Citazione di: trax_2400 il 23 Lug 2026, 20:28Io non ci posso pensare al fatto che di Trump, prima delle elezioni, si dicesse tutto il male possibile ma pure che c'era il vantaggio che non era interessato alla guerra, alla politica estera perché questo andava dicendo alla base Maga.
Questo lo diceva Travaglio, che ovviamente assomma competenza a simpatia, in un contesto di esondante modestia.
Gli USA sono un Impero, e gli Imperi fanno le guerre: il Tempio di Giano erano più aperte che chiuse...
Ci focalizziamo come sempre sulle leadership (Putin cattivo Xi così così Trump buh, Khamenei dipende...) e mai sulla cause, e poi ci troviamo meravigliati da quanto accade nel mondo.
Ti faccio una (facile) previsione: chiunque succederà a Trump, fosse anche Alexandra Ocasio Cortez, farà qualsiasi cosa per liberare Hormuz e Bab el-Mandeb. Qualsiasi, forse escluso solo il nucleare. Forse. Tra Mahan e Mackinder (perché gli Stretti interessano l'Europa).
Scusate l'OT.
Nel nostro piccolo ci concentriamo su Claudio Lotito, e in questo caso parlare del (supremo) leader non è sbagliato. La Lazio è una società privata e la figura apicale dell'azienda non è espressione di un popolo, di una cultura, di un'etica: è solo uno che ha i soldi.
Il manifesto programmatico della Lazio è stato illustrato in maniera franca durante la presentazione del Flaminio.
Testo e contesto.
Il contesto era di per sé parte del programma: rendering abborracciato, enfasi da Istituto Luce con un montaggio del video di presentazione ante CupCut (oserei dire ante digitale): una sorta di olio su tela della superficialità nella cura della Lazio.
E poi il testo. Il presidente ha spiegato chiaramente che il dato sportivo è irrilevante. Punta tutto su coesione e identità, autarchia e "volemose bene".
Il Flaminio è la nostra quota 90. Le parole sono mutuate da quel periodo.
Credere, obbedire, combattere. E perdere.