Mi dispiace per Radar che aveva dato per "scoppiata" la celebre coppia. Che invece è ancora sulla ribalta piu che mai con questo pezzo stamattina su Repubblica.
Scommesse, il caso è aperto ecco le telefonate con Mister X. Nei tabulati i contatti tra l'uomo chiave e Mauri
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI
ROMA
— Stefano Mauri era in contatto diretto con Mister X, il grande puparo delle scommesse nel calcio italiano. Lo testimoniano i tabulati telefonici che la procura di Cremona ha da qualche mese sul tavolo, insieme con altri elementi, frutto di una lunga indagine dei poliziotti del Servizio centrale operativo che da due anni lavorano all'indagine sul calcioscommesse. Sono gli stessi poliziotti che hanno arrestato Provenzano, gli stessi che conducono le inchieste più delicate sulla criminalità organizzata italiana: referenze che non sono bastate ai giudici della Federcalcio, che hanno ritenuto il loro lavoro su Lazio-Genoa e Lecce-Lazio (accolto invece dal procuratore Di Martino e dal gip Salvini) insufficiente, praticamente carta straccia, tanto da assolvere tutti gli imputati.
La nuova tranche dell'indagine documenta le relazioni di Mister X - un personaggio che nulla ha a che fare con il mondo del calcio, almeno sulla carta - con il gruppo dei bolognesi (gli scommettitori vicini a Beppe Signori) e con gli uomini di Singapore. E, appunto, con un gruppo di calciatori di A e di B, tra i quali c'è Stefano Mauri. Sono una trentina (tra entrata e uscita) le chiamate dirette registrate tra il telefonino di Mister X e l'utenza intestata a Samantha Romano, in uso al capitano della Lazio. Si tratta di quel numero di telefono "criptato" che il calciatore ha raccontato, convincendo i giudici sportivi, usasse soltanto «per scommettere sul tennis». Il flusso di telefonate scoperto è tra aprile e maggio del 2011, in contemporanea con le due partite (Lazio-Genoa e Lecce-Lazio) che la procura di Cremona sostiene Mauri abbia truccato. E per le quali invece la
giustizia sportiva ritiene che il capitano della Lazio non abbia responsabilità, se non quella di un'omessa denuncia.
Questo elemento fa parte, insieme a molti altri, del nuovo filone che mira a individuare i burattinai del sistema: dopo aver scoperto la mente economica dell'organizzazione (Singapore), individuato la manovalanza utilizzata per avvicinare i calciatori (gli Zingari) e trovato i giocatori corrotti, gli investigatori hanno puntato a capire chi tirasse i fili. Due le persone finite nel registro degli indagati, per ora indicati con le sigle di Mister X e Mister Y. Le indagini però sono ancora in una fase delicata e per questo il procuratore di Martino non ha trasmesso gli atti al procuratore federale Stefano Palazzi, che però aveva già in mano tutti quei documenti «granitici», come li definisce la Procura, per circoscrivere le accuse a Mauri.
Per completezza di informazione va detto che nella stessa pagina c'è anche quest'altro articolo di Matteo Pinci.
Dure reazioni all'intervista a Repubblica. Lotito: "Ci vogliono prove, non chiacchiere". "Di Martino rispetti la giustizia sportiva"
MATTEO PINCI
ROMA
— Tutti contro il pm, ma non in tribunale. Gli attacchi del pm di Cremona Roberto di Martino alla giustizia sportiva dopo le sentenze di primo grado sul calcio scommesse nei confronti di Mauri, Milanetto, Lazio, Lecce e Genoa, affidati ad un'intervista a Repubblica, accendono repliche furenti. I legali dei due imputati cardine, passati dal carcere al proscioglimento dall'accusa di illecito (per Mauri derubricato in un caso in semplice omessa denuncia), imbracciano armi verbali affilatissime. «Ritengo fuori luogo le dichiarazioni del procuratore della Repubblica di Cremona», la risposta di Mattia Grassani, difensore del Genoa. per lui, come per gli altri, le critiche del pm alla giustizia sportiva sono intollerabili: «Esiste in Italia la netta separazione fra la giurisprudenza ordinaria e quella sportiva, che hanno tempi, modalità e regole diverse. Le sue esternazioni sono inopportune: si deve rispettare l'autonomia della giustizia sportiva».
Anche per questo Gentile, che nel procedimento rappresenta la Lazio, rimanda la palla ad alla competenza della massima istituzione nel mondo del pallone: «È la Federcalcio che deve criticare le dichiarazioni di di Martino, a tutele della giustizia sportiva, e che deve rivolgere un appello a tutti a usare maggior prudenza e più stile». E proprio la stessa Figc, e il presidente Giancarlo Abete, hanno mal digerito l'insofferenza del magistrato per la sentenza che di fatto smantellava la sua inchiesta penale: «Non so se vale la pena di collaborare con la giustizia sportiva» aveva detto di Martino, segnando una distanza sempre più marcato con i vertici del calcio italiano. Una distanza in cui si inserisce anche la risposta del presidente laziale Claudio Lotito, decisamente infastidito dalla diatriba mediatica sollevata dalle parole del pm: «Ci si rende conto di ciò che dice di Martino? I processi non si fanno sul giornale, ma in tribunale. Se voi foste magistrati fareste processi sui giornali? Ci vogliono le prove, non le chiacchiere. Se aveva altre carte le poteva dare... Ma io di questi aspetti non ho mai parlato, mi attengo alle decisioni della giustizia sportiva». Da questo punto di vista la palla passa alla Corte di Giustizia Federale. E proprio a quanto potrà accadere in appello pensa il legale del club biancoceleste, Gentile: «I giudici del secondo grado non si faranno condizionare dal pm». La partita è aperta.