Citazione di: Tarallo il 16 Giu 2011, 14:00
Esprimo la mia personalissima, modestissima e sicuramente sbagliatissima opinione.
Questo topic, e soprattutto il post d'apertura, e' aberrante e riassume abbastanza eloquentemente una delle caratteristiche piu' spregevoli dello stadio, e cioe' il bisogno di un nemico da attaccare (sorella dell'altra caratteristica, il desiderio di appartenenza).
Questo nemico, da isolare e sul quale riversare le nostre frustrazioni, puo' cambiare di volta in volta, veramente non e' importante chi sia.
Per molti e' Lotito, per altri e' Di Canio, per questo topic e' Muslera.
E' veramente liberatorio riunirsi tutti intorno a un nemico del quale non si sa nulla, della cui relazione col suo procuratore non si sa nulla, la cui storia si piega alle nostre logiche (Muslera alla Lazio non deve nulla, e' stato comprato, pagato per fare il portiere, lo ha fatto a mio avviso bene ma se lo avesse fatto male non sarebbe stata colpa sua ma della Lazio, e del suo comprotamento in campo sara' lui a raccogliere i frutti o a pagare il prezzo), di quello che ha circondato il suo arrivo non si sa nulla, di cio' che sarebbe stata la sua carriera non si sa nulla, di quello che lo spinge o lo motiva non si sa nulla.
Per l'amore di questo senso liberatorio si fa questo "salto di fede" e si presuppongono tutte queste cose e affanculo la razionalita'.
Io di questo gruppo che lincia, non faccio parte.
Pero' la mia ripeto e' una semplice opinione, sicuramente di minoranza, e spero che come tale venga rispettata se non, come temo, condivisa.
Buon divertimento.
Partendo dal presupposto che stando nel campo delle opinioni ognuna di esse è rispettabilissima, ti spiego perché non mi trovo d'accordo.
Il punto non è il desiderio di Muslera di andarsene perché lui quello fa di professione e se crede di poter migliorare la sua condizione è una sua scelta ed è giusto che la faccia.
Il punto non è nemmeno quel che Muslera dovrebbe o non dovrebbe alla Lazio. Come hai detto tu è stato pagato per fare un mestiere, l'ha fatto (tanto che abbiamo vinto pure una coppa Italia) e quindi per come la vedo io stiamo a posto così.
Il punto non è nemmeno trovare in Muslera il nemico da crocifiggere. Su tutte queste cose siamo d'accordo.
Ma una cosa di quel che affermi mi sembra inesatta: che non se ne sappia nulla e che quindi nulla si possa eccepire sul comportamento di Muslera.
Muslera il 13 giugno 2011 ha dichiarato ""Avevo altre offerte soprattutto in Spagna (Siviglia e Atletico Madrid, ndr), ma ho scelto il Galatasaray perché è la società che più ha fatto capire di volermi". Questo
virgolettato è stato riportato da tutti gli organi di stampa, da Repubblica al Corriere e via cantando (quindi non solo dai vari giornalai sportivi).
Non credo che Muslera abbia scoperto tra ieri e l'altroieri che il Galatasaray non gioca le coppe europee, né che si iscrive annualmente al campionato turco e non a quello inglese.
Quello che io desumo dal recente dietrofront è quindi che il problema rispetto al trasferimento sia di altra natura. Ora, per quanto io stimi Muslera e pur sforzandomi, non riesco proprio a credere che il problema sia di natura economica: 2,5 mln netti sono cinque volte quel che guadagna e onestamente, guardando i salari dei portieri in Europa, non mi sembra plausibile che vada a guadagnare di più altrove.
Quindi anche l'eventualità di un problema economico cade...
E cosa resta? Restando in una logica puramente razionale tolto il motivo economico, tolto quello sportivo non è che ne rimangano molti. Mi sembra abbastanza evidente (sempre a mio modestissimo avviso, eh) che Muslera e soprattutto il suo procuratore stiano agendo di ripicca, per arrivare a scadenza o per ottenere qualcosa. E qui il caso Pintos più di un dubbio me lo mette. Ovviamente quest'ultima cosa è una semplice supposizione e quindi lascia il tempo che trova. Una serie di indizi, pur non costituendo una prova, un minimo lasciano adito a supposizioni di questo tipo.
Questo comporta che il comportamento di Muslera, pur rimanendo legittimo, appare ai miei occhi scorretto. E la cosa mi fa imbestialire (in modo estremamente razionale). Nando non ci DEVE nulla, ma allo stesso tempo io non gli DEVO nulla. E di fronte a comportamenti di questo tipo mi sento più che legittimato a dire cosa penso di lui.
Ti assicuro che se lui non avesse rilasciato quelle dichiarazioni o avesse rifiutato fin da subito il Galatasaray come destinazione non gradita la mia posizione sarebbe stata diametralmente diversa.