Scusate, vi ho letto attentamente e credo che a partire da Porga e Arkham, dai concetti di dandinismo a quello della costruzione del gradimento (Tarallo), le opinioni siano tutte rispettabilissime per carità, tuttavia, credo altresì che si stia tracciando un profilo forse distorto del modo di vivere lo sport e, in tale ambito, del calcio, per quanto esso mi e ci coinvolga in modo talora estremo.
Si potrebbe discutere di subalternità culturale allorché il calcio connotasse anche minimamente la nostra cultura, o qualche frangia sostanziale di essa e non fosse invece, come nei fatti, uno dei tanti oppiacei, strumentali alla distrazione della crisi. Una crisi culturale, ora economica, insomma sistemica.
Io mi domando, il Laziale ed il suo modo di vivere la Lazio non sono la risposta più legittima, credibile, realistica, serena alla domanda su quale posto debba occupare il calcio e le sue manifestazioni più sguaiate nelle vita di ognuno di noi???
Quanto alla cultura della quale dovremmo esser subalterni? beh, una forma di Mujahidinismo che solo a Roma (purtroppo anche da alcuni di noi) viene visto come sistema "educativo" del gradimento per una squadra che è sempre stata ai margini e che vorrebbe essere più di quanto non sia mai stata e non sarà mai, volendo essa velletariamente occupare ed invadere sfere di società civile in cui tutt'al più farebbe folclore. A leggere l'intervento introduttivo di Arkhan mi viene da pensare che il nostro cinema, la nostra tv, la nostra letteratura, da tempo abbondantemente in crisi, ora siano in picchiata.
Ora alla parola cultura viene spesso sovrapposto il folclore.