Scusate la lunga riflessione e le conseguenti divagazioni, ma cerchiamo di parlarci chiaro, anche a beneficio di chi pensa ancora che la rappresentanza locale o regionale abbia un senso in una disciplina sportiva ormai mangiata viva dai capitali: la serie B non esiste.
E' già un campionato di "seconde squadre". Invece di esistere Inter B, Milan B, Atalanta B, Sampdoria B, Sassuolo B, esiste direttamente un campionato in cui le squadre si chiamano col nome della città in cui giocano ma che non posseggono un patrimonio calcistico proprio, essendo piene di giocatori prestati dalla serie maggiore o di acquisti "plusvalenza".
Io non so perché la Lazio notoriamente non ha i giocatori in prestito che hanno le altre squadre citate o non fa le cosiddette plusvalenze, oppure forse lo so, ma non è questo il punto.
Il punto è che Lotito la squadra B se l'era comprata con Mezzaroma un paio di lustri fa.
E piano piano l'ha fatta crescere. Fino a che, complice un livello tecnico sempre più basso (le guardate ogni tanto le partite del campionato cadetto? una roba inverosimile), è cresciuta troppo e sta roba gli è scoppiata tra le mani con la promozione dello scorso anno.
Ora sarà da capire se il cambio di proprietà si configurerà come l'ennesimo colpo di genio di lotito (data la difficoltà nel mandare in prestito i giocatori, per cui adesso, come già ha fatto gli scorsi anni, potrà ricominciare a mandare gli esuberi a Salerno) o l'ennesima cazzata di presunzione. Ormai entrambe le liste sono lunghissime.
Fatto sta che la risultante della politica "industriale" del calcio italiano, dove il patrimonio tecnico non è diffuso ma concentrato nelle 10/15 squadre più o meno fisse in serie A, espressioni di realtà territoriali quasi sempre metropolitane e costruite quasi tutte su un debito sempre più crescente, non può che prevedere campionati inferiori intesi come cloaca massima di questa logica e non come serbatoio.
L'operazione Salernitana va valutata in questo contesto, calata nella filosofia del calcio italiano ormai infettata da un virus che lo ha lasciato senza fondamenta, dove non esiste più il calcio di base, accessibile, orizzontale, orientato ai principi che ritengono lo sport un diritto inalienabile dell'uomo, dove ormai le serie inferiori non hanno più nemmeno il fascino del campanile.
Poi sì, come Laziali ci può far incazzare, certo, il fatto che le risorse drenate a favore della squadra B di lotito, non abbiano prodotto vantaggi a favore della squadra A.
Ma a me da' più fastidio il constatare l'ennesimo frutto nato già marcio della storia recente del nostro calcio. Da' molto più fastidio questo straccio di vesti continuo contro un operato che da sempre sembra orientato alla scappatoia furbetta, da parte di lotito, ma che qualsiasi sia la sua natura, rientra dentro un sistema di valori ormai completamente corroso e corrotto.
Potremmo stare a discutere per ore le scelte di lotito, che invece di imbottire le squadre inferiori di scarti del settore giovanile e operazioni cosmetiche (leggi plusvalenze), come fanno tutte le altre, ha cercato di valorizzare una realtà territoriale praticamente scomparsa per riportarla, suo malgrado, in serie A.
Potremmo parlare per ore se sia più immorale avere due squadre in un contesto professionistico e fare i giochetti furbetti che abbiamo fatto nel corso di questo decennio con la Salernitana o gonfiare e sgonfiare a piacere, secondo le convenienze congiunturali, le rose delle realtà locali più piccole, decretandone a volte successi effimeri o più spesso fallimenti prolungati (guardate che cimitero di squadre con una dignitosa storia recente c'è tra serie C e CND).
Resta il fatto che io su sta roba da Laziale mi ci posso anche incazzare, ma da persona che contestualizza no. Ritengo che alla fine il contesto del calcio italiano sia ormai andato, la cornice è marcia, tanto per riprendere uno degli aforismi preferiti del nostro presidente. E che conta solo sopravvivere. Cosa che alla Lazio finora è riuscita.