Tanto lo so che qui dentro ci girate, e lo so che lo sapete che vi abbiamo affibiato questo simpatico doppio-nomignolo.
Da quasi-trentennale EX-lettore di Repubblica (con acquisto quotidiano in edicola, fino a un paio d'anni fa... ma non so se a voi due interessi gran che), m'ero immaginato di scrivere una (ambiziosetta, lo ammetto) "lettera aperta" a Ezio Mauro. Cercando di fargli umilmente capire che FORSE i seguaci delle battaglie intellettuali, o politiche, o sociali, o culturali che un quotidiano può decidere di promuovere, altrochè, può iniziare, guidare e magari portare addirittura a buon fine (la Storia della Stampa Italiana, non le vicenducole da condominio di oggi, ricorda e tramanda decine e decine di clamorosi, esaltanti e gloriosi esempi in merito) DEBBONO necessariamente avere un fondamento comune, una base solida, condivisa, emozionante, che riesca da sola a muovere le menti e le persone.
Sia una cosa seria, in parole povere.
Voglio dire, la battaglia (meritoria) sul caso Eluana Englaro, solo per nominarne uno (ma di quelli alti) condotta da Repubblica a suo tempo, piantava le sue radici in un humus straordinario, ineguagliabile e unico, che era l'anima degli Italiani. L'anima dei lettori di Repubblica, nel caso specifico. Che il giornale col suo impegno aveva contribuito ad "educare", a fornire loro gli elementi giusti per giudicare. Per farsi un'opinione.
E così, nelle battaglie indefesse e insistite e convinte, sui processi di Berlusconi. Quante volte, quante, ho letto pezzi illuminanti, sublimi, "alati" starei per dire se non fosse aggettivo abusato, delle Grandi Penne del giornale su questo argomento. Quante volte ho letto e condiviso con convinzione che la sostanza sta nel difendersi NEL Processo e non DAL Processo.
Ne avete (mi correggo: ne hanno) fatto la propria battaglia politica, morale, etica dovrei dire.
E noi (i lettori, e parlo da ex), ne eravamo esaltati, condividevamo, ci emozionavamo perchè le battaglie politiche eccitano gli animi e emozionano. Passione la chiamano.
O forse (banalizzo), la Repubblica sapeva benissimo chi eravamo noi lettori, e allora scriveva (o faceva scrivere ai propri dipendenti) esattamente quello che noi volevamo leggere.
Sia nel caso Englaro, sia sui processi di Berlusconi.
E se questo fosse vero, forse ho fatto bene a smettere di comprarlo, e sopratutto a smettere di leggerlo.
Poi, mutatis mutandis, si arriva ai giorni d'oggi. Agli ultimi due anni abbondanti, e al Caso-Mauri (e da Englaro a Mauri, credetemi, è un bel salto mortale carpiato, roba da far impallidire Greg Louganis...). Alla vostra indefessa e convinta e pervicace battaglia per la giustizia. Anzi, chiedo scusa, per la Giustizia nel Calcio (con la lettera maiuscola).
Perchè, ammettiamolo: Mauri è davvero il Male. O per lo meno, uno che lo sbattono in carcere, dài qualche scheletruccio nell'armadio dovrà pure averlo, no? E poi un po' ambiguo lo abbiamo sempre notato anche noi... così piacione, così elegante che pare sempre giocare con le ciabattine, non suda, non mena. Ambiguo, via. Uno che... non lo so... un po' mi puzza...
No, dico davvero...
Io, ahimé, ho un'età tale che posso essere in grado di ricordarmi il capolavoro di Bellocchio (che peraltro non amo eccessivamente) "Sbatti il mostro in prima pagina". Per averlo visto "dal vero", al cinema, quando uscì nel 1972 (o 73 non ricordo). In anni in cui Ezio Mauro (come me) c'era... eeeehhh aahivoglia... e lottava-insieme-a-noi... ma voi due mi sa che se non c'eravate ancora, al massimo eravate lì a dire appena cacca-e-piscia... Immenso Gian Maria Volontè nel ruolo del giornalista di un giornale di destra titolato
ante-litteram "Il Giornale" (Montanelli fondò il suo "Il Giornale Nuovo", poi divenuto "Il Giornale" solo qualche anno dopo), che riesce a creare la campagna mediatica, coinvolgendo un giovane extra-parlamentare di sinistra in uno squallido omicidio a sfondo sessuale. Una storiaccia, via.
Ecco, certe volte mi viene da pensar male.
Perchè alla luce dei fatti, Mauri si è difeso NEL processo (OK, processo sportivo, e solo il primo grado).
Ha portato documenti, prove e testimonianze tali che le nefandezze di cui era stato accusato sono state giudicate (ripeto: al momento solo in prima istanza) inconsistenti. E gli e stat affibbiata solo una non meglio specificata omessa denuncia.
E voi, i nostri amati Bibì e Bibò, siete ripartiti com'un sol'uomo a condurre la vostra indefessa battaglia di Libertà (mi viene in mente la Santanché e la Guerra-Civile di Sandro Bondi), ricercando in archivio, rimpannucciando un paio di articoli pubblicati due (o più) anni prima, dandogli una rinfrescata di massima e via.
La battaglia continua. Vogliamo la Testa di Mauri.
Posso farvi una domanda, brutale?
Sì?
Eccola: PERCHE'?
Che cazzo vi ha fatto Mauri? Perchè non la smettete?
Ma non vi prende un senso del ridicolo?
Io ho provato a darmi qualche risposta.
Vi sta sul cazzo perchè è Laziale (si dice in giro che voi due siate della aroma, ma non è mica provato)?
Perchè è bello, ricco, magari perchè è fascista (come tutti i Laziali, del resto)?
Perchè è il tipo ideale da sbandierare, quello che non-gli-basta-mai, vizioso, e allora scommette, e non solo, "aggiusta" le partite per guadagnare di più.
Perchè siete innamorati (segretamente, e ognuno all'oscuro dei sentimenti dell'altro) di lui, e lui non vi ripaga?
Perchè qui a Lazionet vi prendono per il culo in maniera così feroce?
Perchè ve l'ha chiesto la Direzione del giornale (oddio, sarebbe grave)?
Perchè dopo Mr. B in Italia ci manca la galera per Mauri e poi siamo a posto?
Perchè aspirate al Premio Pulitzer (magnate tranquilli)?
Perchè...
non me ne vengono altre. E' tutto così meschino.
A dimenticavo: perchè ne siete certi e avete pure le prove!!!
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(scusate)
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