Roma, 2 luglio 2012 - La notizia è del 29 giugno, ma visti i suoi eventuali riflessi sulla vicenda di Stefano Mauri, risulta utile pubblicare l'articolo della Stampa del 29 giugno. Al centro del pezzo la scarcerazione di Cristian Bertani, liberato dal Tribunale del Riesame di Brescia, competente per i procedimenti in svolgimento a Cremona. Il collegio di Brescia, così come aveva fatto per Turati, ha annullato gli arresti domiciliari per l'ex attaccante del Novara ora alla Sampdoria, rimettendolo in libertà. Bertani è reduce da due settimane in carcere a Cremona: dopo il secondo interrogatorio era uscito di cella per raggiungere moglie e figli nella casa di Legnano (i domiciliari erano stati concessi anche per particolari ragioni familiari, ndr).
Il pronunciamento non esclude le accuse più gravi riguardanti la commissioni di illeciti – di aver combinato più partite all'epoca della sua militanza in maglia azzurra in serie B - ma "la consumazione di singoli reati-fine non comporta, di per sé e secondo un automatismo probatorio, la prova dell'adesione al sodalizio criminoso, dal momento che a tale ultimo fine occorre un compendio grave in termini di consapevole contributo dell'indagato all'azione del gruppo ed alle sue finalità".
"Ad avviso del Collegio — si legge nel documento — nel caso di specie il materiale rimesso nei confronti del ricorrente Bertani è ampiamente insufficiente a dimostrazione del suo inserimento nell'associazione a delinquere di cui erano parte, tra gli altri, Gegic, Ilievski, Tisci e Zamperini. L'affermazione prescinde, ovviamente, dall'ascrivibilità a Bertani di singoli reati".
La scorsa settimana, la sua squadra attuale, la Sampdoria, aveva annunciato di voler impugnare la sanzione di 50 mila euro che gli è stata inflitta dalla Disciplinare per il coinvolgimento dello stesso Bertani nell'ambito dell'inchiesta sul calcioscommesse. Nel ricorso, già depositato, viene contestata la fondatezza "di questa pericolosa e inusitata forma di responsabilità retroattiva per fatti commessi da un giocatore prima del suo tesseramento".
"Punire un club per illeciti pregressi, commessi cioè da un calciatore mentre vestiva una diversa maglia, significa pretendere l'impossibile dalle società sportive", si legge in una nota della Sampdoria. "Le società di calcio - aggiunge il club ligure - devono fare adeguata prevenzione, ed è giusto che vengano introdotti sistemi avanzati di vigilanza e controllo, ma è inverosimile che possano assumere un obbligo investigativo sul passato dei propri calciatori".
Tornando a Mauri, la Stampa non sottolinea tre passaggi importanti nell'ordinanza del Riesame. In primis, il possesso di una scheda intestata ad un'altra persona e il suo utilizzo non comporta necessariamente la partecipazione al sodalizio criminoso; in secondo luogo, il collegio precisa come per alterare il regolare svolgimento di una partita non basta coinvolgere un singolo giocatore. Infine, anche Bertani viene citato, con il solito de relato, da Gervasoni, la cui testimonianza, scrive il presidente Mocciola, ha una "valenza dal valore indiziario minimo". Queste tre riflessioni calzano a pennello su Mauri, il cui ricorso al Tribunale del Riesame di Brescia è stato ritenuto dallo stesso, così come fatto successivamente per Milanetto, "inammissibile per sopraggiunta carenza di interesse", perchè entrambi, aggiungiamo noi a sorpresa, erano stati liberati dallo stesso Gip che il 28 maggio aveva firmati i lori mandati d'arresto.
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