Ciao a tutti e ben ritrovati.
Ricomincio a scrivere nel topic mercato perché è mancato terribilmente durante lo shutdown di Lazionet.
Capisco le motivazioni della moderazione (e apprezzo il rinnovato presidio sulle questioni più "calde") ma rimango molto amareggiato per la chiusura coatta del forum. Soprattutto nel momento in cui sarebbe stato possibile usarlo come piattaforma di partecipazione (o perlomeno di analisi) del movimento di protesta che si è generato.
Ma tant'è, prendo atto della scelta e entro nel merito della discussione, ora che si può.
Il mercato di gennaio ci restituisce una Lazio indebolita e, se possibile, ancora più fragile di quella della stentorea prima parte del campionato.
La dico da subito, per sgombrare il campo da equivoci sul mio pensiero: quello che è successo a gennaio è tutto meno che "normale".
Parlare unicamente di soldi incassati e spesi, nonché di stato finanziario e ripianamento dei debiti, non rende la cifra surreale e grottesca del modo in cui è stato affrontato questo periodo, al di là del mero aspetto di mercato. La società non si è solo limitata a vendere i (pochi) elementi di pregio della rosa, ma ha compiuto un vero e proprio salto di qualità - in negativo - nella gestione dei rapporti con i propri tesserati, con l'ambiente e, in ultimo, anche con l'appartenenza alla categoria.
Il depauperamento tecnico e motivazionale, se già da solo sarebbe bastato a infliggere ferite profonde al gruppo squadra, si è accompagnato forse alla peggiore manifestazione di distanza tra la realtà sportiva e la dirigenza che abbia mai visto in una società di serie A.
Una squadra che annaspa in campionato per lacune di organico evidenti sin dall'inizio della stagione, e a cui non solo non vengono dati gli strumenti per colmare quelle lacune, ma vengono addirittura tolti elementi di affidamento per competere, non può essere considerata un progetto sportivo serio.
Non può esserlo dalla squadra, che infatti ha fatto trapelare (chi più e chi meno) insoddisfazione se non insofferenza per lo stato delle cose, con annesse richieste di cessione se non effettive partenze.
Non può esserlo dalla tifoseria, che - aizzata anche da una comunicazione societaria delirante - ha rotto gli indugi per portare in piazza (e fuori dallo stadio) una manifestazione di dissenso tale da destare finalmente l'attenzione anche di chi sta fuori dal mondo Lazio.
E, in ultimo, non può esserlo dalla categoria, in cui includo sia il circo mediatico (che ha cominciato a porre domande scomode che prima non si sarebbero fatte) sia gli operatori di settore, che hanno, di fatto, desertificato i contatti della società costringendola a fare affari di ridottissimo cabotaggio in leghe minori o su profili di scarso appeal.
Le reazioni scomposte della società, che si è ormai rifugiata unicamente nella trincea delle minacce di querela a chicchessia senza tentare nemmeno un accenno di pacificazione, è la cartina di tornasole più limpida dell'isolamento e della ristrettezza di spazio di manovra in cui si è cacciata da sola.
Mi riservo di affrontare in un altro post l'analisi tecnica del mercato fatto per non dilungarmi troppo in questo. Il mio giudizio comunque è incredibilmente negativo e mi auguro davvero che la contestazione prosegua perché a mio modo di vedere si è raggiunto il punto di non ritorno.