a me invece hanno rotto le palle, tanto è vero che, dopo quella brutta esperienza, ho cambiato settore: io e i miei amici fischiavamo i cori fascisti e i boia chi molla, metà anni '90, regolarmente abbonato in nord dal 1975, compresi 6 anni di serie B.
durante una delle ultime partite, metà secondo tempo, arrivarono su in una 40ina a cercarci e a cacciarci via. non so come, ma riuscimmo a evitare pizze in faccia e/o cintate, forse si mise in mezzo qualcun altro spettatore lì intorno, fatto sta che alla fine bastò alzarsi e andarsene. non tornai più in curva, benché mancassero ancora un paio di partite, e l'anno dopo ho traslocato in sud.
comunque, nessuno sta dicendo che in nord ci siano soltanto persone del genere. ma dire che la curva è (o forse era, non so più come funziona adesso la cosa, senza gli Irr...) egemonizzata secondo principi non proprio democraticissimi, non è una fesseria.
in trasferta poi, è impossibile anche solo pensare di dissentire su qualche coro particolare, o atteggiamenti tipo ululati e fischi ai neri, senza rischiare di prenderti una cintata in bocca.
attenzione joker, anche io ho esperienza di cariche e di adesioni a movimenti, diciamo così, un po' caciaroni, tra gruppi, gruppetti, pantere, occupazioni varie, cortei e molto altro ancora. per questo capisco le dinamiche. anzi più che capisco sono in grado di codificarle per quello che sono, e perciò non mi stupiscono.
proprio per questo sono in grado di distinguere quali e di che natura siano i comportamenti, gli atteggiamenti e le azioni che connotano un gruppo come egemone all'interno di situazioni sociali molto frequentate.
ma secondo me lo sappiamo tutti, suvvia...
Citazione di: Kim Gordon il 02 Dic 2010, 13:14
la domanda è su come viversi gli spazi. e questa è una questione di concetto.
lo stadio, come ogni altra realtà territoriale.
il modello del centro commerciale come centro di un quartiere è un idea composta di prassi e linguaggio.
che altro non è che Ideologia.
Non è astrazione filosofica è un insieme di azioni coerenti ad una finalità.
Fidelizzare.
lo stadio come centro di un centro commerciale (in un centro commerciale) ne è la sua versione calcistica.
coerente a quella stessa Ideologia i cui Valori di riferimento NON sono la tolleranza, la solidarietà, la crescita collettiva, il vivere a proprio modo un territorio, bensì renderlo un luogo teatro di un concetto del vivere ristretto nel consumo.
per arrivare a questo stadio si necessita che tutte le forze in campo che vogliono che questo passaggio si avveri, comincino a fare la selezione all'ingresso.
selezione che non terrà conto del carattere eterogeneo di chi attraverserà quello spazio, ma lo omologherà intorno al fuoco sacro del profitto.
ebbene saperlo quando si sceglie di rimpinzare il fuoco della Guerra tra Poveri che esiste in questa discussione cedendo alla retorica del "questi sono solo dei fascisti".
certo, che lo sono (vorrebebro essere), ma il dentro e fuori oggi si gioca non più su questioni di appartenenza politica, bensì a quelli che sono le regole della società capitalista che esige si sia ben attenti a non interpretare i luoghi come propri, come espressione della propria peculiarità culturale (qualsiasi essa sia)
quindi, come scrissi inn altre occasioni, fin quando non ci saranno altre fette di società civile che si prenderà a cuore un modo per opporsi a questo indirizzo per me aberrante io non potrò che, mio malgrado, esprimere solidarietà per coloro che in un modo o nell'altro si accolleranno questa resistenza.
e non dimentichiamoci che questo Ordine non è faffatto democratico, non esprime nessuna pluralità. esprime se stessa senza alcuna mediazione possibile. si configura proprio come si configuravano una volta gli ordini imperativi. solo con una sottigliezza diversa, sublime.
secondo me c'è un errore di fondo molto grave in queste parole.
quello che vai a vedere allo stadio è solo uno spettacolo. come il cinema.
e uno stadio, così come una sala cinematografica, non è un luogo che può ospitare rivendicazioni particolari, non è ad esempio una fabbrica, una catena di montaggio, un call center, una casa occupata.
l'unico tuo diritto è assistere allo spettacolo, e farlo in condizioni che ti soddisfino. dall'altra parte non c'è molto altro, se non il fatto di non andarci, a vedere quello spettacolo.
secondo te al cinema, le vedi mai scene del tipo: protestiamo contro la filosofia capitalista del cinema, entriamo un quarto d'ora dopo l'inizio del film, facciamo i picchetti davanti le porte, oppure assistiamo di schiena alla proiezione...
perché invece accade nel calcio? perché il tifo organizzato pensa di poter incidere sull'esito dell'evento. al cinema non puoi entrare dentro lo schermo e uccidere tu il cattivo o dare una mano al buono. nel calcio, non si sa perché, il tifoso si sente protagonista, perché crede di poter cambiare l'esito di una partita, e crede di aver più potere se lo fa organizzato con altri, all'interno di un gruppo.
mi dispiace, ma le regole di fruizione di un evento classificato alla voce spettacolo non possono essere cambiate pensando e imponendo se stesso come un protagonista attivo dell'evento stesso. l'errore di fondo è questo. ed è un errore che porta all'autoreferenzialità più spiccata.
il fenomeno ultras sta perdendo la sua battaglia perché invece di starsi a scannare dentro uno stadio, tra cariche alla polizia e ai tifosi rivali, invece di esprimersi solamente in maniera violenta e conflittuale, invece di impedire la libera fruizione dell'evento alle altre persone e impedirlo a se stessi, dovrebbe smettere di guardare il proprio ombelico e cominciare a proporre una rivoluzione che sia principalmente culturale, popolare, orizzontale, che riesca a mettere in discussione i principi capitalistici di fruizione di un evento attraverso l'evidenziazione delle contraddizioni, ma senza rinunciare alla propria natura, quella di supporter disinteressato il cui unico scopo è il sostegno morale dei ragazzi che scendono in campo con la propria maglia.