sotto svariati punti di vista.
la giornata di ieri abbassa ancora un po' la quota terzo posto, ora ipoteticamente attestata intorno ai 63/65 punti.
assieme al contemporaneo innalzamento della quota salvezza (lecce 35, genoa 36 a 5 giornate dalla fine, 40 punti non basteranno, a meno che il genoa non crolli verticalmente), il dato certifica come questo campionato si stia rivelando uno dei più equilibrati degli ultimi anni: tranne le prime due e le ultime due, abbiamo un lotto di 16 squadre in 20 punti, che con i 3 punti significano uno scarto minore delle 7 vittorie (su 33 partite disputate).
il campionato ridicolo che in parecchi si affannano a bollare, invece a me pare un buon campionato, sotto il profilo del gioco. la juventus si appresta a vincere lo scudetto avendo sciorinato per tutta la stagione, a parte qualche calo fisiologico, un calcio dinamico, aggressivo, fatto di grande possesso palla ed elevatissima riduzione del rischio.
napoli, Lazio e udinese si confermano sugli elevati standard di rendimento degli scorsi anni, mentre roma e inter sono evidentemente in un momento di transizione, in una stagione intermedia tra un recente passato trionfale per i nerazzurri e soddisfacente per le cacate e un futuro di cui non si riescono ancora ad intravedere i contorni.
se le cinque appena citate, protagoniste della volata CL, sono ancora nella stessa situazione dello scorso anno, malgrado i punti in meno, è anche, anzi soprattutto perché, come da titolo, il campionato quest'anno si è rivelato molto più equilibrato ed interessante del solito.
merito, a mio avviso, delle cosidette provinciali, la vera sorpresa dell'anno, sorpresa collettiva, direi.
parecchie di queste squadre, durante la stagione, sono riuscite a proporre un tipo di gioco filosoficamente diverso, basato non più sulla remissività e la specularità all'avversario, ma attivo, a volte spregiudicato, intelligente, mai scontato.
penso ovviamente al catania di montella, ma anche al chievo di di carlo, al siena di sannino, al lecce di cosmi, all'atalanta di colantuono, al bologna di pioli.
tutte squadre che riescono a metterti in difficoltà non solo chiudendosi bene, ma anche attraverso l'imposizione del loro calcio, in fase di possesso, squadre tatticamente molto attrezzate, con una mentalità collettiva molto spiccata, umili ma perfettamente conscie delle loro peculiarità, interpreti di un calcio moderno, razionale, dinamico, insomma non il solito minestrone all'italiana.
anche se i nomi possono far pensare a vecchi volponi del catenaccio & contropiede, gli allenatori di queste squadre si stanno dimostrando molto attenti all'evoluzione tattica e atletica di questo gioco, e stanno trasformando anche le loro impostazioni e le loro visioni programmatiche. guidolin lo vedo come il capostipite di questa piccola rivoluzione all'italiana, i cui frutti forse, riusciremo a vedere tra qualche anno se le grandi squadre sapranno accettare la loro lezione: ho sentito proprio l'altro ieri del buco di bilancio del milan di circa una 60ina di milioni di euro, cifra interamente coperta dalla fininvest.
questa evidente sproporzione tra le risorse a disposizione, questa forbice, tra le prime tre squadre in italia e tutte le altre, non in grado di competere a livello di calciomercato e quindi per forza di cose costrette a programmare bene la stagione e a valorizzare al massimo tutte le risorse a loro disposizione, comprese quelle interne dei vivai, sta paradossalmente dando risultati insperati.
se le grandi squadre italiane penseranno di garantirsi il gap tra loro e le altre sempre e soltanto iniettando le rispettive rose di campioni affermati pagati a peso d'oro, è chiaro che l'esempio di questi allenatori rimarrà soltanto un vago richiamo nel deserto: se la competizione non viene adeguatamente stimolata e a vincere rimarranno sempre le stesse, sarà difficile ottenere un innalzamento collettivo della competitività del nostro movimento calcistico.
anche perché, particolare da non trascurare, queste squadre, private della possibilità di vincere, penseranno unicamente a una cosa: salvarsi.
sì perché all'estremo opposto di classifica c'è la serie B, un baratro economico che per molte squadre può significare la fine o quasi, se è vero che non riescono a sollevarsi subito neanche squadre con blasone e bacini d'utenza importantissimi, guardate le difficoltà di torino e sampdoria, tanto per fare due esempi attuali.
insomma, di retrocedere in queste condizioni non va proprio a nessuno, per cui mi pare anche normale che le linee guida di società che ad inizio anno risultino indiziate per la lotta salvezza siano improntate al vecchio adagio che recita: "primo non prenderle".
la sproporzione di risorse non garantisce la competitività dell'intero movimento calcistico, e se a questo aggiungiamo lo stato di evidente trascuratezza ed abbandono delle serie minori a cui vengono costrette dagli organismi di controllo di questo sport, rischiamo di bruciare l'esempio mostrato in questo campionato da queste squadre, che nonostante i rischi di finire in B, hanno deciso di intraprendere una strada calcistica coraggiosa, che è anche l'unica percorribile dal nostro calcio per tornare ai vertici in europa.