Infatti, prima ancora che economico, l'ostacolo verso la realizzabilità di un'opera del genere è più che altro politico, in senso lato che include residenti, sovrintendenze e interessi toccati.
Quanto all'aspetto economico, per una volta non sono d'accordo con maumarta, innanzitutto perché la complessità, anche sotto quel profilo, di un'opera del genere va bene oltre quanto la società si espone/incassa.
Inoltre, proprio per questo motivo non sarà la Lazio a finanziare la costruzione dello stadio con risorse proprie, bensì provvederà una Newco, vedremo come costituita e partecipata. In questo modo gli ipotetici 30 milioni annui non saranno l'equivalente di un mutuo da pagare direttamente, ma oltre a poter essere finanziati da prestiti/mutui potranno arrivare da soggetti diversi, che poi comunque verranno messi a parte degli utili derivanti dall'utilizzo dello stadio.
È un meccanismo diffuso e analogo a quello utilizzato praticamente da tutte le società che hanno uno stadio di proprietà: i costi non vanno a gravare sul bilancio della società, né limitano la sua autonomia finanziaria, altrimenti sarebbe un autogol per tutte, in particolare per le tante di dimensioni inferiori alla Lazio che però uno stadio se lo sono costruito/ristrutturato.
Che poi nell'operazione possa andarci a guadagnare qualche società "correlata" si tratta di un effetto diciamo accidentale e comunque marginale rispetto all'opera in sé. Se lo stadio è la luna (anzi, il sogno responsabile...), del dito che la indica mi interessa fino a un certo punto, almeno fino a quando tutto il corollario non andasse a incidere negativamente sulla realizzazione dell'opera.