E' scritto. E' qualcosa che si respira nell'aria, si ascolta via radio, si legge su internet. Quindi è vero, come al tempo dei nostri nonni era vero se lo diceva la televisione. La Lazio lascia o raddoppia?.
La Lazio lascia. La Lazio fallirà la sua stagione, è scritto: vivacchierà nel centro classifica, uscirà dall'Europa League e perderà un altro mucchio di derby. E durante tutto l'anno monteranno le critiche e gli insulti a Reja, si discuterà se Zarate sarebbe stato meglio venderlo e del perché Reja gli preferisca due bidoni: Cissé e Klose.
La trappola è pronta e in questo ambiente di squallidi bracconieri la preda ha già il destino segnato: Reja si agiterà nell'aria, preso per la caviglia, al grido di 'minestraro', termine ora in voga, ma passerà di moda come fu per 'epurati', 'mister x' e i colletti della Febbre del Sabato Sera.
Oh yes. Ci sono tutte le premesse per un pessimo campionato.
Konko si è fermato subito ai box e a nessuno è passato per la mente che un guaio muscolare durante la preparazione è un morbo incurabile che colpisce una discreta percentuale di calciatori.
Lulic non è un terzino sinistro. Malgrado Reja abbia asserito il contrario, ma le dichiarazioni di qualche solone radio-televisivo hanno fatto più proseliti di Gesù, Gandhi e Charles Manson messi insieme.
Qualsiasi individuo con un microfono davanti alle labbra è più competente di un uomo di 65 anni con la panchina sotto il sedere.
Lulic è stato impiegato come esterno alto a destra nel 4-2-3-1 (SCANDALO). Questo non è indice di eclettismo ma una conferma indiretta che le scelte di mercato sono state sbagliate. Del resto, fra le tante malattie croniche del laziale c'è anche il deliorossismo e uno dei sintomi prevede che in una squadra non esistano i jolly; un altro sintomo è la perdita della memoria, visto che nell'ultimo anno e mezzo con Delio Rossi in panchina la Lazio ha fatto due tiri in porta. Sbagliati.
Cana è stato preso per liberarsi di Muslera. E non aggiunge nulla al centrocampo della Lazio, malgrado i soloni di cui sopra ne abbiano salutato l'arrivo come se si trattasse del nuovo Nedved. E senza averlo mai visto. I bracconieri si affezionano ai nomi, ai sentito dire, ad assonanze farneticanti.
Cissè non può giocare a sinistra in un 4-2-3-1. Lo sappiamo tutti, lo abbiamo capito tutti, ma Reja no. Del resto nemmeno Eto può giocare lì, tanto meno vucinic e percaritàdiddio nemmeno Cristiano Ronaldo.
Zarate deve giocare. Sennò lo si mortifica. Prima Zarate poi la Lazio. Prima Zarate, poi il soddisfacimento delle proprie morbose dottrine e poi la Lazio.
Togliamo cissè, togliamo Klose, togliamo Marchetti ma Zarate deve giocare, perché è il giocatore più forte che abbiamo, perché sennò poi si svaluta e mica possiamo schierare un borsone pieno di spicci il prossimo anno.
Zarate ha la faccia triste perché lui è laziale e ha interpretato il sentimento di tutti i bracconieri.
E poi gli esuberi. Lo spogliatoio che scoppia, la folla di scontenti, i procuratori all'arrembaggio. Non si può lavorare così. Fa nulla se anche altre squadre hanno una rosa extralarge. Qui non si può.
E allora, via Reja subito. Sì. Senza aspettare i risultati, meglio ricominciare tutto daccapo, il bracconiere eiacula quando è immerso nella destabilizzazione.
La Lazio lascia. E peccato che non raddoppi. No. Peccato, perché l'Inter si sta smontando e il gioco di Gasperini è un salto al buio; la riomma di Luis enrique non dà certezze e assomiglia a un bluff raccontato bene dai soloni di fede diversa; la Juve è tutta da vedere, se riuscirà a trovare l'amalgama giusto. Il Napoli potrebbe non ripetere la stagione dello scorso anno, con i gol al 95esimo di Cavani; la fiorentina si è esclusa da sola, il palermo ha venduto Pastore, l'udinese ha venduto Sanchez (e pensate se Guidolin avesse perso 5 partite consecutive, o quasi, a roma). Solo il Milan sembra un punto fermo. Peccato. La Lazio ha cambiato poco ma ha aggiunto qualità. Le manca l'entusiasmo, quello che nel 2000-2001 convinse i riommici che loro avrebbero vinto lo scudetto, e dal primo all'ultimo giorno tifavano per quello. Un po' bisogna anche crederci.
La Lazio fallirà, e fioccheranno i "io l'avevo detto" mentre il povero Reja, col suo piatto di minestra, si agiterà appiccato a un albero.
Peccato.
Ma se pijamo Fabregas, chi levamo?