Sarri e Lazio, aria d'addio a fine stagione. Ecco perché
Il tracollo contro il Como ha riaperto delle ferite in casa biancoceleste. L'ennesimo contrasto dialettico fra tecnico e dirigenza lasciano presagire ad una nuova separazione al termine del campionato
Manca ancora metà campionato, ma fra Maurizio Sarri e la dirigenza la rottura è palese ed evidente. La clamorosa sconfitta contro il Como ha fatto emergere ancora una volta le idee diverse in casa Lazio fra tecnico e presidente e a Formello si respira aria di addio. Ancora una volta.
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Uragano Como
All'Olimpico il Como ha vinto "solo" 3 a 0, grazie a Provedel che, fra l'altro, ha parato pure un rigore a Nico Paz (autore di una doppietta). I ragazzi di Fabregas hanno messo in campo il gioco che tanto piace a Sarri e che l'allenatore toscano non riesce a mettere in pratica in questa sua seconda avventura biancoceleste. Una Lazio scarica e nervosa, senza idee, travolta dall'uragano Como. I nuovi arrivati non hanno inciso, anzi, e il tecnico non è riuscito ad animare una squadra già in crisi dopo un paio di minuti. Un disastro totale che evidenzia la confusione totale e la dissonanza fra le idee dell'allenatore e quelle della dirigenza. E la qualificazione alle coppe europee nella prossima stagione sembra un vero e proprio miraggio.
Il mercato della discordia
A causare tanto malumore ed evidenziare la rottura fra allenatore e società è la questione mercato. In estate il blocco ha sorpreso Sarri, che è rimasto per amore del popolo laziale; a gennaio, la rifondazione attuata dalla dirigenza sta lasciando di sasso il tecnico. Via pezzi pregiati come Guendouzi e Castellanos, dentro Ratkov e Taylor. L'olandese aveva fatto bene a Verona, non col Como (causando anche il rigore sbagliato da Nico Paz), il serbo non ha toccato un pallone.
Proprio sull'ex Salisburgo è nata un'aspra polemica fra tecnico e società, e tanto basta per far capire come le visioni fra allenatore e dirigenza siano distanti. "Ratkov è stato visionato dallo staff tecnico del mister, quella sul fatto di non conoscere il calciatore era solo una battuta, ma noi sappiamo perfettamente che lo conosceva al 100%". È un modo per stimolare il calciatore" - aveva detto il ds Fabiani sull'ormai celebre "Non lo conosco" di Sarri in merito a Ratkov. "A casa mia comando io, chiaro? Non comanda nessuno, gli altri sono dipendenti e sono io quello che decide. Altrimenti non siamo una società, a me delle considerazioni e delle battute di Sarri non interessa" - aveva aggiunto Lotito.
Non si è fatta attendere la replica dell'allenatore: "Non c'è niente di nuovo, il presidente è il proprietario e se dice che il mercato lo fa lui, stop. Ho le spalle larghe, non si può pensare che questo ci faccia perdere le partite. Il mercato è un mix tra esigenze tecniche ed economiche. Il presidente è stato chiaro, io mi sono tirato fuori e basta. Vediamo chi viene e basta, l'importante è che non mi si tiri dentro nelle scelte, che arriva un giocatore e si dice che l'ha voluto Sarri. Il presidente può fare ciò che vuole". Ergo, Ratkov l'ha voluto Lotito.
Il futuro di Sarri
"Arriviamo a fine stagione e poi facciamo delle valutazioni" - ha aggiunto Maurizio Sarri al triplice fischio di Lazio-Como. Parole amare che sanno di nuovo addio del tecnico alla Lazio. Verità nascoste (mercato bloccato in estate), desideri (per il momento) non esauditi – vedi Insigne –, addii pesanti non rimpiazzati secondo le indicazioni dell'allenatore e scontri anche pubblici con comunicati della società che si dissocia dalle dichiarazioni del tecnico, queste sono fra le ragioni di un addio a fine stagione che sembra scritto.
Una stagione nata male e che sta continuando nel peggiore dei modi per la Lazio, distante 9 punti dal sesto posto. E forse era meglio restare col mercato bloccato anche in questa sessione.