non so se dire che Chinaglia l'ho sfiorato... forse qualcosa di più.
non ho visto una partita allo stadio in cui lui indossasse la maglia della Lazio, tranne il suo addio al calcio giocato nell'83; altre due ne avevo viste quando venne coi Cosmos a roma, qualche anno prima.
alla mia prima domenica all'olimpico lui se n'era appena andato, era un Lazio-Milan 4-0 del '76, in cui noi conquistammo la salvezza virtuale, e allo stadio si sentiva dire che Chinaglia aveva condizionato la Lazio (come a dire che la squadra, finalmente "libera" da quel suo capo ingombrante, ne aveva fatti quattro all'avversario).
Non era così semplice: forse si può, giusto per una domenica, far finta di non aver bisogno di chi non c'è più... o forse in campo fu veramente così, l'anno dopo ci fu la bella Lazio di Vinicio che giocava bene e arrivò quinta nell'anno in cui la Juve ne fece 51 e il Toro 50. Però, lo stesso, da allora noi siamo sempre stati orfani di Long John, abbandonati da lui ma sempre con la speranza di riabbracciarlo, come fu brevemente in quel suo ritorno l'anno dopo, o per le partite coi Cosmos, o quella sera in cui si presentò a Gol di Notte e Pulici non la finiva di piangere...
non so quanti di voi c'erano quel martedì pomeriggio dell'83, la prima tappa del ritorno da presidente; venne ad "allenarsi" con la squadra, con Clagluna -ancora non esonerato- che dirigeva l'allenamento... ho il ricordo di me stesso sull'autobus, dopo la scuola, mentre vado al Flaminio; e quella tribunetta, forse la prima volta che ci mettevo piede, anche lì.
e poi tutto quello che sappiamo, la presidenza, l'ombrello agitato in direzione di Menicucci, e infine le vicende degli ultimi anni, che confesso ho seguito anche poco: ormai era tutto già visto, il riscatto della nostra gente da parte di Long John era stato uno solo, quello del campo, e del Giorgio calciatore... inutile voler vedere altro, cose per cui lui non era adatto...
si è detto molto, tra ieri e oggi, sul fatto che sia morto solo; non lo so, io credo che entro certi limiti noi ce lo scegliamo, se essere uomini soli oppure no; certo, la lontananza, per non dire latitanza, era un fatto oggettivo: ma è vero che quell'uomo, per quel che ne ho capito io, non era fatto per stare insieme agli altri; ha sempre scelto lui, cosa essere, cosa era giusto, chi mandare affanculo, e quando è così è difficile che gli altri siano per te dei veri interlocutori: te li porti appresso quando ci riesci, e poi te li perdi... ma non dico questo come fosse una critica, lui era perso dietro il suo sogno, forse ancora quello di quando da ragazzino in Inghilterra gli consigliavano il rugby, mentre lui voleva solo correre dietro un pallone e fare gò, come diceva lui con quella "o" chiusa.
ciao Giorgio, sabato saremo lì, e tra quegli spalti cercheremo segni della tua presenza, e un po' li troveremo e un po' no, com'è stato sempre forse, per quelli che in quei giorni erano piccoli tifosi della Lazio