Vorrei cominciare dal cineasta più evocato di (e da) tutti ossia Federico Fellini.
Sono state già dette molte cose che condivido, ossia che "Amarcord" è il solo, vero, unico, reale capolavoro. Il film che davvero non ti stanchi mai di vedere e rivedere, mandando a memoria le battute.
E' un film che è parte di me. E' entrato nel mio frasario: "Pataca", "Carnazza", "Se Mussolini va avanti così, io non lo so", "Gioventù granitica", "Dove si ritira Tiberio quando lascia la guida dello Stato?"...
Lo amo visceralmente. E' davvero il parto di un genio, quell'opera.
Ma (quasi) tutti gli altri, dio mio. Che sfracagnatura di maroni. Fino in fondo ce sò arrivato. Ma a forza de bastonate. A forza de carci in culo datimi da solo pe' restà svejo.
Andiamo con ordine:
Luci del varietà, co-regia di Alberto Lattuada (1950) - visto al cineforum "cult movies" di Via Vipera. Simpatico. Ma di film così se ne facevano a mazzi. Niente di memorabile.
Lo sceicco bianco (1952) – innocuo. Però non ho faticato a finirlo.
I vitelloni (1953) – so di beccarmi pernacchie da tutti. Ma è un film sopravvalutato. Senza un Sordi in stato di grazia (e non ancora diventato nazional-popolare) varrebbe la metà. Non faticai a finirlo, però.
L'amore in città (1953) - episodio Agenzia matrimoniale – manco me lo ricordo. Ma lo vidi. Erano tutti frammenti di 80 cineasti diversi...
La strada (1954) – ho faticato. Mi scassai abbastanza le balle.
Il bidone (1955) – bello. Il più sottovalutato di tutti. Il più "francese" dei film di Fellini. Un noir molto poco italiano, secondo me. Da rivalutare.
Le notti di Cabiria (1957) – due palle. Visto a pezzetti. Non je la facevo a vedere blocchi più lunghi di 25 minuti l'uno.
La dolce vita (1960) – un martirio, finirlo. Visto tutto di filato a casa di amici quando ci riunivamo per vedere queste opere. Avevamo 18 anni e ci facevamo del male così. Forse dovrei rivederlo con l'occhio più adulto. Però, che noia.
Boccaccio '70 (1962) - episodio Le tentazioni del dottor Antonio – molto divertente.
8½ (1963) – sì, va bene, capolavoro quanto volete, ma per larghi tratti si dorme e ce se capisce poco. Anche questo visto a un cineforum. Faticai a restare sveglio.
Giulietta degli spiriti (1965) – fu il primo film di Fellini che vidi. Lo ricordo come un incubo. Non finiva mai e non ce capii 'na mazza.
Tre passi nel delirio (1968) - episodio Toby Dammit – non visto
Fellini Satyricon (1969) – du' [...]. Quasi quasi mejo quello di Polidoro ('nammerda pure quello, però, nonostante Tognazzi)
Block-notes di un regista (1969) – televisione – non visto
I clowns (1970) – altro incubo. Visto a pezzi pure questo.
Roma (1972) – anche questo a un cineforum. Bello ma lontano dall'essere 'sto capolavoro. Anarchico ma godibile. Visto più volte, addirittura.
Amarcord (1973) – tra i 5 film più belli della storia del cinema mondiale di tutti i tempi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi...
Il Casanova di Federico Fellini (1976) – meno rottura di palle di tanti altri. Barocchissimo.
Prova d'orchestra (1979) – divertente. Fila via liscio senza sbadigli...
La città delle donne (1980) – questo un vero martirio. Più di tutti gli altri. Stavo per non finirlo. C'è voluta tutta la mia perseveranza. (C'è Donatella Damiani che vale il film, però)
E la nave va (1983) – non visto
Ginger e Fred (1985) – boh. Non vedevo l'ora che finisse e basta.
Intervista (1987) – roba incomprensibile, per me.
La voce della luna (1990) – che sonno. Mi svegliai dal torpore solo negli ultimi concitati minuti.