Carissimo Italicbold
Dici bene che la comunicazione non é solo giornalismo, così come la comunicazione non é solo Plastino, De Angelis e compagnia cantante e hai provato a fare qualche esempio (l'Aquila, la radio e la TV) ma potremmo anche ricordare che sono arrivati soltanto recentemente, ma va bene tutto.
Hai parlato di grimaldello e hai detto un'altra cosa giusta. Infatti, la comunicazione è il grimaldello per fare tante altre cose, dal lanciare il messaggio commerciale a quello dell'appartenenza. La comunicazione è racconto, è emozione, è condivisione e lo sport si nutre anche di questo non soltanto e non semplicemente di una gara. D'altronde quando vado a vedere una partita di terza categoria vedo una partita di calcio, ma in un contesto enormemente diverso, non soltanto nei suoi attori: non ci sono colori, bandiere, telecamere, giornalisti, niente di niente. Capisco la concretezza su cui ti seguo, ma non si può ridurre tutto a questo.
Sono diventato tifoso laziale quando la Lazio vinceva il suo primo scudetto. Certo, poi mi sono innamorato dei suoi personaggi perché vedevo le interviste, compravo le figurine, leggevo i giornali: rielaboravo le emozione che provavo domenicalmente e per questo avevo bisogno di comunicazione. Non si può pretendere di vincere ogni anno per provocare il necessario imprinting nei bambini, ma una giusta comunicazione che metta davanti i giocatori ossia i protagonisti è l'elemento decisivo.
Non è una critica personale al personaggio, cosa non interessante in sé, ma un presidente di calcio è una figura di contorno, come lo è in tutti i paesi, Italia esclusa. In una intervista di qualche mese fa lo sottolineava tale Ancelotti Carlo, uno che ha qualche esperienza nel settore: notava come in Inghilterra non avesse mai visto l'intervista negli spogliatoi del presidente di turno.
Insomma, è' vero che il risultato sportivo muove lo spirito, ma per muovere le folle ci vuole anche il racconto, l'emozione, il messaggio.
Del resto, anche nell'industria non basta fare un buon prodotto ma serve anche la comunicazione che significa spot, affissioni pubblicitarie, inserzioni sui giornali e poi interviste, lanci di agenzia, ospitate in TV e tante tante chiacchiere per poi far passare un semplice messaggio: COMPRATEVI STA CAZZO DI MACCHINA.
Hai citato il volo dell'aquila, l'apertura di negozi specializzati (sull'ubicazione ci sarebbero approfondimenti da fare), la rivista ufficiale, la radio (WEB, bastava comprarsi o affittarsi quella esistente), per finire alla maglietta che risponde ai criteri "storici" più volte invocati negli anni scorsi. Tutto vero, e quindi si è lavorato su questi terreni, fra alti e bassi, in maniera positiva anche se i risultati non sono così esaltanti come si pensa basta andarsi a vedere qualche cifra di bilancio.
Quindi quando si parla di fare di più non si pretende di vincere a punteggio pieno la Champions, anche perché ho la maturità sufficiente per pensare che tutto questo non capita neanche al Barcellona: lo sport è una difficile sfida contro i migliori avversari pronti a batterti in qualsiasi momento, altro che punteggio pieno. Ci si augura che si riempiano i margini di miglioramento finora inespressi e si sta qui a discutere su questo, non a dare lezioni a nessuno, neanche al presidente della SSLazio.
D'altra parte, se tu parli di "crescita esponenziale", io preferisco parlare di "crescita a scatti" e quando parlo di "qualche straccio di risultati ottenuti di riffa o di raffa" voglio soltanto sottolineare come nel concreto, in termini di risultati, la dirigenza attuale non è da buttare via e quindi non siamo di fronte al male assoluto.
Non si tratta, quindi, né di malafede, né di stupidità, soltanto di una interpretazione diversa di uno stesso fenomeno – la conduzione societaria - che a te convince, quando non entusiasma, a me invece molto spesso lascia perplesso e in certi momenti mi delude.