Citazione di: strike il 22 Giu 2012, 17:46
La legge è l'interpretazione che ne fanno i magistrati. E in Italia sono molto largheggianti in materia di custodia cautelare, è proprio una caratteristica del sistema che ha radici piuttosto profonde. Mi fa schifo, ma così è. Non l'hanno inventata a Cremona.
Sono temi delicati e mal si prestano ad essere tagliati con l'accetta.
Comunque, semplificando all'osso, nel sistema italiano (a differenza, ad esempio, di quello inglese) la legge non è (non dovrebbe essere) l'interpretazione che fanno i magistrati, ma è la norma che approva il parlamento, ossia l'unico organo costituzionale dotato di legittimazione popolare: io i parlamentari li voto e loro sono responsabili (politicamente) verso di me. Il magistrato, invece, è un tecnico che ha vinto un concorso e che dovrebbe fare, bene, il suo compito tecnico.
Certo, poi, ogni enunciato legislativo, per essere applicato, deve essere intepretato, ma, senza volerci impelagare in faticose discussioni di ermeneutica giuridica, interpretazione significa scegliere, tra i tanti significati che astrattamento rientrano nell'ambito semantico della norma, quello maggiormente rispondente rispetto al dato testuale (interpretazione letterale) e coerente con il contesto sistematico nel quale la stessa si colloca (intepretazione sistematica).
Ovviamente tali operazioni ermeneutiche implicano inevitabilmente un certo grado di discrezionalità, o se si vuole di soggettività, da parte dell'interprete, il quale grado, tuttavia, è (dovrebbe essere) circoscritto entro margini rigidi e ristretti. Questo, ancor più in sede penale, laddove vige un generale principio di tipicità di reati e pene atto a limitare ulteriormente la discrezionalità dell'interprete.
Questo pistolotto per dire che la pretesa (ormai tranquillamente enunciata) dei magistrati di
fare le norme in sede applicativa - perché di questo sostanzialmente si tratta - è un palese stravolgimento del sistema disegnato dalla Costituzione, il quale può passare quasi inosservato solo grazie al progressivo straripamento del potere giurisdizionale rispetto a quelli legislativo ed esecutivo verificatosi a partire dal 1992.
A me questa situazione, in cui un potere dello Stato si impadronisce di spazi di sovranità che non gli competono, spaventa.
Tornando in topic, comunque, i Giuidici del Tribunale del riesame potevano certo entrare nel merito, ma per una prevedibile questione di opportunità (e di convenienza: oggi tocca a te, domani a me) hanno ritenuto preferibile non sottoporre al vaglio l'operato di un loro collega, celandosi dietro la revoca della misura cautelare. Così come se è vero che un Giudice può sempre essere condannato ove abbia sbagliato per dolo o colpa grave e anche vero che, in circa un ventennio, le ipotesi in cui un magistrato abbia condannato un altro magistrato si contano davvero sulle dita di una mano (se ti capita, leggi il bel libro di Liviadotti sul tema).
Fatto sta - e qui ce lo possiamo dire - che per mettere dentro Mauri (lo avrebbero fatto comunque, anche se fosse andato a Cremona ogni settimana) nella speranza che confessasse si sono dovuti inerpicare sulle vette della fantasia giuridica.
Mi dici che lo fanno un po' tutte le procure. Credo sia vero, ma non cambia di una virgola la situazione.