Bel topic. O, almeno, di quelli che piacciono a me.
E allora:
1) Cultura - C'è poco da fare, siamo diversi da quelli dellà. Anche nei momenti magici, siamo di quelli che se lagnano sempre. Piangiamo a catinelle se sfioriamo la Champions, mentre dellà s'esaltano per una amichevole a Disneyworld vinta contro i Toronto Tigers per 3-2. Noi prendiamo Ederson e Breno? Commento (nostro): "sempre seghe a costo zero!", Loro s'accattano Josè Angel? "Ecco il nuovo Cafù!" Non ce stà gnente da fà.... Noi sempre a chiedere a Lotito "caccia li sordi", loro completamente indifferenti al fatto che gli ammerekami, più che a portare dollari (l'aumento di capitale chi l'hs visto?), sembrano venuti a magnasse qualche euro. E' una differenza culturale autentica, marcata. E' un imprinting che esiste da secoli. Noi siamo quelli dell'aquila (cfr, film), loro quelli di "panem et circenses" con cui gli imperatori rabbonivano le masse plebee.
2) Romanità - Se andate a rileggere qualche pagina antica, scoprirete che al di là della fusione, la As falliti intruppa tifosi negli anni '30 tra chi immigra nella capitale specie dal sud. Sono gli anni in cui la capitale del regno si rifà il maquillage (solo per citare qualcosa, Parioli, Eur, Foro Italico). Servono braccia ed ecco che chi arriva dalla Campania, dalla Calabria o dalle zone più povere del paese, per farsi accettare - chi l'ha detto he il razzismo nasce solo oggi? - s'inventa tifoso della "magggica". Roma-uguale-As1927, il ragionamento di chi arriva dallo sprofondo. E in parte ciò è ingigantito dal fatto che tutti i nobili della capitale (Odescalchi, Torlonia e via dicendo) so' laziali (e vi assicuro che so ciò che dico), in parte dal fatto che l'As falliti vive nella periferia sud della città dove fioriscono i condomini popolari per gli operai: al Tiburtino, al Prenestino, sulla Casilina è un fiorire di giallo-rosici campani e calabresi, mentre non a caso Prati e Parioli sono orgogliosamente laziali.
3) Media - Ho già fatto questo discorso, ma mi tocca ripetermi. Intanto il laziale vero non ha bisogno di esporsi, non sente la necessità di gridare il suo tifo al mondo come fanno dellà, dove (bruco sul lunotto insegna) fa premio il dichiararsi della tribù. Ma poi le dolenti note sono colpa nostra, o, meglio, dei nostri comunicatori. Nelle trasmissioni, laziali, che parlano di noi, vanno sempre i soliti quattro gatti, per di più assolutamente sconosciuti alle masse. Spesso vere e proprie macchiette senza arte nè parte, meritevoli in quanto amici del conduttore. Avete presente Guidone? E' l'archetipo del Tafazzi biancazzurro. I soliti cinque-sei amichetti che blaterano di quisquilie e poi giù con le lamentazioni di come la società non pesi, non faccia, non cresca, non invogli. Mai, ad esempio, che si sia invitato un Piperno a paragonare la Lazio all'universo proustiano (faccio pe' dì, eh!) o mai che ci si sia scomodati a fare servizi sui lazialissimi sora Lella o Paolo Ferrari; mai che ci si sia scomodati a sentire il figlio di Napolitano (lazialissimo pure lui) nella sua veste di giurista sui processi sportivi o a cercare di cavare qualcosa dall'ex-dg della Rai che dietro la scrivania aveva il nostro gaglardetto. Macchè! Eppure di occasioni ce ne sarebbero: se sentite Bargnani a Toronto e ne ricavate qualcosa, perchè non passare le sue parole ad una agenzia di stampa (non è così difficile, se volete, in privato, vi spiego come si fa) che le rilancerebbe a Sky e compagnia cantante? Possibile che all'apparire della foto Gallinari-Mauri con scambio di maglie, nessuno abbia pensato di ascoltare il cestista dei Denver Nuggets per chiedergli se ha ancora la divisa della Lazio e perchè si era incontrato col vice-capitano? Molte sono le nostre/vostre lamentele sulla inesistenza della Lazio a livello mediatico, ma a parte le colpe della società - che ci sono perchè Lotito è un padre-padrone che non tollera inserimenti - quello che mi fa specie (e pena) è il livello miserando dei cosiddetti nostri comunicatori. Che poi sono anche loro dei piccoli Lotito, pronti a chiamare chi non fa loro ombra ma recalcitranti a un lavoro vero e ad allargare la platea. Cosa voglio dire? una quindicina d'anni fa organizzai delle cene tra giornalisti laziali (non sportivi) e Cragnotti dopo che con tre-quatro amici decidemmo che dovevamo dare un premio al presidente per averci riportato in alto. Alla prima cena eravamo una trentina, alla seconda 40, alla terza 60. C'era gente che si occupava di politica, di economia, di cultura, tutti lazialissimi (tra cui Guido Paglia che lì conobbe Cragnotti che poi lo contattò per l'ufficio stampa) e tutti capaci di leggere le cifre di un bilancio o di captare il curus di una normativa per lo sport (cfr. stadi). Ne avessi mai sentito uno in una trasmissione radio o tv che si fregia d'esser laziale!
E, almeno per ora, chiudo qui. Scusandomi per l'eccessiva lunghezza.