Citazione di: fish_mark il 25 Nov 2010, 12:15
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Uno stadio normalizzato non è proprio il massimo.
Che tornino pure: che ritrovino pure lo spazio le varie culture che animano la umma biancoceleste.
No al pensiero unico, no alla autocrazia!
Sarebbe bello se fosse vero. Varie culture, rispetto reciproco, contestazione civile, allegria, voglia di tifare...
Ma non è vero.
Prima che qualcuno dica qualcosa, ebbene sì, so bene di cosa stiamo parlando. Quarantacinque anni di stadio mi autorizzano, se non a sparare sentenze, almeno a parlare con cognizione di causa.
La curva festante, che urla ed incita la propria squadra, è un plus nello spettacolo calcistico. E' bello, addirittura emozionante, in certi momenti, perdersi nel boato, diciamo ad un gol in un derby, sapere che l'incitamento ossessivo, rimbombante, assordante, di un settore dello stadio può far superare momenti di difficoltà, può creare quel magic moment di immedesimazione tra pubblico e squadra che è in grado di far scavalcare l'ostacolo.
Sfido chiunque ad affermare che questa E' la nostra curva. Non lo è adesso, che manca di elementi catalizzatori che convoglino il tifo dell'intero stadio verso un unico obiettivo. Ma non lo era, sicuramente, prima dell'"abbandono". Diciamo che - mentre ora l'impatto della curva risulta abbastanza neutro nei confronti della squadra - prima del fatidico momento (sempre secondo me, eh?) detto impatto era assolutamente negativo.
Persi in un'autoreferenzialità francamente imbarazzante, i nostri caporioni in sedicesimo avevano perso completamente di vista le loro stesse ragioni di essere.
Ora ritornano... sono stato un pochino su altri siti, e le intenzioni sono bellicose. Leggo di chi afferma che se ne frega dei risultati (buoni), della rivista, dell'aquila... il loro obiettivo è altro. Si sono resi conto, ahiloro, che l'intero spettacolo può tranquillamente fare a meno di loro. La loro marginalità li sta facendo impazzire. La "battaglia" contro la tessera del tifoso (la quale tessera - sempre a mio parere - è un'emerita stronzata) è un falso obiettivo. E' una guerra di potere. Di territorio. Di spazi. Riprendersi la curva. Forse hanno sperato, come diceva Nanni Moretti: "mi si nota di più se non vengo?". No. Se non vengono non li si nota di più. Non li si nota più.
E allora tornano. E si faranno sentire. Felicissimo di essere smentito, ma non torneranno per essere il dodicesimo in campo. Lo faranno per dimostrare che sono loro a decidere se esserlo oppure no, contestare questo o quel giocatore non allineato, insultare Lotito (un must) finalmente non ad intervalli, ma per tutto il tempo, magari (spero di no) qualche fischietto per l'Aquila (si sa, non è stata una loro idea, ma del Nemico).
Insomma, ritornerà il bel clima degli ultimi anni. Quello delle varie culture, del rispetto, del tifo incessante, del tutti uniti per raggiungere la vittoria... Digraziatamente interrotto l'anno dello sciopero, in cui la Lazio si permise di arrivare nei quartieri alti...
Forse non bisognerebbe parlarne troppo, data la loro marginalità nel mondo calcistico.
Ma allo stadio non sono marginali per niente, quando ci sono si sentono eccome. Alla faccia del pensiero unico. Il loro E' il pensiero unico, e lo impongono con tutti i mezzi che hanno a disposizione. Se decideranno che oggi si contesta, domani non si tifa, dopodomani si entrerà dopo dieci minuti, un tempo in silenzio, tutti in piedi, tutti a sedere o saltellando su un piede solo, non accetteranno defezioni. Se si è a portata di "mano".
No, non se n'è sentita la mancanza.
Guy