Il discorso è uno solo.
Quando una squadra va male, non riesce a ritrovare se stessa e si abitua, magari insconsciamente, alla sconfitta ha bisongo di una scossa per riprendersi, di testa soprattutto.
Se questa scossa non la dai, o la dai tardi, la squadra e tutto l'ambiente si appiattisce e subisce gli eventi, nella speranza che qualcuno si dimostri apertamene più scarso, altrimenti rischi pure la B.
In questi casi si dice sempre che è più facile ed immediato cambiare il manico piuttosto che mezza squadra.
Lo dimostano anche i fatti, le statistiche.
Le pericolanti che vengono rivoluzionate a gennaio lasciando la stessa guida tecnica difficilmente migliorano la propria posizione e se si salvano è perchè quancun'altro sbraga e molla la presa in anticipo.
Quando invece si cambia l'allenatore è statisticamente più frequente il cambio di rotta, non sempre, ma più spesso.
Fatta questa premessa è ormai evidente, anche fin troppo, che l'ambiente-Lazio è saturo.
Ormai siamo ad un punto di non ritorno, anche i più moderati nei giudizi e nelle critiche hanno raggiunto il punto di rottura.
Non si tratta più del malcontento per risultati inferiori alle attese.
Fatta eccezione per chi è cresciuto a pane e Cragnotti la media di risultati e piazzaenti della Lazio non era sicuramente superiore a quella attuale.
Vincere due Coppe Italia e una Supercoppa di Lega in 10 anni, condire il tutto con regolari qualificazioni in Europa, giocare una volta la Champions e lisciarla per un pelo altre due è tanta roba per chi si porta addosso ancora i segni di una pubertà a base di Serie B.
Il problema vero è che si ha sempre più la sensazione che stia venendo meno la voglia di Lazio.
Questa sensazione che oggi si fa strada in chi la Lazio la ama domani si trasformerà in appeal pari a ZERO della Lazio verso l'esterno, verso le nuove generazioni.
Quando eravamo ragazzini noi c'era da scegliere tra la grande rioma di Viola e la povera Laziotta che cercava di sopravvivere ad incombenti fallimenti.
Eppure la si sceglieva, coscientemente e con orgoglio.
Oggi quando appare in TV in Pontefice Massimo "Lotitus I" il 95% dei Laziali (quando non bestemmia) cambia canale mentre i difettosi (e tutti gli altri) alzano il volume.
Questo non è mai successo, nemmeno ai tempi di Chinaglia e Chimenti.
Al centro di tutto questo, di questa atmosfera da guerra di secessione c'è un minimo comun denominatore.
Il catalizzatore e al tempo stesso la fonte di tutta questa tensione, di tutto questo malcontento è LUI.
Allora io mi chiedo, è più logico che a farsi da parte sia uno solo oppure deve farsi da parte il 95% dei Laziali?
Il SUO disegno è quello di portarsi la Lazio a giocare nel giardino di casa?
E' sulla buona strada... ma a sto punto non era meglio una morte onorevole invece del Lodo Lotito?
(e lo dice uno che nel 2004 avrebbe chiuso col calcio in caso di Lodo Petrucci)