FRANÇOIS RABELAIS
Gargantua e Pantagruel
CAPITOLO X.
Ciò che significano i colori bianco e azzurro.
Il bianco dunque significa gioia, sollazzo, letizia e non a torto, ma a buon diritto e a giusto titolo, come potrete accertare se, messe da banda le prevenzioni, vorrete prestare orecchio a ciò che sto per esporvi.
Aristotele dice che supponendo due cose contrarie nella loro specie come bene e male, virtù e vizio, freddo e caldo, bianco e nero, piacere e dolore, gioia e tristezza e via dicendo, se le accoppiate in guisa che il contrario d'una specie s'accordi ragionevolmente col contrario d'un'altra specie, ne consegue che si accordano i due contrari residui. Esempio: Virtù e vizio sono contrari in una specie e bene e male del pari. Se uno dei contrari della prima specie s'accorda con uno della seconda, come virtù e bene (poiché è certo che la virtù è buona) altrettanto faranno i due residui, che sono male e vizio, poiché il vizio è cosa cattiva.
Ammessa questa regola di logica, prendete i due contrari: gioia e tristezza e poi gli altri due: bianco e nero che sono contrari fisicamente. Se è vero che nero significa lutto, a buon diritto bianco significherà gioia.
Questo significato non è istituito per imposizione d'uomini, ma accertato per libero consenso da tutto il mondo, ciò che i filosofi chiamano Jus gentium, diritto universale valevole per ogni contrada.
È noto infatti che tutti i popoli d'ogni nazione e lingua (eccetto gli antichi Siracusani e alcuni Argivi che avevano l'anima di traverso) volendo manifestare per segni esteriori la loro tristezza, mettono abito nero e ogni lutto è significato dal nero. Il detto consentimento universale non è avvenuto senza qualche buon argomento e ragione di natura, che ognuno può comprendere immediatamente da sé senza esser istruito da altri: è ciò che noi chiamiamo diritto naturale.
Nel bianco, per la medesima induzione di natura, tutti vedono gioia, letizia, gaudio, piacere, diletto.
In passato i Traci e i Cretesi segnavano i giorni fortunati e lieti con pietre bianche, i tristi e sfortunati con nere.
La notte non è essa funebre, triste e malinconica? Essa è nera e oscura, per privazione. La luce non rallegra tutta la natura? Ed essa è bianca più di qualsiasi altra cosa. E per provarlo potrei rinviarvi al libro di Lorenzo Valla contro Bartolo; ma la testimonianza evangelica basterà. In Matteo, XVII, è detto che alla trasfigurazione di nostro Signore, vestimenta eius facta sunt alba sicut lux; le sue vesti divennero bianche come la luce. Con quella bianchezza luminosa dava a comprendere ai tre apostoli presenti l'immagine e forma delle gioie eterne poiché dalla luce tutti gli uomini sono rallegrati. Così avete la sentenza di una vecchia che, pur senza più denti in bocca, diceva: Bona lux! E Tobia al cap. V quando perduta la vista, Raffaele lo salutò, rispose: Quale gioia potrò io avere che non veggo punto la luce del cielo? Con lo stesso colore gli angeli testimoniarono la gioia di tutto l'universo alla resurrezione del Salvatore (Ioan. XX) e alla sua ascensione (Act. I). E pur di candidi abbigliamenti San Giovanni Evangelista (Apoc. IV e VII) vide vestiti i fedeli nella celeste Gerusalemme beatificata.
Leggete le antiche istorie greche e romane e troverete che la città di Alba, prima madre di Roma, fu fondata e così chiamata per la scoperta d'una troia bianca.
Troverete che il vincitore dei nemici cui era decretato il trionfo entrava in Roma sopra un carro tirato da cavalli bianchi. Lo stesso chi vi entrava in ovazione: poiché per nessun altro segno e colore poteva esprimersi la gioia della loro entrata, se non col bianco.
Troverete che Pericle, duca degli Ateniesi, volle che passassero la giornata in gioia, godimenti e riposo quelli dei suoi guerrieri ai quali erano toccate fave bianche, mentre quelli altri dovevano combattere. Mille altri esempi e passi potrei citarvi a questo proposito, ma non è qui il luogo.
E mediante questa interpretazione potete risolvere un problema che Alessandro Afrodisiaco ha reputato insolubile: perché il leone, che colle sole sue urla e ruggiti spaventa tutti gli animali, ha timore e riverenza solo del gallo bianco? Perché (come dice Proclo, lib. De sacrificio et Magia) la presenza della virtù del sole che è organo e modello di ogni luce terrestre e siderale, è più simboleggiata e trasfusa nel gallo bianco, tanto pel colore quanto per la sua proprietà e ordine specifico, che nel leone. E Procio aggiunge che furono spesso visti diavoli sotto forma leonina sparire in un attimo alla presenza d'un gallo bianco.
Ed è questa la causa per cui i Galli (cioè i Francesi) detti galli perché sono per natura bianchi come il latte, che i Greci chiamavano gala, portano volentieri piume bianche sui loro berretti. Infatti essi sono per natura allegri, candidi, graziosi e molto amati; e per simbolo e insegna nazionale hanno il fiore più bianco d'ogni altro: il giglio.
Se domandate come la natura c'induce a intendere gioia e letizia nel color bianco; vi rispondo: per cagion d'analogia e di conformità. Poiché secondo Aristotele (Problemi) il bianco esteriormente disgrega e sparge la vista dissolvendo manifestamente gli spiriti visivi e prospettivi. E lo sperimentate quando passate monti coperti di neve, lagnandovi di non poter ben guardare, come scrive Senofonte, essere avvenuto alle sue genti e come Galeno espone ampiamente (libro X, de Usu partium). Parimenti il cuore per gioia straordinaria si disgrega all'interno e patisce manifesta risoluzione di spiriti vitali: la quale può diventar così grande da lasciarlo privo di spiriti, onde la vita sarebbe spenta per pericaria, come dice Galeno (lib. XII method., lib. V de Locis affectis, e lib. II, De symptomaton causis,) e come testimoniano nel tempo andato Marco Tullio (lib. I Quaestio. tuscul.) Verrio, Aristotele, Tito Livio, dopo la battaglia di Canne, Plinio, (lib. VII, cap. XXXII e LIII) A. Gellio, (lib. II, XV) e altri, essere avvenuto a Diagora di Rodi, a Chilone, a Sofocle, a Dionisio tiranno di Sicilia, a Filippide, a Filemone, a Policrata, a Filistione, a M. Juvenzio e ad altri che morirono di gioia. E come dice Avicenna (Canone II e lib. De Viribus Cordis) a proposito dello zafferano il quale, a prenderlo in dose eccessiva, tanto rallegra il cuore da togliergli la vita per risoluzione e dilatazione superflua. E qui vedete Alessandro d'Afrodisia (lib. primo Problematum, cap. XIX). E mi par che basti ché son proceduto avanti in questa materia più che non volessi al principio. A questo punto dunque ammainerò le vele rimettendo il resto al libro esclusivamente a ciò dedicato. Quanto all'azzurro, dirò in una parola che significa certamente cielo, cose celesti, per gli stessi simboli onde il bianco significa gioia e piacere.