Citazione di: Kim Gordon il 24 Ott 2011, 18:42
ecchime tarà.... 
ce so riuscitò Carlè???
Spero di sì. Testa folle che non sei altro.

Citazione di: Micaveron il 24 Ott 2011, 19:00
oggi ero al campo per vedere da vicino mio figlio allenare con indosso l'orrenda maglia degli as falliti, ma questo c'entra come i cavoli a merenda ma l'ho scritto perche' verso le cinque o giu' di li' al campo sono arrivati alla spicciolata una torba di ragazzini con il pallone in mano seguiti da genitori tutti uguali nel senso di cliche' ovvero stivaloni e culi fasciati de jeans per le mamme e giubbotti di pelle e tute delle mejio marche per i papa', poi vedo qualcosa di straordinario almeno per quanto riguarda la mia immaginazione, vedo dei diversi, bambini dinoccolanti con gli occhi smarriti, non solo down ma anche qualcun altro che a prima vista sembrava normale ma
poi coinvolto in questo gruppo guidato da due giovanissime assistenti. bello, farli partecipare magari a parte calciando un pallone in mezzo agli altri, bello si ma poi ho pensato ai genitori che erano li' a coccolarseli con gli occhi tristi e ho pensato che forza devono avere per farsi assorbire per tutta la vita da una vita dedicata in ogni istante a questi figli venuti male (orrendo ma da' l'idea de che voglio di').
la responsabilita' fiamme' e' qualcosa che scegliamo perche' abbiamo la forza e la dirittura morale di assumercela nel corso della nostra vita, ma a volte e credo per quasi tutti mano a mano che i nostri vecchi invecchiano diventa obbligo se abbiamo sempre vissuto cosi' ma in ogni caso e' una scelta e anche limitata nel tempo e non obbligata come per quei genitori visti oggi che hanno un intera vita dedicata alle loro creature.
quest'estate come ogni anno da quando sono in pensione ho vissuto con mia madre che ha novantanni, e' ancora sveglia e autunoma beata lei ma vivendoci insieme perdi tutte le tue liberta' e lo fai anche se pesa perche' devi farlo, perche' senti di farlo e rinunci a qualcosa ma ti fa' sentire importante e vedere le sue lacrime quando l'ho riporta a roma (che sarebbe poi ieri n.d.r.) mi ha fatto tanta di quella tenerezza e inorgoglito perche' penso di averla resa felice e di averle reso solo un po' di quello che ha fatto per me.
amen
Micaveron, scusami, ma credo che le nostre condizioni siano imparagonabili. Tu hai un figlio, io no. Lo hai visto crescere, lo hai curato e amato e ancora lo fai. La crescita e la decadenza sono due esperienze che si controbilanciano. La mia bilancia pende da una parte sola. Hai una madre di novant'anni autonoma. La mia è invalida da quando avevo 23 anni. E ha perso un figlio nove anni fa. Quando la lavo e la cambio, piange. Sono sua figlia e lei piange. Non faccio altro che ricordarle di quante volte mi ha pulito il sedere, quando ero piccola. Ma lei piange per la vergogna, mi chiede scusa e mi ringrazia. E a me viene da bestemmiare tutto l'universo, altro che orgoglio.
In quanto ai down, mia cugina di secondo grado lo è. Un fiore di donna che abita sopra di me. Sono cose che conosco molto da vicino, perché mia zia viene a rifugiarsi da noi, quando proprio non ce la fa più. Ma anche quella è un'esperienza più complessa di quanto possa apparire dall'esterno. Perché io ho visto tutto nei suoi occhi: sia lo strazio di un genitore, che il sollievo e lo sguardo che brilla quando la vede ridere. E succede, grazie a Dio. Succede anche quello.
Malgrado tutto, c'è vita nella tua vita. Ed è una vita che sa anche di scelte che hai fatto, del sentirsi chiamare papà da un esserino che hai procreato tu. Di averlo visto gattonare e camminare, imparare a parlare, di aver tentato di insegnargli la vita. Di vederlo giocare e di sperare il meglio per la sua vita.
Quando chiamano il mio nome, invece, io tremo. Perché c'è chi cade nella tazza o per terra e non sai mai se fai in tempo a scongiurare il peggio, perché ci sono pappagalli da portare, ospedali, controlli settimanali, analisi da ritirare sbiancando ogni volta e pregando non sia peggio della volta precedente. E stavolta è stata peggiore delle altre. Forse ho scritto questo topic solo per questo. Perché non so some comunicare un esito alla persona a cui dovrei comunicarlo. Non so dove trovare il coraggio.
Detto questo, vorrai scusarmi, ma non credo ci siano gli estremi per sentirmi anche in colpa, se talvolta mi concedo il lusso di sentirmi uno schifo.
Se poi ho frainteso l'intento del tuo post, scusami. Lo sai che sei uno dei miei netter adorati.