09 Dicembre 2011 - Ho smesso di ascoltare le radio e di vedere le trasmissioni di calcio, locali e non. Il mio rapporto con il calcio si limita ai 90 minuti della partita, spesso e volentieri senza neanche il commento di SKY, ma con gli effetti originali dello stadio. Questo perché sono stanco delle chiacchiere che girano intorno al calcio, ma soprattutto di questo sistema di comunicazione sempre più asservito e oramai privo di ogni spirito critico. Anzi, se qualcuno in questo piattume generale prova ad uscire dal coro, ecco che arriva il "biondino di turno" e lo addita subito, lo bolla come "sobillatore della piazza" o addirittura come "anima nera".
La cosa non mi crea nessun problema, perché è una vita che vado avanti nuotando controcorrente e, purtroppo per qualcuno, sto ancora a galla e continuo a nuotare. Guardo l'ambiente-Lazio e non solo non mi ci identifico più, ma non lo riconosco più come mio e mi chiedo: dove ci sta portando questo piattume, questa assenza assoluta di spirito critico in nome del "tutti uniti si vince"? Ma soprattutto, che cosa si vince?
Lo scorso anno, chi provava a muovere qualche appunto critico veniva stoppato così: "Ora non è il momento, ci stiamo giocando la qualificazione alla Champions, i conti li faremo a fine stagione". Poi la stagione è finita, l'obiettivo-Champions è svanito, ma se provavi ad analizzare il perché di quel fallimento e a indicare qualche responsabilità, le risposte erano queste: "Vabbé, ma a che serve contestare ora, tanto i giochi sono fatti. Pensiamo al prossimo mercato. Restiamo tutti uniti per non dare alibi alla società, alla squadra e all'allenatore, perché basta poco per fare il salto di qualità. E poi, all'inizio della stagione avremmo firmato per andare in Europa League, ora abbiamo la possibilità di giocarcela e vincerla".
E così, con l'arrivo di Klose e Cissé, tutti in marcia verso quell'Europa promessa e che la settimana prossima (speriamo di no) potrebbe addirittura chiuderci le porte in faccia, con il nostro biglietto garantito per la fase ad eliminazione diretta che in questo momento sta saldamente nelle mani del Vaslui, squadra della quale fino ad agosto non conoscevamo neanche l'esistenza collocata al 115° posto del ranking Uefa. Un fallimento? No, macché. Secondo la comunicazione che piace tanto al "biondino" e alla società, l'Europa League era quasi un fastidio e soprattutto toglieva energie preziose per il campionato ad una squadra "vecchia" e senza grandi alternative in certi ruoli. Insomma, abbiamo lottato un anno per entrare in Europa League, salvo poi scoprire che era un fastidio? Provate a raccontarlo a Galliani che l'Europa League è un fastidio, un dente da togliersi il prima possibile, visto che proprio a causa di questo modo assurdo di ragionare in pochi anni siamo scivolati al quinto posto della classifica Uefa per nazioni, perdendo un posto in Champions League.
Quella che "l'Europa League è un fastidio, basta guardare la Juventus come viaggia senza l'impegno di coppa", sa tanto di rivisitazione della storia de "La volpe e l'uva", ma viene spacciata così bene che anche quelli che quest'estate cantavano "voglio andare, a vincere in Europa", ora sono convinti che è meglio uscire e riposare. Se ripenso a Zoff e ai giocatori della Lazio presi a sassate e insultati dopo l'eliminazione per mano del Boavista o a Zeman licenziato dopo il tracollo di Tenerife, non so se ridere o piangere pensando a come si è ridotto questo ambiente. Insomma, in vista della possibile eliminazione della prossima settimana (e, ripeto, per quel che mi riguarda spero succeda proprio il contrario, perché io all'Europa ci tengo, perché è da lì che parte la risalita di una squadra), il terreno è stato già spianato. Pensiamo al campionato, stiamo tutti uniti, pensiamo a battere Lecce, Udinese e Chievo, così alla ripresa del campionato ce la giochiamo alla grande.
Per giocarcela veramente, però servirebbe qualche correttivo di qualità all'organico, magari evitando di prendere altri ultra-trentacinquenni a costo zero o quasi per dar corpo al progetto. O sconosciuti alla Papp, che nello scontro diretto non ha certo dimostrato di essere meglio di Diakité. Insomma, bisognerebbe marciare tutti uniti e compatti nel chiedere alla società acquisti di qualità per evitare la beffa dello scorso anno, ma ecco che dalla società parte l'input immediatamente raccolto dalla comunicazione: "Ma siamo sicuro che sia un bene fare degli innesti proprio ora? Ma non si corre il rischio di alterare gli equilibri dello spogliatoio? Ma poi, siamo già tanti così, senza neanche la coppa a che servono gli acquisti"?
Insomma, questo mercato alle porte è già stato bollato come fastidioso e destabilizzante, né più né meno dell'Europa League. Quindi basterà poco per far digerire e dimenticare l'eventuale figuraccia europea o per far smaltire l'eventuale delusione per un mercato da spettatori, al massimo con l'arrivo di un novello-Sculli. D'altra parte, "stiamo bene così, conta solo la maglia, meglio pochi ma buoni, tifoso occasionale porti male, c'avete ancora tra i denti il caviale dei tempi di Cragnotti" e chi più ne ha più ne metta, perché oramai non si ragiona più, si va avanti per frasi fatte e luoghi comuni.
E se poi anche in campionato non dovesse arrivare questo tanto agognato terzo posto? Beh, la colpa sarebbe dell'ambiente che non rema compatto, delle "anime nere", mica di chi ha costruito la squadra o di chi la guida in campo. Al massimo, si può gettare la croce addosso a qualche giocatore mercenario che ha tradito le attese o che si è montato la testa: meglio se giovane, con una buona quotazione di mercato e in grado di garantire una bella plus-valenza per chiudere il bilancio, come è successo con Kolarov, Lichtsteiner, Zarate, Muslera e via discorrendo. Negli ultimi anni è stata colpa loro, quest'anno potrebbe essere colpa di Cissé o di Hernanes. Tanto, come dice il "progettista" Lotito, "il mondo è pieno di bravi giocatori". E di amici o ex compagni di squadra di Tare, potremmo aggiungere. Quindi, la prosecuzione del "progetto" è assicurata e il prossimo anno ripartiremo vivendo l'ennesimo giorno della marmotta, rivedendo e risentendo sempre le stesse cose, con il nulla spacciato per "progetto-Lazio". Ma progetto per andare dove, per vincere cosa poi? Vabbé, questi sono dettagli. L'importante è restare tutti uniti, "perché a maja è a maja" e, soprattutto, "perché gli uomini passano e la Lazio resta". Peccato che a passare siano i giocatori e che l'unico a restare sia proprio quello che non potrà mai garantire a questa società e a questa squadra quel salto di qualità che tutti auspichiamo e che molti sognano sia sempre dietro il prossimo angolo. Il tutto con la complicità di chi fa comunicazione ma che invece che aprire gli occhi e le menti alla gente pensa per prima cosa a tirare a campare e a portare a casa lo stipendiuccio mensile, senza crearsi troppi problemi, senza inimicarsi editori e sponsor.
io tante cazzate messe insieme non le avevo ma lette ne viste