Mi piacerebbe tanto sentirmi come nel 92/93... e mica solo per la Lazio!

Però la situazione mi sembra molto diversa.
Tanto per cominciare all'inizio della scorsa stagione eravamo esattamente allo stesso posto, con la coccarda della Coppa Italia sul petto (subito sotto la lapide) ed una Supercoppa di Lega nuova di zecca nella bacheca.
Il tutto condito da un "mercato" autocelebrativo (in fondo aveamo vinto due coppe in quattro mesi) che invece era stato la fiera dell'autoflagellazione con Ledesma e Pandev epurati a vantaggio di Baronio e Makinwa e con la coppia centrale difensiva che era Cribari-Siviglia.
Il tutto dopo "aver fatto tesoro" del mercato macchietta della stagione della Champions.
Della serie sbagliare è umano perseverare è... lotitiano.
Nel 92/03 eravamo al primo anno della gestione Cragnotti.
Venivamo da onesti campionati di Serie A dove per arrivare un Coppa Uefa poteva non bastarti il sesto posto e che quindi vedeva in nostri piazzamenti tra l'ottavo e il decimo posto come gli attuali dodicesimo/quattordicesimo posto.
A fronte di questo ci fu una campagna acquisti che portò, in ordine sparso, grandi giocatori conclamati, grandi giocatori di prospettiva immediata e giovani promesse.
Tanto per fare nomi: Signori, Fuser, Winter, Gascoigne, Cravero, Favalli, Bonomi, Marcolin.
Una campagna acquisti basata sulla crescita immediata e proiettata all'immediato futuro e non speculativa del risultato arrivato nella stagione precedente.
Quella Lazio arrivò quinta, come questa, ma quel piazzamento era il top dallo Scudetto del 74 e ci riportò in Europa dopo 17 anni di assenza.
L'entusiasmo che si respirava quel giorno era figlio della lunga attesa ma anche della consapevolezza di aver solo aperto una porta e fatto il primo gradino di una scala che saliva in alto.
Il motto coniato dalla società in quel periodo era "Io ci credo" e trascinò tutto l'ambiente, dai giocatori ai tifosi, passando per i media.
Oggi si è molto più realisti.
Questo da un certo punto di vista è un bene assoluto, una specie di salvavita.
Però tra il realismo e la mediocrità il passo può essere molto breve.
Sia chiaro, l'Europa League per me non è mediocre, anzi, è mediocre chi la guarda in TV invece di giocarla e spera nel tracollo in campionato di chi la gioca.
E' sempre Europa, non a cinque stelle ma Europa.
E' l'anticamera della grandezza, una "grandezza in pectore".
In questo modo bisognerebbe viverla, come una occasione di farsi (o rifarsi nel nostro caso) un nome in Europa.
Quanti di noi conoscevano lo Sporting Braga?
Adesso lo conoscono un po' tutti, e questo per loro è già un valore aggiunto.
Certo non è ideale l'approccio quando si dice che un conto è il mercato con la Champions un altro quello con l'Europa League.
Certo l'introito della Champions di poteva portare a prendere quel giocatore di livello in più.
Ma la certezza della Champions tu la avresti avuta ad agosto inoltrato ed a quel punto la squadra doveva essere bella e fatta, magari con l'incognita di una aggiunta di qualità dell'ultimo minuto.
Ecco l'orientamento giusto sarebbe stato dire "come strategie non cambia molto perchè per ai preliminari di Champions saremmo andati con la squadra che giocherà l'Eurpoa League per poi rinforzarla in caso di qualificazione".
Poi magari non lo facevi neanche ma l'approccio era propositivo, era molto più vicino a quel "Io ci credo".
Oggi come oggi in quanti ci credono veramente che questo campionato di vertice sia stato veramente la componente di un progetto di crescita e non solo una parentesi positiva di una programmazione basata solo sul mantenimento di posizioni "gestibili" dalla proprietà?
E' tutta qui la differenza con quel Lazio-Napoli 4-3 del 1993...