Dalle News: Il calcio totale di Petkovic (Corriere dello Sport)

Aperto da Lazio.net, 24 Lug 2012, 08:21

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Contano i principi tattici, non il modulo. Petkovic non l'ha ancora scelto, anche se un'idea chiara dev'essersela fatta: nelle prime tre amichevoli ha puntato sul 4-4-2, sviluppando una serie di soluzioni e di alternative sorprendenti. L'ha ritoccato e plasmato più volte, disegnandolo su misura per le caratteristiche degli interpreti. Modifiche e accorgimenti che mai hanno messo in discussione i principi: la ricerca costante del gioco, del movimento e della velocità attraverso il possesso del pallone, le diagonali a formare dei triangoli per avere più soluzioni di passaggio, il fraseggio corto e la manovra allargata all'improvviso sulle fasce, sei giocatori ad…

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porgascogne

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(mi sembra un ottimo articolo di patania: molto chiaro ed esplicativo, anche per chi no ha visto nulla della attuale Lazio)

Svennis

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Bel articolo su come Petkovic stia plasmando la sua creatura.
É impressionante, ho sempre voluto una Lazio che giocasse in quella maniera. Sembra che Vlado sia entrato nei miei pensieri e li abbia messi in pratica sul campo.
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Si attacca con cinque o sei giocatori, calcio offensivo, centrocampisti chiamati a inserirsi, a cercare il tiro. Non dovranno solo correre, ma portare gol buoni per muovere la classifica. Petkovic parte con una dote consistente. La Lazio possiede un ottimo telaio, qualità e alternative non mancano dalla linea mediana in su. Esisteva il dubbio che ci fossero troppi trequartisti. Il ritiro sta portando a conclusioni opposte. Il tecnico bosniaco-croato sta dando un'organizzazione capace di far coesistere i suoi tenori del centrocampo, i giocatori dimostrano che il processo di adattamento è meno complicato del previsto, confermando la sensazione che sia stata imboccata la strada giusta. Candreva si è preso la fascia destra e sta segnando a raffica, Lulic potrà muoversi da ala sinistra e troverà la porta più spesso della passata stagione. Uno degli interrogativi più affascinanti appartiene al ruolo di Hernanes. I progressi del Profeta sono incoraggianti, con la necessaria copertura sembra poter assolvere ai compiti di mezzala di costruzione che non gli negheranno la possibilità di cercare il gol. Mauri non è una sorpresa, l'esterno lo ha sempre fatto. Anche Ederson si è messo a disposizione. Tutti stanno trovando collocazione e soddisfazione. Questa è la strada giusta per costruire una grande Lazio.

Contano i principi tattici, non il modulo. Petkovic non l'ha ancora scelto, anche se un'idea chiara dev'essersela fatta: nelle prime tre amichevoli ha puntato sul 4-4-2, sviluppando una serie di soluzioni e di alternative sorprendenti. L'ha ritoccato e plasmato più volte, disegnandolo su misura per le caratteristiche degli interpreti. Modifiche e accorgimenti che mai hanno messo in discussione i principi: la ricerca costante del gioco, del movimento e della velocità attraverso il possesso del pallone, le diagonali a formare dei triangoli per avere più soluzioni di passaggio, il fraseggio corto e la manovra allargata all'improvviso sulle fasce, sei giocatori ad attaccare e quattro a coprire, il pressing per non esporsi al contropiede, una difesa aggressiva. Il 4-4-2 classico, con il centrocampo in linea, non s'è quasi mai visto. E diventato a volte 4-1-4-1 e in altre circostanze 4-2-4, il tecnico bosniaco-croato ha testato anche il 4-3-1-2 e il 4-2-3-1. Tutte le prove ruotavano sempre intorno al medesimo canovaccio e non tradivano i concetti di partenza. Petkovic non è un integralista. Gli piace attaccare, ma dà l'idea di essere un tecnico pragmatico. Due risultati dopo quindici giorni di lavoro sembra averli già raggiunti: i giocatori lo seguono e si applicano, credono nel progetto, garanzia necessaria di successo. E poi questa Lazio gioca a calcio, dimostra di possedere una fisionomia, un'idea chiara di come stare in campo e controllare la partita, tenendo alto il ritmo per novanta minuti anche nelle amichevoli con i dilettanti. In attesa dei test più attendibili, delle verifiche di livello con Siena e Torino, un viaggio dentro il calcio di Petkovic aiuta a capire come si articolerà il nuovo corso. In Svizzera, il suo Young Boys aveva sbalordito e segnato valanghe di gol, sfiorando lo scudetto. Con la Lazio sogna di sorprendere il campionato italiano. Non fa lo sbruffone, non si atteggia a mago. Ha studiato la zona e il calcio totale all'olandese. Senza Radu, perso Breno e prima di conoscere il centrale che gli regalerà Lotito, ha messo nel cassetto l'idea di provare la difesa a tre. Così per adesso sta attingendo alla scuola del 4-4-2, mettendoci qualcosa di suo nell'interpretazione.

Il triangolo no, non l'avevo considerato, cantava qualche anno fa Renato Zero. Il calcio dei triangoli è il credo tattico di Petkovic. Si vedono bene negli addestramenti tattici di Auronzo e anche in partita. Il 4-4-2 si può fare in tanti modi. L'ordine del tecnico di Sarajevo è quello di sfalsare le posizioni. Dei due mediani, uno deve essere più avanzato rispetto all'altro. Un incontrista e una mezzala di costruzione, questo è l'abbinamento preferito. Gli esterni si dispongono sulla diagonale rispetto all'interno più vicino. Fronte d'attacco diviso, ma le due punte non sono mai sulla stessa linea. Una agisce più dietro e sulla stessa verticale del playmaker basso, una più avanti dalla parte del centrocampista avanzato. Almeno uno dei due terzini deve salire. Questo tipo di disposizione consente alla squadra di trovare maggiore profondità e più linee di gioco per sviluppare una fitta ragnatela di passaggi. Si forma la cosiddetta piramide, è come se i giocatori (attraverso le proprie posizioni) formassero dei triangoli sul campo. L'effetto: chi porta palla, si ritrova almeno con tre soluzioni di passaggio. La squadra si trasforma in uno sciame. Tutti sono più vicini alla zona in cui gravita il pallone, così è più facile giocare, così è più semplice far scattare il pressing. La teoria dei triangoli è sempre valida, con ogni modulo. E' una filosofia di gioco e di movimento per coprire il campo. Calcio propositivo, ad alta velocità. Il concetto non cozza con la melina classica del possesso palla. Petkovic gioca in modo diverso da Luis Enrique. E importante che il giocatore si disfi subito del pallone, due o tre tocchi, non di più. Niente sbadigli. Il tecnico bosniaco-croato non ama chi si mette a correre tenendo la palla al piede: Zarate lo ha coccolato, ma gli ha subito chiesto di registrarsi su questa lunghezza d'onda. Anche il passaggio di cinque metri va bene, purché il pallone continui a girare. La Lazio di Reja era lenta, compassata, prevedibile. Scattava solo chi aveva cambio di passo (Lulic, Candreva, Mauri) e la squadra finiva per sbattere sul muro avversario, soprattutto con le piccole all'Olimpico. Il mister di Sarajevo ha chiesto movimento e di sveltire la manovra. La palla si gioca, sempre e comunque. E si corre. Ritmi alti o almeno sostenuti, non da sonno. S'è visto con il Montebelluna: la Lazio cerca il gol attraverso l'applicazione degli schemi e del calcio richiesto da Petkovic, macinava gioco come se fosse un'esercitazione. Fondamentale la condizione fisica: con la preparazione faticosa, ma anche divertente, imposta da Rongoni, molti giocatori oggi si sentono meglio e hanno riacquistato vitalità. Serve brillantezza di gambe per giocare bene a calcio.

Tagli e inserimenti, profondità e imprevedibilità della manovra. Piace attaccare a Petkovic e la sua Lazio proverà a portare nell'area avversaria anche sei giocatori. Pioveranno e arriveranno da tutte le parti i biancocelesti, sfruttando le progressioni di Lulic, gli inserimenti di Gonzalez, il tiro di Hernanes, i ricami di Candreva, l'intelligenza tattica di Klose, abilissimo a mandare in porta i suoi compagni, e forse il talento di Zarate (se verrà riabilitato totalmente). In allenamento e in partita, si sente benissimo l'ordine di Marchetti alla squadra. «Tre più uno» , è un richiamo costante. Quando la Lazio attacca, se uno dei due terzini si è sganciato per accompagnare la manovra, tre difensori più un centrocampista dovranno restare a guardia. Petkovic ritiene che quattro giocatori, se perdi palla, siano sufficienti per difendere. Difficilmente si troveranno in inferiorità numerica, poi conterà la velocità, labilità individuale, gli automatismi al momento di scalare le marcature. Ovviamente il concetto del «tre più uno» vale con la Lazio in possesso di palla. Se l'azione è finita, tutta la squadra velocemente si ridispone e si mette in fase d'attesa.

Gioco rischioso, ma affascinante. La sfida è questa nel campionato italiano. Sono costanti le esercitazioni di Petkovic. Per giocare così e non scoprire la difesa, è fondamentale mantenere a lungo il controllo del pallone oppure riconquistarlo in fretta. Così si ricorre al pressing. Il pallone bisogna riprenderlo nella stessa zona in cui è stato perso, ecco perché la squadra esprime un gioco aggressivo e dimostra una propensione offensiva. Anche i mediani sono chiamati ad andare a catturare il pallone nell'altra metà campo. Questa è la fase su cui occorrerà maggiore allenamento. Nelle prime tre amichevoli la Lazio non ha preso gol, ma in qualche circostanza non ha mantenuto le distanze giuste sul campo. Con i dilettanti è stato possibile apprezzare la fase offensiva. Domani con il Siena, giovedì con il Torino e nelle amichevoli più impegnative di agosto, sarà interessante scoprire e verificare come la squadra biancoceleste terrà il campo e se si dimostrerà equilibrata, compatta e solida anche in fase di non possesso. Una buona difesa, insegnano i maestri del pressing, inizia con il lavoro degli attaccanti. La squadra deve restare corta. Servono difensori veloci, aggressivi, attenti in marcatura. Ai palleggiatori capaci di avviare l'azione, Petkovic predilige stopper duri ed efficaci, che restino incollati in marcatura: davanti decide la qualità, dietro bisogna essere bravi a non prenderle. Segnali di pragmatismo, ottima notizia. Nessuno ha inventato il calcio, molti concetti sono comuni a tanti allenatori. Per alcune combinazioni di gioco, i movimenti offensivi possono far tornare in mente la prima Lazio di Delio Rossi, che giocava con il 4-4-2. Cross da una fascia, l'altro esterno va a chiudere l'azione sul secondo palo. Un classico. Ma Petkovic, chiedendo a uno dei due centrocampisti centrali di aggiungersi ai due attaccanti, lavora anche su una variazione del tema. Accade spesso (si è visto quando erano in campo Mauri e Candreva) che uno dei due esterni di centrocampo (a seconda della fascia in cui si sviluppa l'azione) si accentri e si avvicini invece di attaccare. Si chiamano coperture preventive in fase di possesso. Prima ancora che si concluda l'azione e nell'eventualità di perdere il pallone, c'è chi si prepara alla fase difensiva. La Lazio ha ripreso a muoversi anche senza pallone: era uno dei limiti del passato su cui lavorare.



















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Svennis

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oddio, non l'avevo visto!  :o
è che appena letto l'articolo mi sono catapultato ad aprire il topic e non ho controllato.
vabbè, se volte, accorpate pure.
è un argomento che mi interessa e vorrei leggere le vostre opinioni.

Drieu

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mah....io quando inizio a sentir parlare di calcio totale, profeti, maestri, tikitaka e roba varia, mi gratto sempre i cosiddetti.

'Sta fisssa dello stratega in panchina va sempre di moda, vedo. Per me, invece, il calcio è molto più semplice di quanto lo si voglia rappresentare e l' allenatore influisce molto fuori dal campo e molto poco sul terreno di gioco.

Ho vinto quasi tutto quello che c'era da vincere con uno che riteneva che lo schema migliore del mondo fosse un lancio che partiva dal centrale difensivo e mettesse da solo davanti al portiere l' attaccante. A distanza di anni sono d' accordo con lui e ritengo che moduli e schemi a calcio contano pochissimo, se non nulla.


Tarallo

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Spero che chi ha scritto abbia studiato da vicino gli allenamenti, perche' per me dalle amichevoli tutto st'ambarada' non s'e' visto.
Poi magari e' tutto vero, ma stavamo imballati (tranne Candreva per motivi misteriosi) e giocavamo contro impiegati del comune.

Comunque da un'analisi superficiale a me sembra un grandissimo intenditore.

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karlsarzbringer

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Citazione di: Drieu il 24 Lug 2012, 11:27
mah....io quando inizio a sentir parlare di calcio totale, profeti, maestri, tikitaka e roba varia, mi gratto sempre i cosiddetti.

'Sta fisssa dello stratega in panchina va sempre di moda, vedo. Per me, invece, il calcio è molto più semplice di quanto lo si voglia rappresentare e l' allenatore influisce molto fuori dal campo e molto poco sul terreno di gioco.

Ho vinto quasi tutto quello che c'era da vincere con uno che riteneva che lo schema migliore del mondo fosse un lancio che partiva dal centrale difensivo e mettesse da solo davanti al portiere l' attaccante. A distanza di anni sono d' accordo con lui e ritengo che moduli e schemi a calcio contano pochissimo, se non nulla.

Infatti Sacchi (per dirne uno...) era 'no scemo ve?

Vabbè...

Forza Lazio

Svennis

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Citazione di: Tarallo il 24 Lug 2012, 11:29
Spero che chi ha scritto abbia studiato da vicino gli allenamenti, perche' per me dalle amichevoli tutto st'ambarada' non s'e' visto.
Poi magari e' tutto vero, ma stavamo imballati (tranne Candreva per motivi misteriosi) e giocavamo contro impiegati del comune.

Comunque da un'analisi superficiale a me sembra un grandissimo intenditore.

io sarà che mi sono visto tutte le amichevoli dal primo all'ultimo minuto e quello che ha scritto patania corrisponde al 100%. si vedeva chiaramente il discorso dei triangoli stretti e dell'apertura veloce, il 4-4-2 atipico, quello che ho sempre sostenuto tra un nun c'ha er passo pe fa l'ala e l'altro.

la prima punta con la seconda punta che gli gira intorno, a volte quasi a tutto campo (Zarate).
l'interditore a copertura dei tre di difesa quando uno dei terzini saliva.
il fraseggio stretto a due tocchi.
la riconquista del pallone col pressing (ho visto ledesma salire fino al limite dell'area avversaria).
hernanes regista sul fronte offensivo (5 metri piú avanti rispetto all'interditore di turno).

insomma sta Lazio me piace, è vero che giocavamo contro i boscaioli ma se i principi tattici sono questi, per me, stiamo in una botte de ferro.

posto qui quello che avevo postato nell'altro topic.










Drieu

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O per carità non vuole mica essere una critica a Petkovic, che manco conosco. Mi sembra uno carismatico e questo mi fa ben sperare.
Era solo una considerazione generale sul calcio in quanto tale e sui fenomeni mediatici che vengono creati intorno alla figura dell' allenatore.


Piccolo OT
L' allenatore che alla Lazio mi ha fatto vedere il più bel calcio (sono dell '80) è senza ombra di dubbio Mancini.
Zeman manco lo considero, per me quello non è calcio, ma vabbè sò opinioni.
Mancini mi aveva quasi convinto che sì, effettivamente, il calcio fosse tutto schemi e tattiche e che lui fosse stato in grado di trasformare una squadra di mezzi brocchi (vedi fiore, cesar, corradi) in grandi giocatori.

A distanza di anni ho capito che non c' entravano nulla gli schemi ed erano ben altre le sue doti: altrimenti non si spiegherebbe il calcio orribile dell' inter di mancini o l' aver vinto uno scudetto con una squadra stellare come il City in quel modo rocambolesco e fortunoso.
Mancini per me rimane un grande allenatore, ma per il suo talento di motivatore e il suo carisma, non per le sue presunte doti da stratega tattico


Svennis

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Citazione di: Drieu il 24 Lug 2012, 11:38
altrimenti non si spiegherebbe il calcio orribile dell' inter di mancini

ammazza, per me l'inter proprio con mancini ha giocato il suo miglior calcio degli utimi anni.
se il calcio di mancini era orribile, quello di mourinho che era?

e comunque, per parlare del suo periodo alla Lazio, io non ci vedo molta diferenza tra questo centrocampo e il suo modo di giocare.

fiore    liverani     giannichedda      cesar

e questo

candreva    hernanes    ledesma    lulic


Vlado sta facendo girare la Lazio utilizzando gli stessi principi di quella Banda Mancini che c'ha fatto divertire.

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Zoppo

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Citazione di: Svennis il 24 Lug 2012, 11:22
è un argomento che mi interessa e vorrei leggere le vostre opinioni.

Sì, ok. Va bene.
Ma noi non le tue... 8)


:=)) :=))

Svennis

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Drieu

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Citazione di: karlsarzbringer il 24 Lug 2012, 11:29
Infatti Sacchi (per dirne uno...) era 'no scemo ve?

Vabbè...

Forza Lazio


Oddio chi mi hai citato, uno dei miei preferiti. Ahahah, che personaggio.
Creato ad arte dai media, inventato da Berlusconi praticamente, una delle sue tante starlette televisive.

Arrigo Sacchi, una carriera prestigiosa la sua, tanto prestigiosa, che se gli leviamo i 10 anni passati con uno dei milan più forti della storia del calcio, è nulla. Ma non dico nulla tanto per dire, dico NULLA ASSOLUTO.

E' stato capace di perdere un mondiale per aver schierato in campo un giocatore senza una gamba, oltre ad aver tenuto il capocanniere della serie A a fare il terzino.

Dio mio, Sacchi....ma come si fa???

Tarallo

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D'accordo con Drieu sul fatto che Mancini ci ha dato il miglior calcio.
Il Mancini di Inter e City ha fatto vedere cose orribili, condivido anche questo.
Ma che ci sia bisogno di una strategia di gioco mi pare certo.
Per me Mancini al City e all'Inter ha fatto una scelta. Aveva squadre nettamente piu' forti, si e' limitato a schierarle e a dire loro di fare quel che sapevano fare. E ha vinto. Il gioco rimane abbastanza orrendo, ma la scelta ha pagato. Se non loa vessi visto alla Lazio direi che e' un incompetente totale ma fortunatissimo.

Io su Petko ho ottiem sensazioni, e Sve' tutto quello che hai visto e' roba abbastanza normale contro queste squadre.

Svennis

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io so stato ad auronzo l'anno scorso e la Lazio di Reja, contro queste squadre, la vedevo giocare diversamente.
era tutto un cercare gli inserimenti dei trequartisti verticalizzando in maniera ossessiva con i lancioni lunghi.

contro queste squadre si vede chiaramente quali sono i tuoi principi proprio perchè il livello è basso e puoi fare quello che desideri. servono a questo ste partite.

petkovic ha dato alla Lazio una nuova fisionomia e a me piace.

Drieu

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Citazione di: Tarallo il 24 Lug 2012, 11:45

Ma che ci sia bisogno di una strategia di gioco mi pare certo.


Non vorrei essere stato troppo estremista (mi capita spesso, del resto).
Ovviamente ci vuole una stregia di gioco ed ovviamente ci sono allenatori più bravi di altri a mettere le squadre in campo.
Lo stesso Eriksson fu molto bravo ad intuire quale fosse il modulo migliore per la squadra, cioè il 4-5-1.
Spesso un grande allenatore è bravo a modificare ruolo o posizione tattica ad un giocatore ed anche lì può fare la differenza. Ma poi ci fermiamo lì, stop.

Il calcio non si inventa, si interpreta. E lo interpretano i calciatori

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MadBob79

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Citazione di: Drieu il 24 Lug 2012, 11:38
O per carità non vuole mica essere una critica a Petkovic, che manco conosco. Mi sembra uno carismatico e questo mi fa ben sperare.
Era solo una considerazione generale sul calcio in quanto tale e sui fenomeni mediatici che vengono creati intorno alla figura dell' allenatore.


Piccolo OT
L' allenatore che alla Lazio mi ha fatto vedere il più bel calcio (sono dell '80) è senza ombra di dubbio Mancini.
Zeman manco lo considero, per me quello non è calcio, ma vabbè sò opinioni.
Mancini mi aveva quasi convinto che sì, effettivamente, il calcio fosse tutto schemi e tattiche e che lui fosse stato in grado di trasformare una squadra di mezzi brocchi (vedi fiore, cesar, corradi) in grandi giocatori.

A distanza di anni ho capito che non c' entravano nulla gli schemi ed erano ben altre le sue doti: altrimenti non si spiegherebbe il calcio orribile dell' inter di mancini o l' aver vinto uno scudetto con una squadra stellare come il City in quel modo rocambolesco e fortunoso.
Mancini per me rimane un grande allenatore, ma per il suo talento di motivatore e il suo carisma, non per le sue presunte doti da stratega tattico

Abbastanza, ma non completamente, d'accordo con quello che hai scritto: per me, i tre giocatori citati, non erano affatto dei mezzi brocchi ma buonissimi giocatori. Soprattutto Fiore, tecnicamente era veramente forte e, se aveva delle carenze, erano sul piano della tenuta caratteriale.

Anche io penso che Mancini abbia fatto girare alla grande (meglio di Zeman, secondo me) quella Lazio per altre ragioni. Una di queste è, ad esempio, che scarsi scarsi quei giocatori non erano. L'altra, forse la più importante, è che secondo me godeva di un enorme ascendente su larga parte dello spogliatoio, che lo seguiva senza un fiato.

Su Sacchi sono abbastanza d'accordo: anche io lo ritengo un pompato che ha avuto in mano una delle squadre più spettacolari mai viste dal sottoscritto che infatti ha continuato a vincere anche con il re della minestra.

Però secondo me esistono allenatori che lasciano la loro impronta: Wenger ha stravolto e plasmato una squadra abituata da anni alla minestra e il suo tipo di calcio è molto riconoscibile. Il Zeman della Lazio faceva un calcio molto riconoscibile (più di quanto non sia riuscito a fare con le merde, sebbene la bile dello scaricato lo porti a dire altrimenti). Per arrivare ai giorni nostri e in casa nostra, il tipo di gioco di Mazzarri e Guidolin è molto ben riconoscibile.

Brujita!

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io ho visto un paio di amichevoli. Al di là dell'articolo anche io ho visto un gioco diverso. Ho visto delle verticalizzazioni pulite, nette.  e me so quasi commossa  :=)) sono ottimista

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