Citazione di: Tarallo il 13 Feb 2011, 20:27
Riportiamo su questo topic per fare giustizia a Reja dopo la partita di Brescia.
Non che sia stata una dimostrazione di calcio champagne, ma secondo me e' stata impostata psicologicamente molto bene. Tatticamente una disposizione che danneggia ancora Hernanes, ma quando in campo c'e' Matuzalem le giornate no del brasiliano le soffriamo meno.
L'approccio, come squadra, per me e' stato buono fin dall'inizio con un controllo tranquillo della situazione e (moderate) accelerazioni per vedere come si poteva segnare.
Ancora molte cose che mi piacciono poco e che io farei diversamente, ma una vittoria tranquilla.
A me importa anche poco che il Brescia sia scarso, se lo e'.
Questi sono i punti che pretendo, contro le squadre piu' deboli, e oggi Reja ha messo in campo una squadra che ha, se non dominato, controllato senza problemi.
Bravo Reja, ora serve un approccio identico contro la piu' debole di tutte. Il calendario, a guardarlo, costringe a chiedersi come non si debba puntare alla CL.
Ma andiamo avanti partita per partita, vediamo che viene.
Questo e' stato un weekend perfetto.
P.S. Rileggendoti, gesulio, sono d'accordo sulla tua descrizione dell'organizzazione di gioco della Lazio, che non ho mai negato, nella tua descrizione.
Per quanto riguarda gli schemi: gli schemi, come dici tu, sono pochi e spesso non funzionano, ma quello che fanno e' eseguire quella che e' la filosofia di gioco di una squadra. Un allenatore insegna l'attacco in verticale dello spazio quando si e' ai 25 metri da parte di un centrocampista a turno, per esempio, o la rotazione del possesso piuttosto che la ricerca del cross, o il mantenimento della palla bassa e il tocco di prima. Su questa base si sviluppano tre o quattro schemi da poter applicare se le situazioni lo consentono. Voglio dire, quando parlo di schemi, che la Lazio non ha neanche questa filosofia di base che passa per movimenti provati in allenamento soprattutto dei centrocampisti, meccanismi che abbiano liberare un uomo in area come scopo ultimo, e quindi non ha neanche quei tre o quattro schemi molto specifici che si possano mettere in pratica in situazioni specifiche, forse rare, ma che danno l'idea che tutti sanno quello che stanno facendo quando un compagno ha la palla. Non basta avere un "determinato compito in fase offensiva" se questo si limita ad aspettare di ricevere la palla e cercare di farci qualcosa di buono.
le esercitazioni tattiche, quelle di cui tu parli, sono tutt'altra cosa rispetto agli schemi.
purtroppo, non stando a formello, non posso sapere cosa facciano durante la settimana, ma trovo pressoché impossibile pensare che non avvenga un tipo di preparazione del genere.
comunque, quello che dico io è che la squadra, come quasi tutte le altre squadre, attende la giocata di qualcuno lì davanti, per mettersi in moto.
è inutile fare troppi movimenti, contromovimenti e sovrapposizioni quando magari hernanes entra in possesso palla sulla trequarti perché le possibilità che lui ti serva o non ti serva preferendo magari tuttaltra soluzione, come ad esempio il tiro in porta, sono identiche.
la Lazio è una squadra che vive di accelerazioni improvvise a seguito di grandi giocate o di speculazioni su errori avversari: l'azione del nostro primo gol è assolutamente emblematica... palla rubata da matuzalem e consegnata a ledesma, che poi la recapita a lichtsteiner. in quel momento la Lazio porta 4 giocatori in area, fateci caso. sculli, kozak, hernanes e gonzalez che poi segna il gol. il quinto è licht, il sesto ledesma, il settimo matuzalem, questi ultimi due avevano impostato l'azione un po' difficile vederli pure in area, mancavano solo i 3 difensori e il portiere.
questi sono scenari ASSOLUTAMENTE allenati durante la settimana, non è possibile pensarla altrimenti, così come queste sono le situazioni in cui la Lazio riesce a essere letale.
non si può disconoscere il fatto che questa sia un'attitudine tattica molto marcata e sviluppata, non può essere solo frutto del caso.
PS: e d'altronde, come dicevo qualche pagina prima, la Lazio si è trovata con tutto l'attacco fuori, e con il solo Kozak, fino a gennaio quarta punta e impiegato solo nei quarti d'ora finali, a disposizione. il ceko è un attaccante diversissimo dagli altri tre e assorbire in poco tempo un'identità tattica particolare in funzione di un giocatore che prima che finisse il 2010 aveva giocato si e no un centinaio di minuti, non è una cosa semplicissima.
per fortuna Kozak ha aiutato la squadra e di molto. ma non era scontato.