leggo tante cose inesatte. Provo a mettere giù un pò di bullet point.
- l'investimento nel calcio è quanto di più rischioso si possa immaginare, perché le società di calcio hanno un costo del lavoro (stipendi + ammortamenti) che è sempre in larga parte fisso (la componente bonus pesa al massimo un 10% sul totale) mentre producono ricavi solo in parte a quota fissa (i diritti televisivi) mentre, per il resto, sono legati all'alea (il risultato sportivo/il player trading). La quota fissa dei ricavi raramente copre quella dei costi fissi.
- il mercato mondiale del calcio è totalmente asimmetrico; la maggior parte degli introiti televisivi è ad appannaggio dei principali campionati (Premier, Liga, Bundesliga). Di conseguenza, anche il marketing, merchandising e le altre entrate variabili sono molto maggiori in questi campionati che quindi sono spessi più attrattivi per tutti gli stakeholders (calciatori, allenatori, investitori, ecc.).
- la leva fiscale italiana è la peggiore di tutti i principali campionati.
- in Italia, la ripartizione dei diritti televisivi avviene privilegiando bacino d'utenza e risultati sportivi, con la conseguenza che tendenzialmente le maggiori risorse vanno sempre alle solite squadre aumentando, anno dopo anno, il divario tra le prime e le altre.
Diretta conseguenza di questi assunti è che in Italia non vi è nessun "investitore" disposto ad investire nel calcio 500-600M di equity. Gli unici che potrebbero forse farlo sono i fondi sovrani del middle-east che tuttavia perseguono come scopo principale quello dell'investimento con ritorno di visibilità (ESG investment) che gli viene maggiormente garantito nei maggiori campionati (Premier League) o in Piazze a maggiore visibilità (Parigi).
Gli investitori stranieri che si sono avvicinati al calcio italiano sono soggetti che, come nel caso di Inda o Merdlan, hanno "lavato" fondi di dubbia provenienza, oppure (Bologna, Florentia, Parma, Como, ecc.), che hanno acquistato piccole realtà a prezzi stracciati, investendo una piccola parte di capitale e limitandosi perlopiù a supportare le squadre con il player trading o con bridge loan. Il caso delle
mer.de è emblematico: sotto la gestione americana la società ha accumulato una montagna di debiti ed i friskies, dopo essere entrati nella speranza di fare qualche investimento immobiliare e/o di avere ritorni economici indiretti legati al brand "Roma", hanno iniziato a chiudere i rubinetti vendendo anno dopo anno i pezzi pregiati dell'argenteria e mantenendo la barra di galleggiamento grazie anche (soprattutto) a qualche occhio di favore da parte del sistema calcio italia.
In questo scenario, sperare nel fondo PIF che compra la Lazio e che poi stanzia 3-4 miliardi nei prossimi anni per portarla ai vertici del calcio mondiale equivale a sperare nella vincita al superenalotto. Non impossibile, ma estremamente difficile.
Se Lotito decidesse di mettere in vendita la società, la cosa più probabile sarebbe quella di ritrovarsi con qualche investitore "squalo" (italiano o, peggio ancora, straniero), che comprerebbe la Lazio quasi completamente a leva (ossia, a buffo), utilizzandola per qualche tornaconto speculativo -anche indiretto-, con il concreto rischio di vederlo sparire nel nulla dopo qualche anno lasciandoci le macerie.
L'alternativa forse percorribile sarebbe per me quella di aprire il capitale ad altri investitori, così come ha fatto Percassi con la Dea. Qui però entra in gioco, oltre che la volontà di Lotito di non essere più padrone assoluto in casa sua, anche il clima demmer.da creatosi in questi anni attorno alla Lazio ed a Lotito. Chi vorrebbe mettersi in società ed investire dei soldi con qualcuno che viene costantemente contestato da 20 anni ed entrare in una società che ha la nomea di una succursale nazi-fascita?
In altri termini, per me non solo non ci sono potenziali acquirenti, ma la cosa peggiore che ci potrebbe capitare è che Lotito metta in vendita forzatamente la Lazio. La contestazione a Lotito ha invece per me un unico, grande vantaggio: il presidente quando viene attaccato entra in modalità sfida e normalmente in quei frangenti riesce a fare le migliori scelte imprenditoriali che poi indirettamente si riflettono su un miglior rendimento della squadra.
Concludo dicendo che in Italia non è poi così scontato che il risultato sportivo rifletta il bacino d'utenza. Pensate ad esempio al Palermo o alla Triestina o al Bari che per bacino potenziale avrebbero numeri per una costante presenza in serie A. Peraltro, il bacino d'utenza non è una cosa immutabile nel tempo ma è strettamente connessa anche al risultato sportivo conseguito negli anni. Siamo sicuri che se non ci fosse stato Lotito per 20 anni la Lazio avrebbe lo stesso numero di tifosi che ha oggi?