Caro Mister,
spero si dimetta al più presto, in settimana.
Perdoni la brutalità.
Credo che senta anche lei l'insoddisfazione dei laziali. E' qualcosa di palpabile.
E mi permetto di dirle che forse lei ha sopravvalutato qualche cosa.
Ha sopravvalutato e sta sopravvalutando la posizione in classifica.
Un quinto posto, un gioco tra i più brutti da quando l'uomo ha inventato la ruota, 4 derby persi in 11 mesi (di cui 3 in 4 mesi): per me è abbastanza per lasciare.
Irriconoscente?
Forse, ma non mi ci sento.
Mi auguro che lei si dimetta, perché il calcio non deve ridursi al consultare la classifica la domenica sera.
Può tranquillamente tenersi il quinto posto, io baratterei qualche posizione di classifica in meno con qualche tuffo al cuore di sorpresa e bellezza in più.
Perché se lascio entrare il pragmatismo nello spazio dei sogni e delle passioni, quello spazio domenicale così folle, allora è finita.
Già tutti i giorni beviamo acqua più o meno rancida; almeno una volta alla settimana mi piacerebbe bere un buon vino, o anche una buona birra, non sto chiedendo chissà che.
Invece no, anche la domenica acqua; certo, siamo idratati e dissetati, il pragmatismo, no? I risultati, no?, però che senso di... come chiamarlo? Frustrazione? Non proprio. Vuoto? Neanche. Insoddisfazione, ecco.
Cominciare una nuova settimana dopo aver visto la sua Lazio è stato triste perfino quando eravamo in cima.
Nello sport, come nella vita, contano i risultati, obietterà lei o qualcun altro, e mi dirà che io sono un sognatore.
Accetto la critica.
Io però credo che esista anche un'altra variabile, oltre ai risultati: il come. Ed è la variabile che dà forma all'identità.
Mister, il suo calcio ci ha reso più tristi. E già il nostro ambiente non brillava per allegria e vitalità...
Mister, il suo calcio è triste e noi siamo più tristi.
Non abbiamo bisogno di lei, della sua saggezza, della sua ricerca della pietra filosofale dell'equilibrio.
Già di noi siamo un ambiente provinciale e di certo non cresceremo con la sua filosofia pane e salame.
Si dimetta.
Tanto alla CL non ci crede più nessuno. Guardi in faccia i suoi ragazzi, uno per uno. Gente appagata, che sa di aver fatto il massimo: una bella qualificazione in EL e passa la paura.
I suoi ragazzi sono "arrivati", si sentono arrivati dentro e guardi che per lei questo fatto non è una scusante ma un'aggravante.
Si dimetta e lasci la squadra in autogestione, tanto per forza di inerzia questa squadra una dozzina di punti in 9 partite riuscirebbe a farli anche se fosse allenata da Sbirulino.
Si dimetta e lasci 3-4 mesi in più alla società per programmare il futuro.
Il futuro, l'identità di un gioco, salire le scale dell'Olimpico senza l'umore di chi sta andando a fare una rettoscopia.
Sì, la gioia di salire di nuovo le scale dell'Olimpico.
Mister, grazie di tutto, perché ha fatto il massimo.
Questo lo sappiamo.