La Lazio ha accelerato, negli ultimi giorni, sullo Stadio Flaminio, presentando il suo progetto al Comune e alla stampa. La scelta di evidenziare prima il pubblico interesse e passare soltanto in un secondo momento per la conferenza di servizi è piaciuta poco in Campidoglio, dove ci si aspettava che si procedesse in maniera opposta, come richiesto da Roma Capitale. Come primo interlocutore deve pronunciarsi la Soprintendenza di Stato alle Belle Arti. Ogni altro aspetto è secondario. I biancocelesti non hanno tenuto conto di questo delicato dettaglio.
Il progetto dello Stadio Flaminio è stato illustrato agli interlocutori sbagliati: prima si deve passare per la conferenza di servizi
Secondo quanto riporta Il Messaggero, che sta seguendo da vicino la questione Flaminio, il Campidoglio ha fatto richiesta alla Lazio di ripresentare il progetto secondo la norma definita legge Stadi, e non con il codice dei contratti pubblici rispettato finora, utilizzando lo strumento del partenariato pubblico-privato.
È la stessa procedura che sta seguendo la Roma per lo stadio di Pietralata. Il Comune di Roma Capitale vuole che sia utilizzata prima la conferenza di servizi, e poi il pubblico interesse. La Lazio aveva scelto la soluzione opposta, senza tenere in conto che si sta toccando un bene vincolato dalle Belle Arti. In questi casi occorre interfacciarsi inizialmente con un soggetto diverso dal Comune: deve essere la Soprintendenza di Stato a pronunciarsi per prima.
La notifica della necessità di operare secondo la legge stadi è stata redatta nel corso di una riunione avvenuta venerdì 13 pomeriggio, in Campidoglio. Nella Relazione tecnica generale dell'ambito stadio, si può leggere:
"Nel caso dello Stadio Flaminio e del suo intorno urbano, la Tavola B segnala la presenza di più vincoli paesaggistici sovrapposti, che riflettono la complessità e la rilevanza dell'area". Il primo dei tre è il Vincolo Immobili e aree di notevole interesse pubblico; il secondo il Vincolo fluviale; il terzo è architettonico e testimoniale.
L'area, infatti, ricade all'interno della fascia di rispetto fluviale del Tevere. La presenza del fiume, che scorre a nord-ovest dello stadio, rende necessaria l'autorizzazione paesaggistica per qualsiasi trasformazione, edilizia o infrastrutturale, anche minima. Su queste basi poggia il secondo vincolo. Il terzo è quello noto a tutti coloro i quali si siano interessati alla questione, poiché viene ripetuto da tempo. Lo Stadio Flaminio, progettato da Pier Luigi Nervi, è sottoposto a vincolo diretto, come bene culturale architettonico, dal 2000. Si tratta un immobile tutelato per il suo rilevante interesse artistico, tecnico e storico. Ciò impone la conservazione integrale delle caratteristiche architettoniche e strutturali. Questo ostacolo è particolarmente rilevante.
Per dirla con le parole del Comune: "L'area in cui sorge lo Stadio Flaminio è inserita in un contesto urbano di notevole interesse archeologico; sull'antica via Flaminia, lungo la quale si svilupparono necropoli, sepolcri monumentali e ville suburbane. Nelle immediate vicinanze dell'attuale stadio sono stati documentati resti di epoca romana, prevalentemente legati alla presenza di strutture funerarie e infrastrutture viarie".
Nella Relazione si cita una villa romana, estesa su 2.500 metri quadri, databile tra il VI secolo a.C. e il III d.C.; un'antica necropoli romana, situata sotto l'attuale Tribuna Ovest; un edificio rurale di età repubblicana e il complesso di San Valentino, dove sarebbero sepolte le spoglie del santo, patrono degli innamorati.
Vi sono dunque svariate ragioni, tutte comprensibili, perché si esprima prima la Commissione. Ciò potrebbe allungare i tempi previsti e, nella peggiore delle ipotesi, modificare o bloccare il progetto biancoceleste.
Me sa che ce fanno un buono

(Dite che Lotito farà causa anche a Comune e soprintendenza?)