Petko sta dando alla Lazio una idea di gioco fatta per una squadra che punta a vincere.
Sicuramente prendendosi qualche rischio in più. Ma è una squadra che osa, anche con un po' di spregiudicatezza.
I meccanismi di gioco e gli schemi, partita dopo partita, vanno sempre più in automatico. Già da un paio di partite certi movimenti sul campo sono più facilmente riconoscibili.
La sconfitta col Genoa è stato un peccato di presunzione perchè sul campo la partita aveva detto vittoria. Se fossimo riusciti a centrarla avremmo fatto un inizio di stagione pressochè perfetto, anche perchè perdere a Napoli ci può pure stare.
Diciamo che la toppa di Napoli invece è stato un peccato di gioventù.
Ma entrambi le sconfitte sono state digerite in scioltezza, la squadra è riuscita a guardare avanti con fiducia.
Bisogna solo capire se è dovuto al fatto che siamo già a palla e quindi nel tempo ci sarà un fisiologico calo o se, al contrario, ci stiamo sempre più avvicinando alla quadratura del cerchio.
La scioltezza con cui i giocatori interpretano lo spartito è il segnale che si sentono sicuri e convinti.
Per questo tutti, in questo momento, stanno tirando fuori il meglio di se. Da Marchetti a Biava, da Ledesma a Gonzalez, da Hernanes a Candreva, fino al sorprendente Cavanda che, zitto zitto, ha scavalcato nelle gerarchie di Petko sia Scaloni che Zauri cosa sulla quale, all'inizio del campionato, nessuno avrebbe mai scommesso (tranne Mauri ovviamente

).
I ragazzi stanno tutti rendendo al massimo delle loro potenzialità perchè in questo momento si stanno divertendo e percepiscono che la strada è quella giusta.
Non serve a niente cercare di sminuire Reja rispetto a Petko.
Reja aveva una missione e l'ha svolta nel migliore dei modi, partiva dalla necessità di far uscire la Lazio dal pantano della lotta per non retrocedere, per traghettarla verso un rilancio nel calcio che conta. Doveva ricostruire e ricompattare un gruppo che si stava lacerando. Per certi versi ha anche ridimensionato l'esubernza Lotitiana. Compessivamente un buon lavoro senza se e senza ma.
Petko di missione ne ha un'altra, l'evoluzione successiva. Partendo da dove lascia Reja, deve tentare di portare alla definitiva consacrazione una squadra che, a piccoli passi, viene costruita per tornare a vincere.
Se sarà l'uomo giusto lo vedremo. Le premesse sembrano buone. Se ci arriveremo, vorrà dire che la Società si pone degli obbiettivi, li programma nel tempo e sa come raggiungerli.
E che Tare c'ha due palle così.
In questo momento vedo orde di Laziali giulivi, giocatori che ci regalano partite di zucchero, una diffusa tendenza all'omossessualità verso tale "Petko ottolingue" e il livello dell'immancabile tritamento di cogli.oni ridotto ai minimi storici.
Direi che basta ed avanza.