolarti.

Aprimi il tuo cuore
Ed io lo colmerò di luce.
Chiedimi ed io ti mostrerò
La via della verità".

Ed io dissi:"Chi sono io, Saggezza,
perché mi trovo in questo luogo spaventoso?
Che cosa sono queste grandi speranze?
Cos'è questa giovinezza
Che gioca con i miei desideri
E deride le mie aspirazioni,
dimentica dei fatti di ieri,
sprezzante del domani?"   

"Chi è costui che precipita
Con i fiumi della follia
Nel mare delle tenebre?

Saggezza, che cos'è tutto questo?"
Ed ella rispose dicendo:

" Tu creatura umana,
vorresti vedere questo mondo
con gli occhi di un Dio;
e vorresti carpire i segreti dell'aldilà
con la mente degli uomini.

Ma in verità questo è l'apice della follia.
Quella giovinezza che gioca con i desideri
è colei che aprirà la porta del tuo cuore
per farvi entrare la luce".

Gli Dei che sono misericordiosi
Ebbero pietà della mia anima
Che fuggiva dal Karma
al quale non si può mentire:
ogni uomo ha un debito di lacrime
che un giorno dovrà ripagare.

Gli Dei posero le dita delicate
Sulle mie labbra e mi riconsegnarono alla Vita.
La loro voce risuonò
Nel vuoto della mia testa:

"Un attimo dedicato alla Bellezza e all'Amore
È più importante e più prezioso
Di un secolo di gloria
Concesso dal debole al forte."

Il sole calante incendiava il cielo
Ed infiammava i fianchi delle colline
Incredibilmente multicolorati.
Un soffio di vento fresco
Mi risvegliò dall'estasi astrale
Rammentandomi che la via
Del ritorno era lunga e accidentata.

La casa rosa era là, mi attendeva
Per essere abitata e riscaldata.
I ceppi scoppiettanti e odorosi
Riempirono presto il silenzio
E l'aria immota della grande sala.

Il calore morbido e rassicurante
Mi riempì lo spirito e mi rilassò,
il nettare di Bacco scese nel mio corpo.
come un balsamo soave e mi affidò
al mondo di Morfeo per ricrearmi.

-----------------------------------------------------------------------------------------   

 




Absaroke

*
Lazionetter
* 7.885
Registrato
   Lugubre musica da ballo echeggia
   e si diffonde in me ossessiva e forte,
   in mille pezzi l'anima si scheggia,
   Satana irride alla mia malasorte.

   Sfioriscon le mie rose per gli affanni,
   e fugge la mia vita, e la beltà :
   in tale modo io ballo da mill'anni
   da tutta la mia prima eternità.
   

Mr. Mojo

*
Lazionetter
* 13.192
Registrato

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Brujita!

*
Lazionetter
* 11.573
Registrato
Chi sa fare del vuoto la sua testa, della vita la sua colonna vertebrale, e della morte il suo buco del culo? ditemi chi sa fare ciò. e diventeremo amici! (Laozi)
... LOL. Massima espressione della filosofia Taoista.

Mr. Mojo

*
Lazionetter
* 13.192
Registrato

Baldrick

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 8.782
Registrato
Zarate è il Genio, l'Amore, i Prati Fioriti, la Poesia, la Mamma, il Cenone Di Natale Coi Regali, la Domenica Mattina, il Sogno Bagnato, la Pastiera Calda, 42.

Mr. Mojo

*
Lazionetter
* 13.192
Registrato
No...è la pastiera bagnata, la domenica calda, il genio fiorito, il cenone di Mamma

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

bombo

Sostenitore
*****
Lazionetter
* 3.719
Registrato
Perdesti, ridendo, come una regina sciocca, la tua corona di sogni

Juan Ramon Jimenez

Brujita!

*
Lazionetter
* 11.573
Registrato
Si vis pacem para bellum

Brujita!

*
Lazionetter
* 11.573
Registrato
solo sul sangue, viaggia la barca della rivoluzione. (Pasquino)

Absaroke

*
Lazionetter
* 7.885
Registrato
  Nella pioggia appena passata
  giorno distante e città desolata
  di ghiande di colombe colme d'alba.

  Le mie mani puro scoiattolo
  veloci furtive ma pronte
  giorno distante e città desolata.

  Tra la folla sei arrivato
  col tuo chiaro sorriso
  come da un lungo viaggio
  e la pioggia appena passata
  si e' riscaldata sul mio corpo.

  La pioggia di fumo e ocra
  che odora delle tue mani pulite
  calde colombe e il papavero
  aperto arancione del cielo. 

Mr. Mojo

*
Lazionetter
* 13.192
Registrato
e se le corna tue fossero bandiereeeeeeeeee
sarebbe tutti i giorni festa nazionaleeeeeeeee
:pp

Absaroke

*
Lazionetter
* 7.885
Registrato
   Già la terra indossa un abito giallo
   il fogliame va perdendosi
                            nel mare del tempo
   e spoglio ossuto come uno scheletro
   ora l'albero mi fa cenni verso il letto.

   Una crepa si apre tra il rosso primaverile
   e il rosso autunnale, profonda come la morte.

   Noi spiamo i nostri occhi 
   in casa restando pallidi e ciechi.

   Grandi fredde le finestre
   come croci nere nel bosco
   versano brocche colme di luce
   nella stanza, scura di rinuncia. 

Contenuto sponsorizzato
Acquistando tramite questo link contribuisci a sostenere il nostro sito, senza costi aggiuntivi per te.

Absaroke

*
Lazionetter
* 7.885
Registrato
BASSA  MAREA

Sole alto, nebbioso, tiepido, giusto per ricaricare le energie perse.
Mi accarezzano il viso, il sole  e la brezza marina
che dal vicinissimo mare mi porta l'odore  di salsedine.
Il mare è una tavola, sembra immobile se non fosse
Per il lieve sciabordìo  della risacca, davvero minima.
Eppure scrutando l'orizzonte che indistinto tra cielo e mare
Unisce il mondo, sembra respirare, lentamente, profondamente:
Poseidone anch'egli riposa, forse non da cenacolini sforzi,
ma da ire frequenti che di lui fanno il dio folle della follia.
Bassa marea, da Luna assistita, mostra alcune vestigia marine
Che insolitamente accendono curiosità.
Il promontorio caro alla maga Circe è celato da nebbie lievi
Epperò neanche scrutando bene il profilo si intuisce.
Pensieri vaghi ad occhi chiusi galleggiano nella mia testa
Come nubi leggere e bianche sospinte dal zefiro dolce.
Tempo è trascorso non so quanto ma dentro il cranio
Qualcosa bussa lieve ma insistente: le batterie sono cariche,
è ora di andare.
Dove????.......   


Absaroke

*
Lazionetter
* 7.885
Registrato
La festa e' finita, il gallo sta
cantando e hanno ritirato
i dadi, le ballerine
russano, il topi strisciano
nei bicchieri di carta, l'asino é
trattenuto per la coda, la favola é
strisciata via a morire, l'amore é
coperto di polvere, i templi
sono vuoti, l'uccello é volato
dalla gabbia, la gabbia racchiude un
cuore in miniatura che piange, il sogno
ha fatto un tuffo e io sto seduto
guardandomi le mani, guardando
le mie mani vuote
del rumore del momento.

Discussione precedente - Discussione successiva