Migliore, oggi, il comportamento del Messaggero che dedica una pagina di cronaca alla Lazio con tre articoli, abbastanza interessanti, uno di Massimo Martinelli, uno di Gabriele De bari ed uno di Daniele Magliocchetti.
I titoli sono
"Lazio nel mirino dell'inchiesta Gervasoni fa il nome di Mauri"
"La società: «Solo sospetti non c'è niente contro di noi»"
"In pagella sufficienze per il numero 6 biancoceleste"
Ecco il testo:
C'è la parola di Carlo Gervasoni e non solo quella. A tirare per i capelli almeno un giocatore della Lazio, Stefano Mauri, in questa indagine maleodorante, ci sarebbero anche riscontri tecnici, come li chiamano in gergo. Cioè tracciati Gps registrati dai localizzatori nascosti nelle automobili. Oppure spostamenti ottenuti seguendo le tracce dei telefonini impresse sui ripetitori di segnale.
E ancora le conversazioni su Skype, che alcuni dei protagonisti di questa vicenda di corruzione ritenevano - con un'ingenuità disarmante - al riparo da ogni tipo di intercettazione. E gli stessi riscontri sarebbero stati raccolti nei confronti delle altre persone chiamate in causa da Gervasoni: Cesare Rickler, in forza al Bologna ma tirato in ballo per una Atalanta-Piacenza nel periodo in cui giocava nel Piacenza. E Nicola Ventola, ormai ex giocatore, indicato da Gervasoni a proposito di Chievo-Novara di Coppa Italia (quando Ventola giocava con i piemontesi), finito tre a zero per il Chievo. A Stefano Mauri, invece, il grande accusatore di Calciopoli attribuisce un ruolo nella fantastica doppietta dei biancocelesti della scorsa primavera, con il quattro a due contro il Genoa all'Olimpico, del 14 maggio, e quella del 22 maggio, sempre per quattro a due, con Lecce fuori
casa.Su quest'ultima partita i magistrati hanno sospettato che potesse avere un ruolo anche Alessandro Zamperini, il giocatore playboy che vantava flirt con Nicole Minetti, Federica Nargi e altre bellezze dello star system, che alla vigilia di Lecce-Lazio era in un grande albergo della città pugliese, in compagnia di Hristian Ilieyski, uno dei capi dell'organizzazione degli Zingari.
Zamperini è stato interrogato due giorni fa e ha ammesso di averci anche provato, a comprare quel match. Ha detto di aver fatto un «discorso preparatorio», come lo ha definito il suo legale Roberto Ruggiero, a un giocatore del Lecce che conosceva da tempo, Stefano Ferrario (che poi non entrò nemmeno in campo). E che Ferrario non lo fece nemmeno concludere. Lo stoppò appena capì il tenore della proposta e disse di non essere disposto. Anche se, osservano gli inquirenti, si guardò bene dal denunciarlo, come invece aveva fatto Simone Farina, il centrocampista del Gubbio al quale Zamperini arrivò a offrire duecentomila euro per truccare una partita.
Sono solo questi due gli episodi, quello di Lecce e quello di Farina, che Zamperini ha ammesso davanti al pm Di Martino e al gip Salvini, nell'interrogatorio di due giorni fa. E il suo avvocato, Roberto Ruggiero, assicura che il suo cliente non ha altro da aggiungere: «Ha chiarito la sua posizione», dice il penalista. E accarezza l'idea di contestare l'incompetenza territoriale della procura di Cremona per portare l'inchiesta a Roma. Perché è a Roma, o meglio a Formello, che sarebbero stati raccolti altri elementi sulle presunte combine nei match della Lazio. Scrivono i segugi del Servizio Centrale Operativo della Polizia in una relazione appena depositata: «A conferma dell'assunto secondo il quale l'organizzazione criminale invia i propri emissari per parlare direttamente con i giocatori o con i dirigenti coinvolti nella manipolazione delle partite, di particolare valenza investigativa appare essere la circostanza che la cella impegnata da Viktor Kondic (un altro dei capi dell'organizzazione) è quella di Formello (Roma) ove come è noto da alcuni anni è ubicato il centro sportivo della Società sportiva Lazio. Inoltre, via delle Macere, dove si trova la cella, è contigua proprio al centro sportivo in argomento».
E ancora, è lo stesso Zamperini a insospettire gli investigatori per il comportamento sospetto che tiene in occasione di alcuni contatti con uomini stranieri non ancora identificati. Come è avvenuto solo un mese fa, il 21 novembre scorso, quando ha ricevuto una telefonata da una utenza macedone nel corso della quale si parlava in inglese: «Amico mio, ti ho scritto». E l'altro: «Ok il mio telefono si è spento, niente batteria». E Zamperini: «Ok, non importa, ora io vado ad allenamento. Tu dopo leggi e stasera ne parliamo in Skype». Senza sapere che da anni qualsiasi procura intercetta più questo sistema di messaggistica che le telefonate normali.
«Giù le mani dalla Lazio». L'avvocato Gianmichele Gentile respinge ogni sospetto mosso nei confronti della società biancoceleste in merito alle partite indagate, contro Genoa e Lecce. La squadra tornerà oggi a lavorare a Formello e si troverà ad affrontare questa delicata vicenda che è venuta fuori dalle indagini condotte dalla Procura di Cremona.
«Speriamo che i calciatori possano allenarsi in tutta serenità, senza risentire di questa situazione che interessa altre persone. Stanno alzando un polverone che non ci tocca perché la Lazio non è stata chiamata in causa per alcun fatto concreto. I riferimenti avanzati, infatti, sono frutto solo di sospetti, non di prove, quindi stiamo alla finestra in attesa di conoscerne gli sviluppi. Non abbiamo ricevuto inviti a comparire, non ci sono indagini che ci interessano direttamente, perciò rimaniamo tranquilli per quanto potrà emergere dall'inchiesta. Ma non ci piace che venga fatto il nome della Lazio per una brutta storia come questa, perciò vigileremo su tutto. I nostri tecnici hanno rivisto gli incontri chiamati in questione e non sono stati trovati elementi di anomalia. Questo rafforza la nostra convinzione di estraneità allo scandalo delle scommesse».
Alla luce dell'inibizione inflitta al presidente Claudio Lotito, per la Lazio, parla soltanto l'avvocato Gentile il quale spiega anche la posizione di Stefano Mauri, il cui nome è rimbalzato dalle deposizioni di Cremona. «Il nostro calciatore è fuori da ogni coinvolgimento in questa triste vicenda. Si parla di una telefonata, ma non basta dire di aver parlato con una persona per accusarla di un reato. Ci vogliono riscontri oggettivi e circostanziati che, in questa situazione, non esistono. E che, siamo convinti, non emergeranno. Non conosciamo cosa abbiano detto Gervasoni e Zamperini, nelle loro dichiarazioni in Procura, perciò dobbiamo e possiamo basarci solo su quanto è emerso sui giornali e dalle televisioni. Però la sensazione è che si vogliano coinvolgere personaggi in vista del calcio per dare maggiore clamore a tutto. Se saremo chiamati in causa, sapremo cosa dire e cosa fare: per adesso possiamo solo aspettare. Sotto il profilo penale non c'è niente. Sotto l'aspetto sportivo, se riguarda un tesserato della società, si potrebbe configurare la solita responsabilità oggettiva con penalizzazione. Ad ogni modo si naviga sempre sul campo delle ipotesi di un caso ancora a livello embrionale del quale, prima di emettere giudizi o verdetti affrettati, bisognerà scoprire gli aspetti in maniera precisa. Invece si parla troppo di voci, di sentito dire, di nomi buttati a caso che poi vengono ritratti. La Lazio ha tutto l'interesse ad andare fino in fondo perché pretende che venga fatta piena luce e che i nomi della società e dei calciatori escano senza alcuna ombra da questa inchiesta».
Anche il procuratore di Mauri, Tiziano Gonzaga, ha scagionato con forza il centrocampista biancoceleste dai sospetti. «Il mio assistito è assolutamente e totalmente estraneo ai fatti per i quali si sta indagando e procedendo nell'inchiesta della Procura di Cremona. Mauri si tutelerà in tutti i modi per evitare che il suo nome venga messo in mezzo a questa situazione». La Lazio quindi alza la voce, chiede subito chiarezza e non accetta che si spari nel mucchio coinvolgendo sia la stessa società, che suoi tesserati, senza alcuna prova. Siamo alla ripresa della preparazione, il campionato si avvicina e la squadra ha diritto a lavorare fuori dalle polemiche. Chi indaga ha il dovere di verificare tutto e in fretta per evitare che i dubbi e i sospetti continuino nei prossimi giorni, danneggiando chi non c'entra con la vicenda delle scommesse.
Niente di anomalo, tutto secondo copione, almeno sul campo. Lazio-Genoa del 14 maggio e Lecce-Lazio del 22 maggio, entrambe terminate con il risultatodi 4-2 a favore dei romani, sono state le classiche partite di fine stagione: squadre senza un preciso ordine tattico e soprattutto senza particolari paure legate al risultato. Tra le tre l'unica che aveva qualche pressione in più era la formazione di Edy Reja che con l'Udinese inseguiva il quarto posto, un piazzamento in Champions League. E sempre tra le tre Lazio, Genoa e Lecce, ha vinto la squadra più forte, quella che aveva i pronostici dalla sua. Due partite dall'esito piuttosto scontato, insomma, magari non nel punteggio. Una curiosa coincidenza quel 4a2 in entrambi i match, ma niente di più, almeno per quello che si è notato sul terreno di gioco. Nella prima partita, la formazione allenata da Reja parte in modo arrembante, andando in vantaggio con Biava al settimo minuto di gioco. Una fiammata, anche perché il Genoa pareggia dopo cinque minuti con Palacio e comincia a girare meglio della Lazio, tanto che in più di un'occasione va vicina al vantaggio. E poi in campo c'è Lichtsteiner, lo svizzero stoico che gioca pur avendo una mano fratturata. L'esterno destro dà una grande prova di coraggio, ma si vede che è insicuro, difende male ed è
troppo condizionato, al punto che Ballardini, il tecnico del Genoa, se ne accorge e gli mette addosso il guizzante Palacio. La Lazio soffre e chiude il primo tempo tra i fischi. Il portiere Berni e l'ex di turno Giuseppe
Sculli si alzano dalla panchina e assieme al tecnico spronano i compagni a dare di più. Sculli, prima di entrare negli spogliatoi, si intrattiene a chiacchierare un po' con gli ex compagni del Genoa. Le squadre rientrano in campo e la Lazio comincia a giocare a pallone, attaccando a testa bassa. Zarate, Ledesma, Rocchi ed Hernanes sono i trascinatori e i migliori a fine gara. Stefano Mauri, nelle pagelle pubblicate dal Messaggero, riceve un 6, con il seguente giudizio: «Come gran parte della squadra sbaglia tanto nei primi quarantacinque minuti. È poco ispirato e un po' stanco. Migliora nella ripresa, sacrificandosi tanto». Il Genoa quasi sparisce dal terreno di gioco, ma più per la veemenza degli attacchi della Lazio che altro. La partita di Lecce, come andamento tecnico, è molto più divertente rispetto a quella con il Genoa. La Lazio deve vincere e attacca a testa bassa, ma il Lecce
non sta a guardare e per ben due volte raggiunge i biancocelesti andati in vantaggio prima con Rocchi e poi nuovamente con Zarate. Muslera commette un'ingenuità: uscendo in modo goffo su un cross di Coppola vede la palla entrare in rete. C'è addirittura un salvataggio sulla linea da parte di Dias che di testa respinge un tiro di Piatti con Muslera battuto. Le due squadre, soprattutto il Lecce già salvo, non si risparmiano. Nella ripresa sale in cattedra proprio Stefano Mauri, autore di una ottima prestazione. In quella partita, nelle pagelle del Messaggero, il giocatore riceve 6,5: «Tanta volontà, sacrificio e classe. Per tre volte con i suoi passaggi in verticale, mette Rocchi e Zarate davanti al portiere, ma i due sprecano». Assieme al trequartista brillano anche Brocchi e Ledesma. La Lazio riesce a vincere, ma a causa del pareggio tra Udinese eMilan, resta quinta in classifica ed è costretta a dire addio alla Champions League.