Amarcord
la collina del Don Orione. la tribuna Monte Mario dei poveri, dove ti ci portava papà, ché i soldi mica c'erano per entrare sempre e qualche volta la partita la si poteva "intuire" da lassù.
Quanti di voi ci hanno visto qualche partita?
Questo non è un topic per bambini viziati, cresciuti nella bambagia di spalti coperti, della pai tivvu, con le patatine griffate e la maglia replica, che non conoscono l'olio canforato e i panini con la frittata.
Questo è un topic vintage, tutto nostalgie, tutto amarcord, senza confronti con il presente, senza scadere nello "quando si stava meglio quando c'era Lui".
Quanti di voi ricordano i lunghi e faticosissimi viaggi sul 121 stipato fino all'inverosimile, che sbuffava tra le vie di Roma, portando con sé il suo carico di tifosi biancocelesti, di passione, di bandiere e di canti ritmati battendo i vetri dei finestrini.
Quanti di voi hanno visto le partite sotto la pioggellina fina ma insistente, la "gnagnarella", muniti di ombrelli o dell'impermeabile trasparente a 1000 lire (acquistabile davanti ai cancelli), del tutto inutile che alla fine tornavi a casa fradicio e dunque esposto al giusto risentimento di tua madre, che scatenava le ire sull'irresponsabile comportamento di tuo padre.
Quanti di voi ricordano i gol sotto quella pioggia, dove l'esplosione di entusiasmo generale provocava il lancio degli ombrelli in aria che finivano per rovesciare tutta l'acqua che avevano fino a quel momento accumulato.
Quanti di voi ricordano i bei tempi, quando alla fine del primo tempo, tiravi fuori la tua rosetta e/o ciriola con la frittatina ancora calda, oppure l'indimenticabile fettina panata della sera prima, mentre tuo padre o tuo zio controllava il biglietto di ingresso, hai visto mai si vincesse il preziosissimo gadget della Pirampepe. Intanto tutti a scrutare il campo, dove l'omino del mistrà tentava il difficile numero del giro delle linee del campo.
Quanti di voi ricordano il povero "bibbitaro", arrancantelungo gli spalti nel tentativo, invero eroico, di avere ragione della masnada scatenata, lanciata alla caccia di un borghetti (non di contrabbando) o un cornetto, mentre le masse operaie si accalcavano nei bagni spinti dalla supremo necessità di espletare le funzioni vitali.
Quanti di voi ricordano gli amici sponzor, con "Bernabei, il primo ottico del Corso!", Saab Saab! Saab Turbo! (urlato che sembrava un amplesso)?
Molte volte prendevo il 32 a Viale giulio cesare per farmi tre fermate tre per arrivare allo stadio.
Un viaggio di 5 minuti circa, a rischio asfissia per l'enorme carico dell'autobus.
A parte il rischio asfissia c'era anche il rischio di essere colpito dalle aste delle bandiere che roteavano allegramente...
Per chi lo prendevo al capolinea di Piazza Risorgimento e fino alla fermata della metro era tranquillo... poi si scatenava l'inferno (cit.)
Infatti, coloro che provenivano dalla metropolitana (Anagnina-Ottaviano) il 32 si prendeva di solito di corsa,
perché arrivava all'improvviso, non si è capito mai perché, o forse sì: era l'ultimo, estremo, inutile, tentativo del conducente di sottrarsi al destino.
Il rumore del motore del Bus era completamente ricoperto dai canti urlati, quasi che la propulsione fosse provocata dall'onda sonora di quei canti, anziché dal motore diesel del mezzo.
Intanto, quei cori venivano accompagnati dalla sezione ritmica curata dagli impareggiabili ed eroici ragazzi che battevano i pugni sui finestrini affacciati a mezzo busto dai finestrini, con ogni sprezzo del pericolo.
Quando alla fermata si aprivano le porte si spalancava un girone infernale, fatto di urla, di spinte, di canti, di bandiere, di gente presa d'assalto. A quel punto tutti dovevano entrare, a tutti i costi, anche se l'autobus era già pieno all'inverosimile, mentre alla fermata aspettavano ansimanti alcune centrinaia di tifosi.
A quel punto quell'autobus, ormai sfigurato dall'enorme carico di gente (si stimavano carichi di 200 persone almeno, con il mezzo coricato sulla sinistra o sulla destra a seconda della distribuzione dei pesi; talvolta il conducente era costretto a guidare dall'esterno), provava con fatica a riprendere la strada, caracollando su viale Angelico a destra e sinistra.
Dopo tre fermate l'agognato traguardo dell'Obelisco sanciva la fine delle sofferenze. Naturalmente, non c'era bisogno di prenotare la fermata, né di camminare: si veniva travolti dalla corrente che ti portava in un minuto scarso direttamente alla palla.
Uno dei momenti più alti fu quando, stritolato nella folla che riempiva l'autobus, sentii rivolgere questo canto a una anziana signora che attraversava la strada "VECCHIA SIGNORA è GIUNTA LA TUA ORA!"
Lo stadio odorava di prato, mentre oggi dà tanta tristezza vedere i campi in sintetico; che sembra giochino nel circolo del dopo lavoro.
Aridatece er 121, Aridatece la frittata, aridatece l'anima.