Citazione di: gesulio il 11 Mar 2014, 13:36
per come stanno adesso le cose, e a maggior ragione per quello che ha scritto gregor poco fa sulla questione stadio, la contestazione non può che aver unico sbocco in una logica di testimonianza.
pentiux non solo ha ragione per quanto riguarda il discorso ideale, ma anche perché, sic stantibus rebus, alla Lazio attualmente per campare non servono gli spettatori.
lo dice il bilancio prima di tutto, la Lazio campa con i soldi della distribuzione diritti TV principalmente, la voce merchandising e matchday si è contratta come in quasi tutte le altre società italiane, se alcune squadre riescono tuttora a essere ancora competitive in Europa (e competitiva è una parola che fino a qualche anno fa voleva dire finali e coppe alzate, non speranza di arrivare ai quarti) lo si deve a quello e basta.
l'attuale regime di distribuzione diritti tv vale fino al 2015, per cui, teoricamente, la Lazio per un altro anno e mezzo sta a posto così, potrà campare teoricamente con quanto ha a livello di patrimonio tecnico, con il graduale inserimento dei vari giovani acquistati ultimamente o provenienti dal vivaio e le cessioni eccellenti alla Hernanes.
per cui e lo chiedo soprattutto a quanti pensano che sia lotito a questo punto che ha la palla in mano: cosa vi aspettate dal calciomercato 2014? e ancora: pensate davvero che dopo tutto ciò lotito si decida davvero a fare il passo indietro tanto richiesto?
la risposta è no. no e poi no. inutile farsi illusioni.
a questa contestazione io soprattutto "contesto" questo, l'incapacità di fare i conti con una realtà che al momento è data, la presunzione velleitaria che si deve fare tutto ciò per dargli una spallata e costringerlo a farsi da parte.
non succederà, mettetevelo chiaro in testa.
per cui tutti questi bei discorsi, condivisibili e ragionevolissimi, supportano intenzioni basate su piattaforme concrete come i gol di helder postiga in questa stagione, amichevoli del giovedì incluse. se non si capisce questo, se non si capisce che tutti i pompini a vicenda che ci stiamo facendo qui dentro in realtà girano a vuoto, allora non si procederà da nessuna parte, se non verso l'ulteriore perdita di dignità collettiva di un popolo che non ci sta capendo assolutamente niente di quanto accade e che finirà, in preda a una rabbia disarmante, per calpestare qualsiasi cosa.
per me , l'ho scritto altrove, è importante calibrare questa protesta verso un obiettivo che sia quello della testimonianza: lo stadio andrebbe riempito tutte le domeniche, dovrebbe schiumare Lazialità in ogni secondo, con applausi per tutti, da Candreva a Kakuta, in cui lotito manco te lo fili perché sei lì per la Lazio e non per lui.
a lotito devi sbattergli in faccia uno stadio pieno di orgoglio che gli testimoni in maniera inequivocabile chi è il vero intestatario della Lazialità.
davvero non vedo alcuna utilità nel continuare a massacrarci su cosa dovrebbe e/o non dovrebbe fare lotito in questo momento storico, o tutte queste belle analisi sui conti in tasca alla Lazio per dimostrare che con gli stessi soldi potrebbe fare meglio o cose più Laziali o cose che avvicinino più il tifoso alla Lazio. o peggio ritenere che l'unico modo per cambiare le cose è diventare un problema di ordine pubblico.
tanto non succederà niente di tutto ciò.
ma se la Lazio siamo noi, ecco dimostriamoglielo. sbattiamogli in faccia la nostra diversità, la nostra dignità che non muore di fronte a una Lazio che non ci rispecchia perché gestita in questa maniera. il discorso di Pentiux è correttissimo perché percorre l'unica strada a disposizione nostra in quanto Laziali: testimoniare la nostra immensa Lazialità.
il resto è puro velleitarismo.
Allora: da una parte c'è l'invito alla realtà (basta proteste velleitarie), dall'altra non nascondersi dietro i pretesti (visto che a Lazio-Chievo eravamo 30 mila), dall'altra ancora ad ancorarsi senza se e senza ma alla "Lazialità" e, infine, un certo livello di "fango" nello stile e nei contenuti che, sinceramente, non avevo previsto in questo topic (cioè, l'utilizzo di "certo" intellettualismo per nascondere altri fini). All'ultima questione, ovviamente, non rispondo (nella vita conta quello che si fa, ognuno fa i conti con la sua coscienza).
1) La sollecitazione (ben argomentata) al "realismo" di Gesulio (e alla fede di Pentiux) mi colpisce perché, paradossalmente, non percepisce un altro prinicipio di realtà ben più reale: tantissime persone, forse la maggioranza dei tifosi (ma non importa), si è stancata e sta segnalando questo rifiuto della gestione societaria in tantissimi modi. Ultras, tifosi della domenica, famiglie e single, fascistoni e comunardi, giornalisti-terroristi e scribacchini, giovani e vecchi, italiani e migranti, padroni e operai, etero e omo. Non accogliere questo dato di realtà, sminuirlo, restare increduli a cercare retro-motivazioni o ridurlo a un impazzimento improvviso e generalizzato, ecco tutto questo significa non partire da un dato di realtà.
Se invece, la vostra proposta di esprimere la lazialità in senso positivo e avvolgente è legata a un obiettivo "concreto", chiaro, spendibile - cioè provare a mutare in meglio la conduzione societaria, non per forza la vendita - io vi dico che
CI STO, perché stiamo esattamente discutendo di come contribuire al miglioramento della situazione. Ripeto, è con questo piglio e obiettivo che difendiamo la lazialità, che come voi mi insegnate è cosa ben diversa dall'autoesaltazione perenne immutabile autoconsolatoria "originarista" tipica delle ideologie calcistiche che ben conosciamo. Per questo, nel mio piccolo, scrivo lazialità con la "l" minuscola.
Io non voglio "testimoniare" la mia lazialità, la voglio "esprimere" ed "esercitare": non sono un pezzo di un puzzle qualunque, quando lo sono stato (per una coreografia littoria, per una pubblicità non richiesta, per un presidente incompetente e pagliaccio, per dei giocatori che si vendevano) mi sono incazzato e ribellato insieme ad altri (pochi o tanti) come ho potuto, nei modi e nelle forme migliori possibili.
Cosa che sto provando a fare anche ora, per la mia dignità di laziale e di persona senziente, che non vuole che la sua passione sia frustrata e umiliata. Lotito non ha bisogno dei tifosi? Gli bastano i diritti tv? Non ce la faremo a farlo cambiare? Non lo so, ma so che battersi con la sciarpa al collo ne vale la pena e non significa abbandonare la Lazio. Anzi. Nel frattempo noto che il presidente inizia ad abitare con una certa frequenza spazi dell'informazioni mainstream, radio e tv. Forse anche lui si sente un po' meno al sicuro nella torre d'avorio delle sue panzane a oltranza.
2) L'altra contestazione della contestazione dice, in soldoni, che a prescindere da Lotito c'è una disaffezione generale e strutturale. E si cita la solita Lazio-Chievo. Ma questo dato è da registrare e isolare o da inserire in un contesto più ampio? Lo sapete che la Juve super campione dell'universo, a volte, non riempie lo stadio? E il Napoli? E la Roma? E il Milan? Se vogliamo parlare della mutazione genetica di cui accennavo prima - il "neocalcio" in salsa italica: diritti tv + militarizzazione impianti + arretratezza servizi + scadimento tecnico delle squadre + arroccamento ideologico delle curve - parliamone quanto ci pare, ma non mischiamo le carte. Si tratta di un fenomeno complesso, radicale che ha stravolto la partecipazione tradizionale negli stadi senza aprire nessuna prospettiva inglese o tedesca, cioè quelle nate da uno scambio epocale: stadi comodi, a costi alti, supercontrollati da una parte, tutta la "feccia" e/o le contraddizioni ultras lontane due chilometri a menarsi tra di loro in modo autistico.
Se vogliamo, parliamo anche di questo.