Citazione di: Pikkio il 21 Mag 2014, 13:09
nel rivendicare il mio sacrosanto diritto di non avere la piu' pallida idea di cosa cazzo dica, pensi o scriva giulio galasso, confermo che non c'e' niente di discutibile nel dire che la lazio sia stata lasciata sola da meta' febbraio in poi e che la lazio sia rimasta a due punti dalla qualificazione in europa league: mi sembrano dati di fatto, anzi, non e' corretto lasciare la porta aperta a dei dubbi: sono, dati di fatto.
poi, qualcuno di noi pensa che la presenza continua di uno stadio modello 12 maggio 2014 ci avrebbe dato quei due punti in piu', altri pensano che quegli stessi due punti sarebbero potuti arrivare con hernanes in maglia biancoceleste, altri ancora che quei due punti li abbiamo buttati prima di meta' febbraio. questi pero' non sono dati di fatto: queste sono opinioni. legittime, discutibili.
tutte e tre.
ripeto: tutte e tre.
c'e' un momento x che spacca in due la stagione, che si colloca tra fine gennaio e meta' febbraio, nel periodo che intercorre piu' o meno tra i due fustini kakuta-postiga al posto di dash hernanes, e catania-lazio. a quel punto [e queste sono opinioni e non dati di fatto] l'odio verso lotito e' montato a tal punto da non farci comprendere che la stagione non era persa, come piu' di qualcuno ha iniziato a pensare, e che lasciare sola la lazio [compresa la lazio 2.0, abbandonata e vilipesa sui social e sui fora] era un sacrificio ammissibile per arrivare ad avere un vantaggio che francamente, personalmente, non capisco: ma se si ritiene lotito arido e avido al punto da non avere interesse per la lazio e i suoi tifosi, come si puo' ritenere di colpire lotito dimostrando anche noi distacco per la lazio? la lazio e' un figlio che adoriamo e che abbiamo procreato insieme ad un ex partner strònzo: lasciarlo a casa da solo perche' l'altro genitore non se ne occupa mai e anche noi abbiamo diritto ad una serata di svago e' una possibilita' che io non terrei neanche in considerazione.
la mia opinione [e due] e' che si possono cambiare solo le cose che si possono cambiare. capisco che possa sembrare detta da catalano mentre guarda boskov che spiccia la casa che fu di monsieur de la palice, ma a volte e' nella semplicita' che si trovano gli spunti. se il mio capo e' uno strònzo ho due possibilita': o mi tengo il rapporto cosi' come e', o provo io a cambiare il mio modo di rapportarmi. sperare che cambi lui non e' una possibilita', e' -appunto- una speranza.
cambiare il passato fa parte delle speranze: non si puo' cambiare. posizionando questa frase a meta' febbraio: posso riprendermi hernanes? no. posso riprendere i punti persi finora? no. posso PROVARE a spingere la squadra, senza avere NESSUNA GARANZIA che la cosa abbia successo, da qui alla matematica certezza di una stagione fallita? si. oppure no. pero' almeno ho una scelta.
La diretta conseguenza di questo ragionamento, motivato con grande stile e cognizione, è una strada a senso unico: il tifoso deve tifare sempre e comunque, puntando il rettangolo verde come un cavallo della botticella guarda la strada davanti. Si tratterebbe, in questo modo, dell'unico protagonista del giocattolo-calcio a cui è interdetta una possibilità di condizionare, criticare, spostare, influenzare la gestione del suo oggetto d'amore. Un criceto che gira intorno alla squadra a prescindere da tutto. Più ultras degli ultras organizzati.
Ma questa collocazione, che sembra così di buon senso e realistica, è davvero tale?
E' vero, c'è stato un momento che ha spaccato in due la stagione, che umilia quella faticosa apertura di credito maturata trasversalmente tra i tifosi, che era riuscita a mettere all'angolo le posizioni pregiudiziali anti-Lotito, le posizioni strumentali. La depressione e la rabbia "di massa" hanno espresso la consapevolezza che quella gestione societaria (da ogni punto di vista) era diventata irriformabile, anzi viene vissuta come una provocazione aperta. E' quel preciso istante che dovremo analizzare, in cui la linearità (legittima) del pensiero di Pikkio viene messa in discussione.
Giusto o sbagliato, la gran parte del tifo biancoceleste individua nella contestazione alla presidenza l'obiettivo "strategico", al di là delle contingenze (di più, nonostante il peso delle contingenze), per sperare in un futuro diverso, sportivo-agonistico-sentimentale. Si dirà: come fa una protesta del genere a bypassare la "mission" naturale dell'essere tifoso, cioé mettere in discussione quel sostegno alla squadra che può contribuire a migliorare i risultati sportivi?
Secondo me, dovremmo disarcionare questo dilemma da una impostazione "ideologica" e guardare alla realtà delle cose per come si sviluppano, altrimenti verrebbe meno anche la necessità del confronto, anche la stessa necessità di un forum.
Alcune cose semplicemente avvengono, al di là dei nostri desideri, intendimenti, convinzioni. E dovremmo capirle innanzitutto, quando assumono dimensioni così vaste, trasversali, diffuse. A febbraio, dopo la cessione in bianco di Hernanes, l'eliminazione della coppa italia e dall'europa league (quest'ultime come nella peggiore tradizione rejana), c'è stato poco da scegliere tra un sostegno entusiastico a priori in vista di una qualificazione europea (che a parte la parentesi di Petko è stata sempre buttata al cesso) e la rabbia contro la società. Accade che priorità scontate, nei fatti, non lo siano più.
Personalmente credo che non si può abdicare a un'idea "attiva" di tifoso, che si misura non solo per la voce che canta e per la bandiera che sventola. Non si può lasciare fuori dall'ingresso una attitudine a sentirsi protagonisti di una passione, analizzando e criticando, provando a spostare equilibri, gestione, "politiche industriali", rapporti sentimentali. Anche quando troviamo davanti un Lotito. Perchè altrimenti ci rassegnamo ad essere degli ostaggi.
Il punto è capire quale tipo di azioni si mettono in campo per non uccidere il bambino mentre si combatte l'acqua sporca. Ma se si riduce tutta la questione, complicata e senza facili risposte, ad imputare ai tifosi di aver abbandonato la squadra nel momento clou, si entra in un tunnel replicabile all'infinito. A parte l'opposizione di chi ricorda il resto delle partite in cui il tifo compatto non ha impedito lo scempio in campo, potrei rovesciare il dilemma e dire: se lo scorso anno i tifosi, davanti l'ennesimo mercato senza senso, avessero messo in campo una protesta molto più radicale, incisiva e frontale, società e squadra si sarebbero date una regolata molto più precoce. Esattamente come avviene da sempre nel calcio.
Occorre uscire dalle simmetriche debolezze: abbandonare all'infinito lo stadio o sostenere autisticamente qualcosa che è ""corrotto"" dal manico. Ma occorre capire quale è l'obiettivo strategico. Di sicuro, per me, la serata del 12 maggio dimostra che nulla è perso definitivamente, che non c'è mutazione compiuta della lazialità e dei tifosi in genere (come vorrebbero i signori del neo-calcio).
Questa crisi deve diventare un'opportunità per spostare in avanti l'asticella del ruolo dei tifosi: né clienti, né estorsori, né controfigure del proscenio e degli esclusivi interessi altrui. Senza di noi la Lazio non esiste.