Dopo aver visto nella sua interezza
Perché Bodhidharma è partito per l'oriente capolavoro indiscusso del cinema coreano non c'ho più paura de niente, tanto per darvi un'idea questa è la trama del film:
In un piccolo eremo semidiroccato vive un anziano maestro zen insieme a due discepoli, il giovane Ki-bong e il piccolo Hae-jin, un orfano di cinque anni. Un giorno Haejin, giocando fra gli alberi con la fionda, colpisce involontariamente un uccello che sta covando e ne distrugge il nido. E' il primo impatto con la morte di Hae-jin, che dovrà affrontare l'esperienza della sofferenza fisica (quando dal maestro gli viene estratto in modo rudimentale un dente cariato), del dolore (quando si interroga sulla sua condizione di orfano), dello smarrimento e della paura (quando rimane solo la notte).
La vita del bambino si svolge a contatto della natura, dei suoi ritmi e dei suoi elementi: l'acqua, la vegetazione, il sole, il vento e la pioggia, il fuoco, i giorni, le notti e le stagioni, i rischi, le insidie e le ostilità del quotidiano.
Quando il maestro, sentendo ormai prossima la fine, affida a Ki-bong il compito di provvedere alle sue esequie, quest'ultimo si reca in città per acquistare delle medicine. Ha modo così di confrontare l'esistenza di quel mondo con quella del suo.
Morto il maestro, Kibong ne celebra di notte il rito della cremazione, poi sale all'alba su una vetta scoscesa incontro al sole, per inoltrarsi infine, all'imbrunire, nel folto della selva, dove scompare, dopo aver affidato al bambino gli indumenti del maestro. Rimasto solo, il piccolo Hae-jin torna all'eremo e brucia gli indumenti del maestro. Rimangono solo sulla soglia le bianche calzature di lui, rivolte verso l'ingresso. Haejin le inverte verso l'uscita, rientra e chiude la porta.chi è riuscito ad arrivare fin qui senza sintomi di abbioccamento può passare a leggere dopo l'immagine

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ora che ho di nuovo la vostra attenzione:
questa la fitta trama di eventi che si susseguono in ben 2 ore e 18 minuti di film, eventi di cui il testo sottolineato costituisce la gran parte, esemplificativa in merito la sequenza della foglia che cade dall'albero con fermo immagine finale sulla foglia stessa esanime a terra, sequenza che nei miei ricordi fu un interminabile strazio (ma può anche essere che quella scena sia solo il frutto della mia immaginazione talmente labile fu il confine fra sogno e realtà di quell'esperienza), e per chi di voi si starà chiedendo perché non mi alzai e abbandonai la sala prima della fine rispondo parafrasando il Totò della famosa gag in cui si lascia malmenare dal tizio che lo aveva scambiato per Pasquale, perché mi dicevo chissà questo film dove vuole arrivare, alla fine l'illuminazione della sala ci colse alla sprovvista, con i corpi intorpiditi e gli sguardi attoniti ci dirigemmo verso l'uscita scambiandoci occhiate interrogative, prima che un palpabile imbarazzo scese fra noi spettatori come se fossimo stati tutti testimoni di un episodio disdicevole che nessuno aveva avuto il coraggio di fermare.
[1] 'English Lessons' (2004) di John Stoddart, per chi è interessato
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