Sono d'accordo con fish_mark sull'indignazione a gettone, sorella stretta del politically correct.
Però co sta storia che se mi indigno per un buu poi mi devo indignare pure per il magrebino che raccoglie pomodori non se ne esce.
Non è che non sono d'accordo, è che il sipperoismo (neologismo testé coniato da me medesimo) de facto impedisce qualsiasi reazione.
Mi indigno per gli ebrei uccisi durante la seconda guerra mondiale. Sipperò se non mi indigno pure per i kulaki non vale.
Mi indigno per i kulaki. Sipperò il genocidio degli armeni.
Mi indigno per il genocidio degli armeni. Sipperò PolPot in Cambogia.
E via nefandando.
Alla fine dico vabbé sticazzi degli ebrei, non posso elencare tutte le schifezze di questo mondo nfame.
Non mi va bene che ti devi indignare di tutto oppure se ti manca na figurina sei un ipocrita, o giù di lì.
Si parlava di un episodio specifico, mi pare. Trovo che il generalizzare, il sociologizzare, lo spostare qualsiasi ragionamento sulla società malata, non sia tanto tecnicamente scorretto, quanto ci porti lontano. E intanto l'indignazione si scioglie in mille rivoli, perde sostanza.
Sticazzi dei buu, pensa ai pedofili. O ad Amin Dada, che mangiava i bambini. Ed era pure negro.