Citazione di: strike il 03 Gen 2012, 01:08
Cara la mia aquila della notte, se Gervasoni ha detto che Mauri ha fatto questo e quest'altro (e ripeto, non lo sappiamo bene quello che ha detto), dal punto di vista del giornale è un fatto. Dal punto di vista giudiziario rimane una chiacchiera, che però va sul giornale e vedrai che nessuno leva le mutande a nessuno, come è giusto che sia. Se non emerge niente, il giornale lo scriverà. Certo non si può pensare di scriverne quando, tra 10 anni, ci sarà la sentenza della Cassazione
Strike, la mia provenienza professionale e la mia sensibilità sono sicuramente diverse.
E, forse, è questo che mi fa nutrire delle perplessità su quel che scrivi.
Mi spiego.
Quel che Gervasoni ha detto lo sanno (lo dovrebbero sapere) solo il magistrato che lo ha interrogato, il cancelliere verbalizzante e l'avvocato difensore: persone tutte, in un modo o nell'altro, tenute al segreto. Perciò quelle che Mensurati ha scritto sul giornale dovrebbero essere solo chiacchiere, non fatti.
Poi, però, perché non sono nato ieri, mi immagino che quel che Mensurati ha scritto non è il frutto della sua immaginazione, ma qualche notiziola che gli è stata soffiata nell'orecchio da qualcuno che ha accesso all'Ufficio della Procura della Repubblica inquirente. Notiziola, peraltro, riportata - me lo concederai - non certo neutralmente, ma secondo una ben precisa chiave di lettura. Rispondente o meno a quella degli inquirenti, lo vedremo; sicuramente capace, però, di condizionarne il lavoro.
Ed allora le parole scritte sull'articolo di Mensurati cessano di essere chiacchiere e diventano il frutto di un reato. Quel reato di violazione del segreto istruttorio che, stranamente, nel codice consultato dal quotidiano giacobino per eccellenza parrebbe esser stato espunto.
Qui, però, il discorso dovrebbe essere molto più ampio e riguardare, per un verso, i rapporti non sani (certamenti non degni di uno Stato di Diritto) di
mutuo scambio esistenti tra certi uffici inquirenti ed i cronisti giudiziari di alcuni quotidiani, rapporti che dovrebbero inquietare in primo luogo proprio chi vorrebbe ergersi a paladino della legalità (sempre che ambisca a farlo davvero, e non ad assumerne soltanto la posa); e, dall'altro, l'utilizzo e la manipolazione che, non di rado, tali quotidiani fanno dei segreti istruttori sottratti per orientare l'opionione pubblica in senso conforme alla propria linea editoriale, celebrando, al di fuori di ogni garanzia, processi di piazza a tesi preconfezionate.
Questo, a mio avviso, è uno dei problemi fondamentali del nostro sistema, prima e più del conflitto di interessi o dell'impresentabilità di questo o quel politico. Però, capisco che andrei troppo fuori tema, e, quindi, mi limito ad osservare che ancora un volta, al pari di cinque anni fa, le conseguenze della violazione delle norme che dovrebbero regolare l'operato di magistrati e giornalisti le soffriamo noi.
Allora, lo possiamo dire con coscienza, la merda che ci venne spalata addosso era priva di ogni consistenza (anzi, per certi versi, parrebbe esser stata confezionata a bella posta) e meriterebbe che qualcuno, a cominciare da quei sepolcri imbiancati del prof rossi e del pres. ruperto, facesse un esamino di coscienza.
Questa volta non possiamo che aspettare che gli atti istruttori - nella loro interezza e non negli stralci (manipolati) inverificabili propalati per intenzioni non proprio trasparenti - divengano noti e ci consentano di ragionare, questa volta, sui fatti e non su chiacchiere o su oggetti di reato.