Sono diventato benignamente fatalista dal giorno in cui mauri fu scarcerato, 24 ore prima che lo facesse il Tribunale del Riesame. Valutai quella mossa da parte dei Pm come un'ammissione di colpa. Forse quel castello di indizi, la pressione mediatica, la mancanza di calcio giocato furono una montagna che partorì il topolino.
Sento oggi di questa cosa di Bellavista pronto a fare i nomi, ma mi pare che noi da Bari avessimo sempre poco da preoccuparci.
so anche dell'imminente arrivo di uno degli slavi, mi apre Gegic, pronto a vuotare il sacco.
Credo però che bisogna guardare altrove e cioè all'inceppamento evidente del sistema della giustizia sportiva che con il caso Conte e i vari patteggiamenti ha acceso la spia di un malfunzionamento ormai troppo evidente per essere ignorato. Palazzi ha compiuto molte mosse sbagliate, specie in fase dibattimentale (si fa per dire) quando ad alcuni avvocati sono stati concessi i famosi cinque minuti, ada altri venti, mentre per altri casi mi sembra di aver capito che non si è nemmeno presa in considerazione la memoria difensiva.
Attribuisco questo silenzio a varie cose, quindi. L'attesa per altre confessioni, l'attesa per eventuali indagini della giustizia ordinaria ancora in corso, ma soprattutto una riflessione sul modus operandi ormai superato della giustizia sportiva e una riflessione su una modifica del principio di responsabilità oggettiva che necessita di essere aggiornato ai nostri tempi.
Rimango ottimista pur aspettandomi il deferimento di Mauri ma con la convinzione che stavolta non ci saranno condanne frettolose, specie perché la giustizia sportiva ha il dovere ( e Palazzi lo ha dichiarato qualche settimana fa) di basarsi anche sui risultati della sorella maggiore cioè appunto la giustizia ordinaria.
Il crollo del castello di indizi su Stefano Mauri avrà le sue ripercussioni, per noi positive, anche sulla giustizia sportiva.