Quel putiniano di Descalzi ci spiega cos'è il potere
di Marco Palombi - Il Fatto Quotidiano
Ogni italiano dovrebbe essere grato a Claudio Descalzi, amministratore delegato dell'Eni dal 2014, appena confermato fino al 2029. No, non bisogna essergli grati per quel che fa nell'industria pubblica e neanche perché ha sostenuto – domenica, a margine di un evento della Lega – che l'Ue non deve fermare gli acquisti di gas liquefatto russo nel 2027 ("dal Qatar ci mancano già 6,5 miliardi di metri cubi e possiamo rimpiazzarli, ma i 20 russi sono un'altra storia"): Descalzi va ringraziato perché ha mostrato a ogni italiano cosa sia il potere e quale sia il livello morale del dibattito politico e mediatico.
L'ad di Eni dice che dobbiamo continuare a comprare da Mosca? Nessuno lo prende per il bavero urlando "come osi, maledetto putiniano?". No, si discute, magari non si è d'accordo, ma civilmente. Matteo Renzi, per dire, gli ha dato proprio ragione, mentre il partigiano Carlo Calenda fischietta da tre giorni insieme ai riformisti del Pd e all'editorialista unico. I giornali? Lunedì si sono limitati alla cronaca, ieri neanche un commentino piccato: Repubblica fa notare che Palazzo Chigi "si mostra cauto", il CorSera si permette di dire che forse non è necessario comprare gas russo, La Stampa sta muta, MF titola proprio "Perché ci serve il gas russo" e Il Foglio (sic) ci spiega che Descalzi ha ragione e l'Ue "non può eludere le questioni poste" dal capo di Eni, anche se, certo, pure lui che va dalla Lega... E Meloni? "Capisco la sua posizione", ha detto, ma "speriamo che a gennaio (...) saremo riusciti a portare la pace in Ucraina". Niente liste di putiniani, niente insulti, nessun sospetto diffamatorio, giusto qualche educato dissenso: da queste parti l'Eni conta più della passione per Kiev...
Un delizioso quadretto balzacchiano che ci conferma una volta di più che non c'è niente da aggiungere a quanto scrisse Enzo Forcella in Millecinquecento lettori nel lontano 1959: "L'aspetto più caratteristico del nostro giornalismo politico, forse dell'intera politica italiana, è l'atmosfera delle recite in famiglia, con protagonisti che si conoscono sin dall'infanzia, si offrono a vicenda le battute e, anche quando si detestano, si vogliono bene"