Avevo promesso un intervento più approfondito sulla proposta di Ranocchio di cui ho apprezzato lo spirito e anche l'articolazione, ma di cui ho notato anche diversi limiti.
Si parte dall'esigenza di avere maggiore identità di squadra e societaria, orgoglio e senso di appartenenza e si coglie nell'attuale società una dimensione d'impresa troppo 'corta' in termini di competenze specifiche ed eventuali deleghe manageriali. Alcuni assunti della proposta mi convincono poco. Affermare che la proprietà sia di Lotito è incontestabile ma le richieste verso una rinuncia non possono essere classificate come "illegittime", semmai inefficaci e comunque al massimo possono avere un carattere politico. Si tratta di affermazione poi smentita dalla considerazione dei tifosi come comunità di interessi emotivi legittimata a fare proposte.
Gli obiettivi sono condivisibili verso una maggiore passione e maggiori risorse, ma questi non possono essere un moto d'animo o una semplice promessa ma obiettivi da perseguire con un progetto chiaro e anche risorse messe sul campo. Per questo ci vorrebbe una idea in società, di cui però si chiede una gestione "più aperta e partecipativa", cosa condivisibile, per quanto poco realizzabile. Gli obiettivi di qualificazione champions, utili anche ai fini del reperimento delle risorse, sono giusti, ma la statistica e la storia dell'ultimo decennio ci indica che non sembrano obiettivi prioritari, esigenze che sono state colte nella loro importanza in società.
Poi sulla proposta vera e propria si parla di tessera di affiliazione pluriennale (da tre, cinque anche 10 anni9. Una proposta davvero ambiziosa, specie per la realtà in cui si calerebbe. I servizi che con questo abbonamento si avrebbero sono molto interessanti, ma certo non credo possano giustificare in toto l'esborso economico che tu indichi da socio sostenitore, visto che si dovrebbe pagare qualcosa in più del normale costo dell'abbonamento, anche se rateizzabile. Molto perplesso mi lascia la sua cedibilità ma soprattutto il fatto che a fronte dei normali servizi da abbonamento questa tessera non d, mentre servirebbe alla società per avere maggiori risorse a disposizione per il rafforzamento della competitiva sportiva e della struttura manageriale.
A fronte di questo esborso tu immagini la costituzione di una Fondazione dove un tifoso potrebbe dare sue donazioni spontanee sia economiche che anche materiali, sotto forma di attività "full work". Anche qui mi sembra abbastanza poco convincente, visto che sembra di costituire una ONLUS i cui proventi le cui attività verrebbero destinate alla società sotto forma di risorse umane e finanziarie messe a sua disposizione.
I limiti di fondo di questa proposta, su cui intervenire, a mio parere, sono due:
- L'esborso maggiore di soldi per un abbonamento pluriennale non darebbe luogo a nessuna attribuzione di azioni e di partecipazione dei tifosi, oltre al riconoscimento di un'azione della Lazio a puro titolo simbolico: mi pare un po' poco; oltre ai servizi si dovrebbe dare l'idea di essere soci, di dare partecipazione e riconoscimento proprio per giustificare il maggior esborso ceh si richiederebbe ai tifosi;
- L'attivazione degli abbonamenti pluriennali richiederebbe necessariamente la disponibilità della società in via preventiva.
Questa proposta in realtà ripropone un dibattito che si è già svolto in passato in questo forum, con la discussione sulla rappresentanza dei tifosi negli organismi dirigenti e l'attivazione di abbonamenti pluriennali.
Su questo mi sembra molto pertinente partire dall'esperienza tedesca, dove non c'è soltanto il famigerato Santi Pauli da tenere in considerazione, ma la quasi totalità dei club della Bundesliga che sono di PROPRIETA' – dicasi proprietà – di associazioni dei tifosi. La finale Champions del 2013 tra Bayern e Borussia Dortmund fu la finale tra squadre di proprietà di due associazioni di tifosi.
Per questo, mi sembra pertinente riproporre la lettura di alcune esperienze tedesche
Regel 50+1. In Germania le società affiliate devono essere composte per almeno il 50%+1 del capitale da associazioni sportive e in ogni caso il 50%+1 dei diritti di voto nelle Assemblee sociali deve rimanere all'associazione sportiva di riferimento.
Unica eccezione per il Woflsburg e il Bayer Leverkusen, due club interamente di proprietà di Volkswagen e Bayer.
Sono state poi consentite a partire dal 1998 anche altre tipologie societarie: non più solo associazioni sportive pure, ma gruppi con facoltà di creare società controllare, sotto forma di srl o spa, purché sia rispettato il criterio del 50+1.
In questo contesto il potere dei tifosi non è più assoluto come prima, ma il loro ruolo resta determinante nelle decisioni strategiche e anche dove non fanno più parte dei Consigli di gestione, il loro parere è maggioritario nelle assemblee e la loro presenza determinante nei Consigli di sorveglianza.
E' possibile affermare che il modello di rappresentanza degli interessi degli appassionati porta all'applicazione di criteri di gestione che consentono il massimo equilibrio economico-finanziario pressoché sconosciuto nel resto d'Europa.
Se si pensa che questi modelli di "azionariato popolare" siano appannaggio di club di piccolo calibro, si deve sapere che anche il Bayern Monaco ha la governance basata sulla Regel 50+1, vale a dire dell'azionariato popolare, visto che il capitale sociale ha la seguente composizione:
l'81,8% di proprietà dall'Associazione sportiva FC Bayern Munchen e V. (oltre 185.000 soci nel 2012),
il 9,1 dell'Adidas (che ha acquistato le sue quote nel 2012 per la modica cifra di 77 milioni di euro)
il 9,1% dell'Audi (che acquistò nel 2009 le sue quote per appena 90 milioni di euro).
Questa iniezione di capitali privati, peraltro, è stata fondamentale per il finanziamento dell'Allianz Arena, l'impianto inaugurato nel 2005 costato 340 milioni (procedura referendum popolare).
L'esperienza dell'Hamburger SV ci sono 70.000 soci che pagano una quota annua di 48 euro che gli consente di entrare nel programma di membership del club acquisendo anche tutta una serie di diritti che li rendono protagonisti assoluti, per cui non sono solo tifosi ma anche dirigenti.
Si tratta di soci dell'HSV Supporters Club, associazione dei tifosi dell'Amburgo, la squadra più antica della Bundesliga fondata nel 1887. Non si tratta di un semplice centro di coordinamento tra i vari club locali di sostenitori, ma di uno degli elementi centrali della struttura organizzativa e della governance della società.
Il Supporters club ha sede ad Amburgo ma delegati che lo rappresentano in tutte le città della Germania. In pratica è una sorta di organi del club che si incontra regolarmente con il Board of Directors dell'Hamburger SV, che fra l'altro è una polisportiva (... proprio come la SSLazio1900), per discutere di quanto accade dentro e intorno alla società.
Non solo chiacchiere futili, ma tutte le decisioni che coinvolgono direttamente i tifosi (p.e. i prezzi dei biglietti) non possono essere prese senza un consultazione ufficiale e un parere espresso dal Supporters club. Addirittura, quando alla fine degli anni novanta su proposto il progetto per il nuovo stadio, si arrivò a una sua modifica per l'insistenza dei tifosi di mantenere qualche spazio per posti in piedi, in modo da avere almeno una categoria di biglietti a bassissimo costo.
Ogni membro del Supporters club ha diritto di voto nell'assemblea generale della società (che non è né una spa, né una srl, ma una associazione) e il suo status gli consente di essere eletto o nominato nello stesso Board of directors (conisglio di gestione) e nel Supervisory board (Consiglio di sorveglianza).
Il supporters club, oltre ad avere un ruolo importante nella gestione della società svolte anche altre attività più direttamente operative. Qualche esempio.
- vende direttamente i biglietti per le partite in trasferta offrendo anche pacchetti viaggio per i tifosi
- è stato parte attiva nel progetto del museo della società
- gestisce e commercializza il proprio merchandising ufficiale
- pubblica una rivista bimestrale
- possiede una tv tematica
- intrattiene rapporti con la polizia e le istituzioni locali.
Sul tema delle azioni, peraltro, esiste già per la SSLazio un azionariato diffuso, meglio dire disperso, visto che il 33% delle azioni sul mercato sono diffuse, o meglio disperse tra decine di soci.
Tempo fa avevo pensato alla creazione della Fondazione "un'altra LAZIO è possibile" che avrebbe raccolto i soldi versati dai tifosi sulla base di una quota di unica per persona (ad es. 100 euro). I soldi sarebbero stati utilizzati interamente per l'acquisto delle azioni, dedotte le spese.
L'assemblea della Fondazione alla quale avrebbero partecipato tutti i tifosi titolari della quota con diritto di voto (in ragione di uno per un soggetto titolare della quota) avrebbe eletto all'interno del Consiglio di sorveglianza della S.S.Lazio un rappresentante, con provati e adeguati requisiti di professionalità, moralità e indipendenza; sarebbe stato possibile nominare anche soggetti esterni alla fondazione.
L'eletto avrebbe fatto parte nel consiglio di sorveglianza in rappresentanza della fondazione con un mandato di 3 anni rinnovabile una sola volta.
Un saluto a Ranocchio