Citazione di: Aquila Romana il 26 Lug 2012, 00:15
Un pò di storia.
Dunque, la Giamaica fu colonia inglese dalla fine del 1600 e vi vennero trasportati migliaia di schiavi africani; le condizioni di vita degli schiavi erano durissime e molti di loro cominciavano a ribellarsi e a fuggire nella foresta (i cosiddetti "Maroons" che iniziarono a vivere in comunità mantenendo vive le loro radici culturali africane).
La ritmica africana giunta nell'isola con gli schiavi (che la tengono viva per non perdere il contatto con le radici africane) si fonde con il calypso centroamericano dando vita alla caratteristica forma musicale giamaicana del "mento" (una variante ruvida del calypso, dovuta proprio alle influenze africane)
Tanto per farsi un'idea
MENTO 1) HILL AND GULLY RIDER - 2) HOLD HIM JOE (REGGAE)
Negli anni '50 il mento subisce la forte influenza del RnB e del jazz (diffusi dalle vicine stazioni radiofoniche statunitensi di New Orleans e Miami) dando vita allo ska, un genere caratterizzato dal martellante e voloce ritmo della chitarra (dal quale si svilupperà il reggae) che si diffonde rapidamente grazie ai sound system (grandi impianti stereofonici installati su dei camion) e che accompagnerà la conquista dell'indipendenza dal colonialismo inglese (1962).

Nascono le prime leggende locali, su tutti Coxsone Dodd (futuro fondatore degli Studio One)
Si dice che Dodd passeggiasse con una borsa con su scritto TNT, questo perché fra i Sound System Operators scoppiò subito una lotta per la supremazia del mercato discografico appena generato. I proprietari del Sound System molto spesso erano accompagnati da guardie del corpo, che li proteggevano dai "Dance Hall Crashers" (pagati dal Sound System rivale) o dalle manganellate della polizia (frequenti quando il Sound System Operator non era protetto politicamente).
Nei piatti molto spesso giravano dischi senza etichetta, questo per non far leggere al Sound System rivale il nome del cantante e il titolo della canzone, ottenendo così l'esclusiva per tutta Kingston.
Ritiriamo su sto topic, va, e lo vorrei fare cercando di riassumere, approfondire e integrare, per dare un quadro piu'esaustivo sulle origini dello ska, tutti questi splendidi post di AR ( sperando che lui gradisca ovviamente ).
Gli anni 50 in Giamaica sono anni di espansione economica e di preparazione all'indipendenza dalla Gran Bretagna prima da un punto di vista sostanziale e infine formale.
In questo periodo, la musica acquista un valore fondante per i Giamaicani delle citta' e delle campagne, e diventa una sorta di ossessione nazionale, e questo per merito dei cosiddetti Sound System.
I concerti delle big band jazziste ( dove si formeranno tutti i pionieri dello ska, come gia' ampiamente documentato da AR ) si tengono perlopiu' negli hotel o ai ricevimenti di lusso, mentre le orchestrine mento e i gruppi percussivi africani suonano perlopiu' nelle campagne.
La radio e i dischi hanno un'importanza molto relativa, dal momento che il costo degli apparecchi e' proibitivo per un giamaicano medio ( cioe' povero ), e del resto l'energia elettrica arriva al 20% delle case.
Un manipolo di piccoli imprenditori trova l'idea di organizzare feste a pagamento all'aperto piazzando rudimentali impianti mono composti da un giradischi, un amplificatore e diversi altoparlanti.
E' bene chiarire una cosa: se il roots reggae dei 70' investira' nel recupero dei ritmi percussivi africani, seguendo l'idea fondante del ritorno alle radici, lo ska, che e' la madre della musica rocksteady e reggae ) deve un buon 80% della sua origine alla musica afroamericana, segnatamente il Rhytm and Blues.
Infatti i Sound System, almeno fino a meta' decennio, propongono nella stragrande maggioranza questa musica, con rare eccezioni di aromi latini e mento.
I cosiddetti "operator" sono spesso emigranti stagionali negli usa che tornando a casa portano pile di dischi appena usciti, oppure stabiliscono accordi con le navi mercantili per l'approvigionamento dei vinili.
Ai proletari giamaicani la musica R&B piace un sacco, ci si scatena nelle dancehall, si beve tanta birra, ogni tanto scoppiano risse, e sopratutto ci si schiera, come da noi nel calcio, con questa o quell'altra squadra.
Ma sopratutto il Sound System, nella sua originalita' assoluta ha questa forma di dialettica " orizzontale" tra dj e pubblico.
Se un pezzo piace tanto la folla fa un baccano infernale, esulta e costringe a rimettere dall'inizio il pezzo in questione 2,3,4,5 volte nell'entusiasmo generale.
Ma se un pezzo non piace il pubblico lo esterna molto vivacemente con fischi urla e bottiglie volanti.
Da questi primigeni sound system si comincia anche a intravedere l'enorme portata comunicativa della parola sopra la musica, che nei 70 dara' luogo al dj style, ma sopratutto informera' l'Hip-Hop americano.
Cosi come Chuck D dei Public Enemy dira' " il rap e la cnn dei neri" , cosi almeno 25 anni prima il dj nei sound system giamaicani tra un pezzo e l'altro fungeva un po da radiogiornale del ghetto.
Ma torniamo alla musica: R&B dicevamo, per buona parte dei 50'.
Poi succedono alcune cose: la seconda generazione dei sound system porta ad estreme conseguenze lo spirito di rivalita', sfociando spesso in violenza, ma al contempo inizia a trasformarsi in impresa discografica, col mutare delle condizioni economiche, sociali e culturali dell'isola.
Le ragioni sono molteplici: la nuova musica rocknroll che arriva dagli usa viene fischiata ( forse perche' troppo bianca ) ma sopratutto, con l'avvicinarsi dell'indipendenza, nasce spontanea la domanda di una espressione musicale autoctona, genuinamente locale.
A fine decennio, inoltre, i costi di fabbricazione si sono ridotti, e l'elettricita' arriva nella maggioranza delle abitazioni, di conseguenza il numero di giradischi venduti aumenta esponenzialmente, favorendo la possibilita' di guadagno di una autonoma industria discografica locale.
In questo momento i maggiori sound system sono tre: il Trojan di Duke Reid, ex poliziotto ora mezzo gangster, appassionato di R&B, il Downbeat di Clement Dodd, jazzofilo sin da adolescente, quando metteva i dischi nel negozio di liquori della madre, e il Voice of the People di Prince Buster, ex pugile ed ex-buttafuori di Dodd, dei tre il piu' vicino
a ideali di orgoglio nero e proletario.
Tutti e tre questi soggetti si pongono l'obiettivo di far incidere alla stessa banda di musicisti, che poi sono quelli gia'ampiamente celebrati da AR, ovvero i vari Ranglin, Alphonso, Drummond etc... qualcosa di NUOVO e ORIGINALE.
Tecnicamente il primo a riuscirci e'pero' un altro personaggio, ovvero Edward Seaga, un antropologo per passione e imprenditore per professione ( e in seguito leader politico ) col brano Oh Manny di Higgs e Wilson, brano R&B con leggerissimi innesti di mento, riconoscibili in un leggero accento in controtempo della chitarra.
A ruota Coxsone Dodd rinchiude tutto il nucleo degli Skatalites in studio e a parole spiega a Ranglin di aumentare l'enfasi sulla seconda battuta della chitarra, partorendo la gia' citata Easy Snappin di Theo Beckford.
Ma la mossa decisiva la compie Prince Buster, e a livello simbolico e culturale prima che musicale.
Premessa: la seconda meta' dei 50 segna l'esplosione dello sfruttamento della bauxite, dinamica che impoverisce l'occupazione ex-contadina, la quale non avendoo piu' terra da coltivare si ammassa nei ghetti di Kingston.
Parallelamente le piccole comunita' rastafariane vengono prima perseguitate e poi smantellate, causando anche qui l'emigrazione e l'urbanizzazione dei rasta.
Il momento e' propizio affinche' il principe chiami a raccolta il conte.
Citazione di: Aquila Romana il 09 Ago 2012, 18:18
Count Ossie (vero nome Oswald Williams) nasce in Giamaica nel 1926 ed è considerato tra gli artefici principali dell'unione tra musica reggae e religione Rasta; abbraccia il Rastafarianesimo sin da piccolo, in quanto cresce in una comunità Rasta, dove acquisisce la capacità di suonare i tamburi e di intonare preghiere e lodi a Jah Rastafari.
Verso la fine degli anni '50 il produttore Prince Buster è alla ricerca di suoni originali e pensa che che quel percussionista Rasta che vive sulle colline potrebbe tornargli utile, sale dunque sulle Wareika Hills e ne ridiscende con al seguito sia il giovane Count Ossie che altri suonatori di tamburo.
Da questa collaborazione nasce "Oh Carolina", un classico assoluto della musica giamaicana.
Per cercare qualcosa di veramente originalmente autoctono Prince Buster porta in sala d'incisione un musicista di fede rastafariana, in un momento in cui la cultura rasta e' fortemente ostracizzata dalle autorita', per l'alto potenziale di ribellione che essa porta con se.
E gli fa incidere delle percussioni africane in un brano di struttura R&B in levare.
In altre parole, all'interno della nuova musica si inserisce, come tratto distintivo dell'identita' culturale giamaicana il recupero delle tradizioni africane.
Praticamente cio' che non era riuscito a Marcus Garvey negli anni 30 riesce, attraverso la musica con questa canzonetta che parla d'amore, ma pone le basi per una rivoluzione musicale.
E cosi', anche se pensando ai solari e scanzonati brani ska ci vengono in mente liriche magari colorite ma disimpegnate, che parlano d'amore e di ragazze, di amici e di risse, e di fatto le liriche parlavano di questi temi per davvero, accanto a questi ultimi fiorivano titoli come Back to Africa, Addis Ababa, Carry go bring come, 6 and 7 books of moses.
Insomma il botto che fece Oh Carolina dei Folkes Brothers si misura sopratutto in termini di influenza culturale.
E come abbiamo visto la musica in Jamaica era la cultura piu' diffusa in assoluto, e lo sarebbe stata sempre piu'.
Lo Ska e' nato ufficialmente, e i sound system non ne vogliono piu'sapere dei brani americani: la gente vuole musica locale, e un piccolo esercito di cantanti ( e in seguito musicisti ) si propongono come future star.
Gli anni 60 vedranno il sorgere delle etichette discografiche locali, Incentrate spesso sul proprio studio di incisione, come nel caso della Downbeat e lomStudio One , e l'affermarsi, tra sperimentazioni e prese di coscienza, dello ska come musica popolare nazionale.
I tre dei sound system saranno molto attivi e prolifici, ma altri piu'scaltri imprenditori afferreranno il toro per le corna: il cinese Leslie Kong, stimolato dal ragazzino prodigio Jimmy Cliff, ma sopratutto il bianco senza scrupoli Chris Blackwell ( o whiteworst, come lo chiamava Peter Tosh ), ma questa e' un'altra storia...