Claudio Lotito (Topic Ufficiale)

Aperto da BomberMax, 02 Mag 2019, 11:13

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porga

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io mi chiedo come sia possibile, nel 2019 e con trecento soluzioni comunicative disponibili, affidarsi ancora alle tavole rotonde c/o i giornali (che, peraltro, ti accolgono in una sala tappezzata di loro prime pagine nelle quali tu non esisti)

il tutto, poi, gestito/organizzato da uno che accompagnava un mignottaro buonanima per discococco e da un ex giornalista politico che scrive come scriveva edmondo de amicis

peraltro, l'oramai sgamatissimo presidente, si lascia portare - e non conDuce come crede lui, perchè la Comunicazione è ancora un mestiere e nella vita non puoi saperli fare tutti - laddove i giornaromanisti vogliono

e quindi daje de merda buttata sul ventilatore, schizzi dappertutto tranne su chi non sbaglia mai: lui


DajeLazioMia

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* 62.068
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Condivido Porga.
Confermo la prima impressione di ieri. Mi è sembrato il Lotito di Salerno che parla troppo di troppi argomenti nelle sedi non opportune.
Lotito funziona quando non parla. Non è il suo ruolo. È un suo diritto, ma non è una sua qualità. Quindi fa danni

Davy_Jones

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Citazione di: vaz il 16 Ott 2019, 08:22
fossi Inzaghi mi dimetterei

Certo la gestione del post telenovela estiva (finto con prolungamento di un anno) fa abbastanza vomitare.  Pare che la società abbia tenuto Inzaghi per mancanza di alternative...

porga

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* 1.619
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Citazione di: Davy_Jones il 16 Ott 2019, 09:53
Certo la gestione del post telenovela estiva (finto con prolungamento di un anno) fa abbastanza vomitare.  Pare che la società abbia tenuto Inzaghi per mancanza di alternative...

vale anche al contrario, direi
anche la scelta di restare pare dettata da mancanza di alternative migliori

ma, sia chiaro, rientra in una normale dialettica fra datore di lavoro e professionista ingaggiato
quello che torna meno, in tutto ciò, è che eventuali scheletrini è bene che restino negli armadi ed invece in un profluvio di ovvie banalità, si piazza la bordata che sai insomma quasi quasi viste le cazzate fatte se me ne libero ora...

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arturo

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Un bel tacer non fu mai scritto.(cit.)

Davy_Jones

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* 9.321
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Citazione di: porga il 16 Ott 2019, 10:03
vale anche al contrario, direi
anche la scelta di restare pare dettata da mancanza di alternative migliori

ma, sia chiaro, rientra in una normale dialettica fra datore di lavoro e professionista ingaggiato
quello che torna meno, in tutto ciò, è che eventuali scheletrini è bene che restino negli armadi ed invece in un profluvio di ovvie banalità, si piazza la bordata che sai insomma quasi quasi viste le cazzate fatte se me ne libero ora...

Infatti. Però l'uomo non è uno sciocco. Se adesso parla così un motivo c'è. In questi casi penso sempre il peggio.

MisterFaro

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* 18.006
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Sul Corriere dello Sport mi sembra la raccontino più correttamente.
(e certi passaggi li apprezzo addirittura  :o)



Presidente Lotito, quanto pensa di essere cambiato rispetto a 15 anni fa?
«L'esperienza fa assumere comportamenti diversi, c'è anche una ragione. Quando sono entrato c'era un sistema con reali criticità. Nel mio primo intervento in Lega c'erano 42 presidenti, era l'epoca in cui aveva mollato Galliani. Presi parola e rimasero un po' sconvolti, dissi che il problema non era chi facesse il presidente, ma che producessimo complessivamente 1 miliardo e 300 milioni di debiti. Proposi una ricetta: salary cap e defiscalizzazione. In più, per aumentare i ricavi, stadi polifunzionali e un gioco a vantaggio della Lega. Ex post, a 15 anni di distanza, i problemi sono rimasti gli stessi. Io li ho applicati e il salary cap mi ha consentito di risanare la Lazio, tecnicamente fallita. Questa si è rivelata una visione giusta per il sistema, perché il calcio al di là del risultato sportivo, che è la cosa più importante, ha due elementi fondamentali: prima di tutto si tratta di società di capitali e devono essere gestite seguendo il codice civile; e poi, sono il proprietario, ma coltivo sentimenti e passioni, coltivo il patrimonio che è di migliaia di tifosi della Lazio. Ho l'obbligo di preservarlo o tramandarlo. Il calcio deve diventare un punto di riferimento. Prima il motto era "vincere a ogni costo", non è in linea con i nostri principi. Ricordo quando Klose a Napoli disse all'arbitro di aver toccato la palla con la mano e fece annullare un gol. Non so quanti lo avrebbero fatto. La nostra è una scala di valori, al tempo delle Olimpiadi si sospendevano le guerre».

L'appunto più grosso che le viene mosso, dal punto di vista dei risultati sportivi e non della gestione, è il mancato salto di qualità. E' ottenibile con i suoi parametri?
«Io penso sia ottenibile. Dimenticate che la Lazio dopo la Juve è quella che ha vinto più di tutti. Il calcio è fatto di scudetti e di trofei. La Fiorentina non ha vinto niente e il Napoli ha vinto meno di me. Noi abbiamo un patrimonio sportivo importantissimo, nell'under 15 abbiamo 7 giocatori convocati nella nazionale di categoria. Forse la politica messa in atto da noi è giusta, quella legata alla logica dell'agricoltore. Uno semina, annaffia e poi raccoglie. Ci vuole tempo, noi non usiamo fertilizzanti o scorciatoie. Noi vogliamo vincere per merito, lo sport è basato sul merito, sullo spirito di gruppo, sull'umiltà, sulla determinazione. Sono i valori fondanti della società civile. La Lazio in tanti contesti viene additata come una società modello, perché rappresenta questo tipo di impostazione».

Perché questo inizio di campionato che sembrava della consacrazione è partito sotto tono?
«Un presidente come me cosa può fare oltre a promuovere determinate iniziative? Quelle di creare un ambiente che dovrebbe rendere orgogliosi e attaccati alla maglia? Ho fatto una serie di lavori di ristrutturazione nel centro di Formello, è diventato tra i migliori in Italia e tra i primi in Europa. Cosa devo fare più che promuovere investimenti economici e rinunciare a offerte importanti, alle quali nessuno nel mondo avrebbe detto no? Se ho ricevuto offerte da 120 milioni? Ci sono testimoni oculari che non appartengono più alla Serie A che lo possono confermare. Questo è l'elemento fattuale e materiale, poi c'è un elemento psicologico del dna. Serve sana cattiveria agonistica, mantenendo umiltà. Uno deve essere cosciente delle proprie qualità. Alla squadra manca il carattere del presidente. Ogni volta che intervengo, punto su questo. Sulla base di ciò il presidente non può mettersi tutti i giorni a sferzare, cerco di dare l'esempio. C'è gente che rinuncia a comprare un paio di scarpe ai figli pur di seguire le partite della Lazio, l'ho visto io. Certi atteggiamenti non sono rispettosi nei confronti di gente che si sacrifica. Poi le partite si vincono o si perdono, ma sono convinto che la squadra deve dare di più, perché ha le potenzialità per farlo. Se uno riceve, deve anche dare. Un dare di testa, di convincimento. Devi entrare in campo con la testa oltre che con i muscoli. Alleniamo la mente oltre al fisico».

Lei ha dato una Ferrari a Inzaghi?
«Come se chiedesse all'oste se è buono il vino. Penso che la Lazio possa competere alla pari con tutti. Il fatto stesso che abbia vinto la Supercoppa contro la Juve che aveva vinto tutto, contro l'Inter del Triplete. Se questa squadra avesse quel carattere della Lazio che batté l'Inter, vedrebbe tutti dall'alto in basso.
Si vince così. Competitività in campionato? Peruzzi, che oggi ha un ruolo importante, vinse 9 partite di seguito, contro squadre importantissime. Oggi dovete fare anche un ragionamento, se è vero che gli investimenti contano, la Lazio fattura 130 milioni, la Juve 480. La Lazio possiede un patrimonio immobiliare di 200 milioni che non so quante società abbiano, ce l'ha la Juve con lo stadio, ma senza non lo so. Poi 600 milioni di patrimonio giocatori e potenzialità di un certo tipo. Il mio lavoro l'ho fatto, sul campo non ci vado. Se ci andassi produrrei altri risultati, è un problema di dna e carattere. La vita è un set di un film, i protagonisti sono pochi. I caratteri vanno forgiati e se tu non li abitui, è normale che perdano motivazioni. Perché alcune città hanno capacità creative e fantasia? La storia le ha costretti, l'ambiente obbliga a trovare soluzioni».

Avendo diagnosticato mancanza di cattiveria, vi siete chiesti se fosse il caso di cambiare qualcosa?
«Io ho cambiato gli undici titolari, ma l'impiego non spetta a me. C'è qualche mio collega che fa la formazione, io non l'ho mai fatta. Le persone devono avere le possibilità di sviluppare le loro potenzialità, magari necessitano di un tempo di maturazione più lungo. Ecco perché ancora oggi ho accettato un'impostazione di un certo tipo, anche se ho fatto delle correzioni su segnalazione del ds, ho preso altri giocatori e sono convinto possano fare bene. Quando è arrivato Correa io lo credevo un grande giocatore, per alcuni invece no. Poi alla lunga è stato messo nelle condizioni di esprimersi. Se ognuno di noi avesse un po' di umiltà, probabilmente arriverebbero risultati diversi. Sono abituato a lavorare in equipe, decido solo io perché è giusto così, ma ascolto tutti. E se dicono cose giuste le faccio mie. L'interesse supremo è quello della società, di raggiungere il risultato. Quando c'è individualismo i risultati non si ottengono. Tutti devono lavorare nell'interesse del gruppo, se uno fa un errore si riverbera su tutti. Discorso che vale anche per i tifosi, se ti sostengono 365 giorni all'anno diventa uno sprone. Il problema è quando uno pensa di essere diventato un fenomeno e rischia di commettere degli errori».

Si riferisce a una persona in particolare o siamo maliziosi?
«Non siete maliziosi, ma individualisti. Il problema vero qual è? Se è un gioco di squadra, tutti devono agire nella logica del bene comune. Nella struttura devono esserci gerarchie e vanno rispettate. Dove c'è disordine vige la povertà. Quando qualcuno consente che ciò non accada, questo crea destabilizzazione. Qual era il problema? Sulla base di questa cosa dobbiamo creare le condizioni affinché ognuno sia cosciente dei propri mezzi, ma abbia l'umiltà di capire che non è indispensabile. Tutti utili, nessuno indispensabile. La squadra con Peruzzi portiere che vinse 9 partite di seguito, andò in Champions, vinse una Coppa Italia. In quel caso la determinazione ha fatto la differenza, lo spirito di gruppo, l'umiltà e vivevano in condizioni disagiate. Quando sono entrato non c'era neanche il ristorante».

La Lazio non cresce in campionato perché non tutti lavorano come collettivo?
«Allora, vi chiedo: noi abbiamo perso una Champions all'ultima giornata con l'Inter con 2 risultati utili su 3, giusto? Voi De Vrij lo avreste fatto giocare?». No. «Appunto... Uno, nella vita, deve prendere dei rischi se riguardano solo la sua persona. All'epoca mi sentii dire: "De Vrij è un grande professionista". Ricordo quella partita, nel primo tempo eravamo stati fortunati rischiando di prendere gol, ricordo un tiro sopra la traversa... Quello era stato un campanello d'allarme. Il buon senso passa attraverso l'umiltà e l'interesse collettivo. Se io prendo l'ultimo scemo, lo metto a fare un lavoro delicatissimo e poi sbaglia, il danno chi lo paga? Io in prima persona. Poi mi chiedete perché la Lazio non abbia raggiunto certi risultati e vengo definito anche "Lotito", nonostante io spenda parecchio. I meriti sono di tutti, soprattutto di chi recepisce le intuizioni. A volte si possono prendere dei nomi sconosciuti, purtroppo gli allenatori di solito fanno giocare sempre i grandi nomi. Gli attributi si vedono quando non mette in campo il grande nome, perché magari in quel contesto lo sconosciuto può produrre di più. Le responsabilità sono di tutti, mi assumo le responsabilità di quel caso perché ho consentito di commettere un errore. Ho avallato la decisione, non sono intervenuto. Ora comincio ad avere maggiore saggezza ed esperienza».

Critica Inzaghi per la scelta di De Vrij?
«Uno dei motivi è stato De Vrij, abbiamo perso quella partita per lui. Parlo di fatti. Se l'allenatore l'ha fatto giocare, forse è perché qualcuno gliel'ha consentito. Quando ho posto il problema, alla risposta ricevuta da più persone (anche dal ds Tare, ndr) commentai che non ero convinto e che non l'avrei fatto giocare. E' la verità. L'esperienza, la necessità e la determinazione fanno la differenza. Io ho acquisito la mentalità della strada, che è meglio di quella del salotto. Per strada ti devi difendere, sei in grado di capire i rischi. La mia squadra non ha questa impostazione, vive bene, molto bene. La responsabilità in alcuni casi è stata mia perché ho avallato le richieste fatte. Ho seguito ciò che mi è stato detto, però sono un perfezionista, quindi ora voglio i risultati. Gli stipendi son passati da un importo a un altro maggiore, abbiamo valorizzato i calciatori dal punto di vista del mercato, quindi ora devono dare il 300% in campo».

Adesso vuole stringere e ottenere risultati?
«Nella vita ci sono dei diritti e dei doveri. Questa è la stagione dei doveri, i diritti sono finiti. Ce li ho io, agli altri spettano i doveri. E i doveri si esauriscono coi risultati, io ora voglio quelli. Chiaramente in funzione di quello che si ha. Non chiedo il triplo salto mortale, io dico "ti ho dato una Ferrari e ora voglio i risultati". Non mi riferisco all'allenatore, ma anche ai calciatori, devi valere lo stipendio che prendi. Un giocatore mi disse "presidente lei ci paga per giocare" Io dico: "No, io ti pago per vincere, sennò metto la Primavera che mi costa un miliardesimo di meno"».

[ PRIMA PARTE ]

MisterFaro

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[ SECONDA PARTE ]


Non le basta quanto ottenuto finora?
«Certo che no, quello che ho fatto io non l'ha mai fatto nessuno. Mi trovi una società che abbia fatto ciò che ho fatto io. Quindi voglio ottenere quello che ho fatto. Io opero da presidente, loro da calciatori. Poi le partite si vincono e si perdono».

La Lazio ha un po' la panchina corta?
«A destra abbiamo Marusic e Lazzari, ok? A sinistra, invece, che dite? Lulic tutta la vita? Per quel ruolo è stato comprato Jony. Poi le persone devono essere messe nelle condizioni di potersi esprimere al meglio. Se arriva da un altro Paese, gli devi dare tempo per assimilare la cultura e il nuovo calcio. Quando hai l'alternativa e non la usi mai, può capitare che ci sia un processo di appiattimento. Qualcuno può pensare di essere indispensabile. Indispensabili sono solo i presidenti, quelli non ci sono più. Trovatemeli».

I tempi di attesa contemplano rischi. Vedi Jony a San Siro.
«Dei rischi e dei tempi. Ma voi fate ragionamenti teorici e parlate di singole partite. Bisogna modellare la squadra rispetto all'avversario che si affronta. Ci sono partite in cui si potranno utilizzare delle caratteristiche, altre partite invece in cui ci si dovrà affidare ad altri giocatori. Se c'è appiattimento, uno smette di dare il massimo, questo anche nella logica della panchina. Io non mi sono mai messo di mezzo nelle scelte dell'allenatore. Questo però è un gioco di squadra, ci sono 25 giocatori, tutti sono stati presi pensando fossero utili. Allora o il ds ha comprato dei giocatori sbagliati, e non penso perché li ha presi di concerto con l'allenatore, oppure chi è stato preso non è idoneo. Parliamo di un gioco di squadra. Il presidente, essendo esterno e non venendo contaminato dal quotidiano, vede cose con obiettività. Qui non ci sono i guru del calcio, ma ho dimostrato in alcuni contesti di aver fatto scelte vincenti. Il problema è quando uno vive in solitudine e si assume paternità e responsabilità. Sempre meglio quattro cervelli che uno. Poi serve però uno che faccia la sintesi. Io ascolto, dopo dentro di me rifletto e decido. Lo stesso devono fare gli altri. Si vince tutti insieme, significa che tutti fanno parte del progetto. Se ti consideri fuori dal progetto, è chiaro che poi non darai il 100%. Lo sa chiunque abbia fatto un po' di psicologia».

Cosa le ha detto lo psicologo sulla reazione di Immobile? Andava perdonato o doveva stare fuori per non dare un segnale sbagliato?
«Io lo psicologo l'ho messo nel settore giovanile. Nella prima squadra sono io lo psicologo (ride, ndr). La storia è questa: nell'intervallo Immobile aveva accusato un malessere, così mi è stato riferito, per cui Inzaghi ha ritenuto di doverlo sostituire. La reazione di Immobile non era funzionale e consona all'evento e alla statura del giocatore, perché come dicevamo prima bisogna dare l'esempio».

Casi Icardi e Kean. Il calcio italiano lavora poco sulla formazione e quando accade il fatto adotta logiche vecchie?
«Avete ragione, ma noi lavoriamo molto sul preventivo e allora dobbiamo riaffermarlo nella sintesi. Altrimenti il preventivo non serve a niente. Quello che conta non sono solo i principi che cerchi di inculcare alla persona, al figlio o al giocatore. È l'esempio che tu dai. Un conto è dire "non devi fare quello" e poi tu genitore sei il primo che lo fa. Porto l'esempio di mio padre. Quando sbagliavo mi diceva: "Che ne diresti se facessi questo?". Io rimanevo disarmato, aveva ragione. Ecco perché è importante l'esempio. A volte bisogna soppesare l'esperienza. Meglio privarsi di una risorsa in una gara importante o dare l'esempio? Io non sono mai entrato in una sfera tecnica. Se lo rimpiango? I fatti mi inducono a seguire la situazione più da vicino, posso essere l'altro occhio utile».

L'Atalanta è arrivata davanti alla Lazio negli ultimi due campionati su tre. Ha più fame?
«L'Atalanta ha un'ottima organizzazione, ho grande stima di Percassi, c'è rapporto e identità di vedute. Una persona che sa fare calcio, sicuramente ha anche un vantaggio, che lo fa in una città meno oppressiva rispetto a Roma. La piazza più difficile in assoluto dove fare calcio è Roma. Ma i loro meriti sono sotto gli occhi di tutti. Bisogna dare a Cesare quello che è di Cesare. Hanno più fame? Sicuramente sul campo si vede. E gli stipendi, lo dite anche voi, sono inferiori a quelli della Lazio».

Questione stadio. Ha parlato con la Raggi?
«Mi sono dedicato a migliorare e abbellire la casa della Lazio, in questo caso il centro sportivo. Chiaro che ci sia necessità dello stadio. L'ho detto 15 anni fa quando nessuno parlava di stadio. Purtroppo a Roma non è facile realizzarlo, perché contrariamente a quanto accade nelle altre città, anziché incentivare, qui a Roma si tenta a scongiurarlo, si vede solo sotto l'aspetto negativo. Io fui accusato di speculazione, che poi non ho capito quale fosse la speculazione visto che era intestato alla Lazio. E nonostante ci sia una norma che prevede il bene possa non essere intestato alla società, ma con contratto di affitto. Mi adopererò per fare in modo che ciò accada. Condizioni politiche? Appena sentono il nome mio c'è il tiro a segno come nelle giostre. Bisogna far capire alla gente l'importanza di creare una struttura di questo genere, un bene sociale al di là del valore sportivo. Immaginate una casa aperta h24 come l'ho concepita io, dove le persone vivono, ma lo vedono e la rispettano come la propria casa. Nessuno a casa propria sradica i lavandini. Sarebbe utile per la legalità e il rispetto delle regole. Se questa cittadella vive h24 non è solo biglietteria, se prendo delle royalty sulla base della vita che conduce il singolo cittadino e lei ha 20-30mila persone che pagano».

Ci sono le condizioni politiche oggi?
«Io non le ho esplorate, quindi allo stato attuale non posso esprimere giudizi, anche perché stavolta non ho voluto fare l'apripista. Vediamo cosa succede con la Roma. A me piacerebbe fare uno stadio a Roma, la Lazio è la prima squadra della Capitale, la squadra che ha portato il primo pallone di calcio e farlo a Roma Nord avrebbe un significato. Il problema è che le persone si lasciano guidare sull'interesse collettivo. Il bene rimane di proprietà della Lazio, una società quotata, un azionariato flottante e parcellizzato che è interesse della collettività. Un bene che fa parte della città di Roma per come l'avevo concepito io. Uno che parte da Castel Sant'Angelo in battello, con lo svincolo autostradale dentro Roma, vicino alla stazione. Penso che ne avrebbe parlato tutto il mondo di uno stadio fatto in una certa maniera. Non si è realizzato per la miopia della politica che ha impedito ciò accadesse, ammantando un problema del vincolo di esondazione. Lo stesso problema che c'è dall'altra parte, allora come è questa storia? Il vincolo è facilmente superabile. Basti vedere Monterotondo, dove non c'erano neanche le casse di espansione, perché secondo la regola, laddove dovesse esserci una volta ogni 200 anni un'esondazione, devi avere la possibilità di far defluire. Fino ad ora nei terreni indicati da me non c'è mai stata un'esondazione. Spero si ravvedano e capiscano l'importanza del progetto della Lazio. La Lazio al contrario di altre società è anche ente morale e non penso che tanti possano vantare questa cosa».

Con la Salernitana in Serie A cosa farebbe Lotito?
«Io quest'anno, un po' come le colonne d'Ercole, ho voluto superare me stesso. Voglio provare a vincere il campionato, ho allestito una squadra competitiva e preso un allenatore che ha consentito a tante squadre di vincere la Serie B. Chiaramente se vado in Serie A, con le norme miopi, dovrei lasciare la società. Oggi la limitazione arriva sino al quarto grado, una cosa ridicola. Sono stato il primo ad avere la doppia squadra, in modo trasparente. L'ho presa in eccellenza, ripescata in Serie D e in quattro anni portata in Serie B, vincendo Supercoppa di lega di Serie C2, mai vinta prima dal club, e la Coppa Italia Serie C, idem. E poi l'ho portata in Serie B. Qualcosa ho imparato nel mondo del calcio. Adesso spingo sull'acceleratore. Ci andrà in Serie A? Non lo so, la squadra è fatta per provarci. Nel caso troveremo qualcuno che la compri e le mie qualità potrebbero portare a trovare altre soluzioni».

Il bilancio in rosso a giugno perché l'Uefa vi ha imposto di non calcolare i ricavi dell'Europa League?
«Indubbiamente noi abbiamo aumentato le spese, il monte stipendi è salito molto. Altrettanto vero che ho dovuto fare delle scelte. Non c'è stato un dispetto, ma una presa di posizione della Uefa che ha fatto una scelta. I ricavi valgono tutti come partecipazione nella stagione successiva. Per cui la Lazio si è trovata con un quota importante fuori. Significa che al 30 giugno chiudi in perdita e il 1 luglio in stra-guadagno, stra-utile. Abbiamo sicuramente delle componenti tecniche che hanno concorso alla perdita. L'Uefa, il fondo rischi, svalutazione crediti che hanno inciso nel risultato negativo, altrimenti sarebbe stato diverso».

Champions fondamentale per la crescita economica e sportiva?
«La Champions ti aiuta. Come si dice, i soldi non fanno la felicità, ma aiutano».

(hanno collaborato Marco Ercole e Carlo Roscito)

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Marxelo

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Nel corso dei primi 10 anni sono stato evidentemente contrario alla gestione Lotito.
Ho cambiato opinione perché erano sbagliati i miei presupposti, vedevo il modello di Cragnotti e in generale quel modello finanziario un punto di riferimento.
Gli anni anche le sconfitte personali adottando quel modello gestionale mi hanno riportato alla realtà' delle cose .
Lotito non era un superato che gestiva con un modello finanziario antiquato , ma un vero imprenditore, come avrei dovuto essere io e dovrebbero essere tutti.
Il suo intervento per me e' nello stile e coerenza ed e' corretto.
Mira al nocciolo del nostro problema, una squadra che si da obiettivi da sola, che inneggia al protagonismo di pochi ed esalta il valore di pochi, e spesso impedisce ad altri nei fatti Di mettersi in mostra.

Coloro i quali si sentiranno  toccati, sono Quelli che hanno la responsabilità di aver costruito una squadra, dove il mettersi in mostra vale di più dell' appartenenza, che poi sbandierano ma pronta ad essere negata non appena un big club, spesso in realtà non più big del nostro gli prospetta un offerta.

Mena Iron, mena chi perde in 6 mesi con Chievo e due volte spal non merita coccole.

bak

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Citazione di: Marxelo il 16 Ott 2019, 12:57
Coloro i quali si sentiranno  toccati, sono Quelli che hanno la responsabilità di aver costruito una squadra, dove il mettersi in mostra vale di più dell' appartenenza, che poi sbandierano ma pronta ad essere negata non appena un big club, spesso in realtà non più big del nostro gli prospetta un offerta.

Mena Iron, mena chi perde in 6 mesi con Chievo e due volte spal non merita coccole.

Parliamo sempre di gente messa li da "iron". Mi riferisco a Inzaghi e Tare, ovviamente.
Nel complesso, credo che la saggia regola di lavare i panni sporchi in casa, valga sempre.

StylishKid

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Il problema vera è la pausa delle Nazionali.

bak

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Marxelo

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Citazione di: bak il 16 Ott 2019, 13:01
Parliamo sempre di gente messa li da "iron". Mi riferisco a Inzaghi e Tare, ovviamente.
Nel complesso, credo che la saggia regola di lavare i panni sporchi in casa, valga sempre.
Certo cosa che avrà' fatto per gli ultimi 2 anni.
La presa di posizione pubblica avrà' i suoi motivi ...

bak

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* 20.168
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Potrei capirla a marzo/aprile, non a metà ottobre. Ma sicuramente Acerbi e lui sanno molte più cose che noi non sappiamo; ripeto, io certe esternazioni me le terrei chiuse nelle quattro mura dello spogliatoio.

italicbold

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Citazione di: bak il 16 Ott 2019, 13:29
Potrei capirla a marzo/aprile, non a metà ottobre.

Invece é meglio adesso che quando ormai i giochi sono fatti.

ES

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Grazie a Mister Faro per il contributo.

L'intervista completa,  che non avevo letto,  corregge alcune valutazioni.
Rimango dell'idea che in questi casi sia meglio essere un filo più diplomatici.
Ma può darsi che ci sia strategia anche là dove sembra esserci solo mantenimento della posizione.
Vedi anche dichiarazioni di Acerbi.

Appare comunque chiaro che questo mercato Lotito lo abbia subito, e non imposto.
Che abbia speso più di quello che avrebbe voluto.
Che ritiene Tare e Inzaghi responsabili in tutto delle vicende tecniche.
Che tra i due non avrebbe dubbi su chi gettare dalla torre.

Interessantissimo abbia ribadito circa l'intestazione dello stadio alla Lazio.
E ci passa un mondo rispetto a quello di pallotta.
Accadesse questo, verrebbero ribaltati i risultati economici delle due società a regime.
Un risultato che varrebbe 10 scudetti.

italicbold

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* 45.338
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Tra lo stadio e 10 scudetti io scelgo i 10 scudetti.
Sia detto en passant...

MisterFaro

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* 18.006
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Citazione di: italicbold il 16 Ott 2019, 14:24
Tra lo stadio e 10 scudetti io scelgo i 10 scudetti.
Sia detto en passant...

Sei strano eh  :DD :up:

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Gio

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* 10.925
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Mi pare che all'interno della Lazio ci sia un dibattito simile a quello che c'é sul forum da qualche anno. Era immaginabile ed, ora, sta diventando pubblico.
Inzaghi, mi pare, abbia il destino segnato, salvo miracoli. Io, personalmente, spero lo sia pure quello di Tare.

A Lotito vorrei dire che lui non é un tifoso qualsiasi, ma quello che ha la responsabilità di fare le cose. Ed ha anche la responsabilitá delle cose che fanno quelli che lui ha scelto. Troppo facile dare sempre la colpa agli altri. Per dire, in CL ci saremmo andati anche se lui a De Vrj gli avesse rinnovato il contratto per tempo.  O, sempre per dire, con Conte in panchina di grinta ne avremmo da vendere (ma non sarebbe un bene per lui ...).

Alla luce di quello che sta venendo fuori, poi, mi sorprendo del fatto che Inzaghi abbia deciso di restare questa estate. Se le garanzie che ha ricevuto per restare sono state quelle che, poi, si sono tradotte nel mercato di quest'anno, é matto. A me non pare credibile.

Davy_Jones

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* 9.321
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Citazione di: italicbold il 16 Ott 2019, 14:24
Tra lo stadio e 10 scudetti io scelgo i 10 scudetti.
Sia detto en passant...

ma pure 5

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