LOTITO: «E ADESSO FACCIO LO STADIO» (il Messaggero)
Il patron della Lazio in Campidoglio: «Lavoriamo su Flaminio e altre ipotesi». «Il nostro piano di crescita è evidente. Compriamo dalle big, non il contrario»
IL PRESIDENTE
Si è capovolto il mondo, palla al centro. La Lazio non è più un discount del Nord, anzi ora fa la spesa a Torino. A Formello sperano anche con tre punti alla cassa, il 16 settembre, alla ripresa del campionato. Intanto potere e parola all'ultimo mercato di Lotito: «Il nostro progetto di crescita sta prendendo corpo. La cosa che m'inorgoglisce è che oggi la rosa biancoceleste, rispetto a quando l'ho presa io vent'anni fa, che era una Cenerentola, un punto di partenza, oggi è un punto di arrivo. Ha credibilità a tutti i livelli, soprattutto quello internazionale dove, l'ho riscontrato nelle varie trattative, viene considerata e rispettata. Normalmente i nostri giocatori erano oggetto di attenzione e venivano acquistati da altre società. Oggi viceversa è capitato che anche la Lazio abbia potuto acquistare giocatori da grandi club, gli stessi che nella storia avevano sempre comprato i nostri. Sapete a chi miriferisco». Ovvio, il patron non ripete altro da metà agosto, da quando ha acquistato Rovella e Pellegrini dalla Juve in prestito con obbligo di riscatto a 21 milioni, pagabili (in tre esercizi) fra un biennio. Quest'estate la Vecchia Signora doveva riparare a gravi perdite di bilancio. La Lazio invece è in positivo, e non solo perché ha sventato lo scippo bianconero di Milinkovic, venduto all'Al-Hilal a luglio al prezzo fissato a gennaio, nonostante la scadenza di contratto nel 2024. Quaranta milioni che, uniti ad altre cessioni e agli introiti del secondo posto, hanno reso Lotito lo sceicco del calcio italiano: «Non penso che il denaro sia esaustivo ai fini di allestire una grande squadra. Come si dice? I soldi non sono tutto, ma aiutano a vivere meglio. Effettivamente aiutano, ma non sono determinanti. Sicuramente una grande campagna acquisti necessita di denaro per poter comprare i giocatori, ma è altrettanto vero poi che noi abbiamo saputo amministrare i rinforzi con delle scelte che, penso e mi auguro, ci possano premiare alla fine del campionato ». C'è la carica dei 101 milioni investiti per 8 colpi, ora parola al risultato di fine maggio: «Io amo dire che non vendo sogni, ma solide realtà. Io sono per la politica dei fatti e non delle parole. Sul rettangolo verde non ci vado io, ma penso di aver messo il club nella condizione di avere una squadra competitiva. Poi sul campo ci vanno i giocatori e mi auguro che possano esprimere tutto il loro potenziale per potersi confrontare alla pari con chiunque altro». Finalmente a Napoli il primo assaggio.
IL PROGETTO
L'obiettivo della Lazio è riconquistare la Champions per poter salire di livello di anno in anno e poter un giorno lottare anche per lo scudetto. I paletti della Uefa diventeranno sempre più stringenti, questo è il progetto oculato per fare il salto. Finalmente insieme all'abbattimento dei costi pari a 85 milioni con le uscite, all'utilizzo dei prestiti con obbligo di riscatto, all'inevitabile ricorso al player trading, alla incremento dei ricavi da botteghino, al principio di un'area scouting (è nata la talent room), alla valorizzazione del brand con uno sponsor in arrivo. Aspettando lo stadio: «Con Veloccia (assessore all'urbanistica, ndr) stiamo lavorando per dare alla Lazio e alla collettività uno stadio. Vedrete che poi alla fine col tempo, spero il più breve possibile, potremo in qualche maniera dare delle risposte. Dobbiamo sicuramente avere lo stadio di proprietà. Prima di quello della Roma? L'approccio è sbagliato. Qui non c'è chi gioca d'anticipo. Qui c'è il problema di risolvere questa vicenda. Noi vogliamo farlo, non stiamo facendo una gara a chi arriva prima - la chiosa a Radio Roma Sound - e a chi arriva dopo. Noi vogliamo risolvere la questione nel modo migliore per avere una struttura che sia la casa dei laziali, dove i tifosi biancocelesti siano contenti di poter andare e la rispettano perché la considerano casa propria. Flaminio? Il Flaminio è una delle ipotesi su cui stiamo lavorando». Eppure martedì in Campidoglio non c'è stato nessun nuovo contatto né con il sindaco Gualtieri né con l'assessore Onorato.
Alberto Abbate