Citazione di: Montreal il 12 Feb 2023, 13:33
Ricordate il mantra « quando entrerà in politica lascerà la Lazio » tutte cavolate, lo ha detto e ripetuto allo sfinimento, la Lazio passerà al figlio. Enrico, dice il padre, passa le giornate a formello, iniziamo ad abituarci all'idea, Lotito e Lazio sono il nuovo Agnelli e Juventus...con risultati diversi.
La politica è momentanea, la Lazio è il suo biglietto da visita scolpito nella pietra.
Soprattutto se riesce a tenerla dov'è, tra le prime 5-6 del campionato.
Sarà sempre il suo fiore all'occhiello che permetterà alla sua famiglia di avere una ribalta sociale e istituzionale, oltre che economica, e totalmente privata.
E credo che il vulnus sia proprio lì: i risultati sono ottimi e una nuova presidenza non è detto che riesca a mantenerli, diamo sempre per scontato che il suo successore sarà in grado di fare le cose "semplici" che pensiamo noi per migliorare la Lazio.
Però i tifosi non riescono a godersi questo status quo e, a prescindere da come la si pensi al riguardo, il mix è una guerra fratricida che fa effetto molla sulla presenze allo stadio: una cosa crea entusiasmo, poi i "soliti" risultati riportano il malumore.
Passiamo momenti difficili e una novità (giocatore, allenatore, stadio, iniziativa pro tifosi, etc.) scatena di nuovo la voglia di vedere la squadra.
Ma se tiriamo una somma, alla fine tutto è molto stabile e ridondante. Se togliamo i primi anni della reggenza Lotito, da quando siamo cresciuti nettamente rispetto al passato, sempre lì siamo rimasti, exploit più exploit meno.
E molti dicono che questo sia normale e anzi meglio di quello che accade all'80% delle squadre del campionato (non solo quello italiano).
Però questa sensazione c'è, e nel frullatore di cui parla sempre DLM per me c'è tutto l'ambiente Lazio, e non da oggi.