Cerchiamo però di non fermarci a guardare il dito mentre la Luna ci sta cascando addosso.
Anche io se leggo "mai come oggi" me metto a ride visto che come molti qui dentro gli anni 80 me li so caricati tutti sul groppone senza mai avere il dubbio che tutto potesse finire se non per problemi di soldi.
Se si legge tutto il pensiero di Di Loreto si noterà come i risultati non vengono proprio menzionati.
A livello tecnico è chiaro che viviamo un momento medio alto della nostra storia, reso meno roseo dal ricordo ancora fresco dell'era cragnottiana.
La "depressione" manifestata da Di Loreto non va sottovalutata proprio perchè viene da uno che di solito non vive più la Lazialità sul campo, a Roma, cosa che dovrebbe invece fargli assaporare ogni minuto passato a diretto contatto con la Lazio.
Noi abbiamo vissuto momenti disastrosi, tragici, con il fallimento parcheggiato sotto casa senza Lodi Petrucci o invenzioni del genere.
Vita o morte, nessuna alternativa.
Eppure parlare di Lazio, vivere di Lazio ci riempiva il petto, ci liberava una scarica di adrenalina che non ti faceva pensare che la domenica andavi a giocare a Campobasso e non a San Siro.
Quando entravi allo stadio avevi le chiavi di casa perchè era casa tua, a prescindere da quello che c'era a tavola, poteva essere anche pane e cipolla ma te lo pappavi con gusto, ti ci spaccavi il fegato ma spaparanzato con i peidi sul tavolino e rutto libero.
Perchè stavi a casa tua.
Io personalmente ci andavo da solo perchè per me era come l'appuntamento con la donna che amavo.
Sticaxxi del mondo io avevo lei, magari un po' appesantita, con un po' di cellulite rispetto alle strafiche della Serie A ma era lei, era "mia".
Da un po' di tempo quando ti approcci alla Lazio hai come l'impressione di spiare la donna di qualcun'altro, che neanche ti piace ma che da lontano sembra la tua.
Non è un problema di aspetto.
Gli anni, più o meno, modificano l'aspetto delle persone ma è vero amore quando camminando per strada mano nella mano ti senti e la vedi sempre come se avessi 20 anni.
Oggi la Lazio, dati alla mano, è una strafica rispetto alla "botoletta" degli anni 80 ma spesso, quando sono con lei, io non mi vedo e non mi sento come se tutti e due avessimo ancora 20 anni.
Non mi riconosco perchè non la riconosco, e il risultato neanche lo guardo.
Oggi è diventa, fin troppo, una proprietà privata ed io non sono mai stato un guardone... forse era questo che intendeva Di Loreto e purtroppo lo sento fin troppo spesso, anche quando le cose vanno bene.